Terrazzo
A Bergamo, Mullican ti mette a tappeto
Il Palazzo della Ragione ospita l'esposizione That Person’s Heaven dell'artista americano. Una rappresentazione della vita quotidiana e dei pensieri che determinano l'esistenza
A sette anni dalla grande rassegna all’Hangar Bicocca curata da Roberta Tenconi, una nuova esposizione mette a disposizione del pubblico italiano il lavoro dell’artista americano Matt Mullican. La mostra That Person’s Heaven a cura di Stefano Raimondi si trova presso il Palazzo della Ragione di Bergamo. La cornice non potrebbe che essere più azzeccata, tra i quadri in mattoni rossi che compongono la splendida piazza Vecchia della Città Alta ecco che – una volta percorsa la lunga scalinata a fianco del Campanone – ci si ritrova nell’ampia sala del Palazzo della Ragione, un edificio del XII secolo che domina l’intera piazza separandola con un ampio porticato dal Duomo e dalla basilica di Santa Maria Maggiore
Il grande tappeto di Mullican che occupa quasi tutta l’area del salone sembra così offrire un campo lungo senza interruzione alcuna che attraversa la grande sala fino a raggiungere idealmente l’intera piazza. Due i momenti proposti dall’artista di Santa Monica da anni residente a Berlino (quasi la sintesi ideale di un’illuminata globalizzazione culturale e di una connessione sentimentale oggi in così grande declino): la vita quotidiana e i pensieri che determinano l’esistenza. Lo sguardo breve che vive dell’urgenza del momento, delle sue ansie e dei suoi bisogni più immediati e il tempo lungo di un pensiero profondo che affonda nelle ragioni di un bisogno più radicale che oppone all’urgenza dei giorni il ricordo e la memoria. Il senso di un’appartenenza anche generazionale che entra in relazione con un tempo altro che appartiene così sia ai posteri come agli avi.
Sì cammina così sul tappeto con esagerata accortezza, cogliendo i simboli tessuti da Mullican che piano piano si avvicendano sotto ai piedi, salvo poi accelerare e quasi spazientirsi per l’eccesso di sollecitazioni che colpiscono lo sguardo che cade prima sul pavimento e poi, mentre esplode la luce del salone, finisce sui suoi magnifici affreschi, tra cui alcuni del Bramante. Si rischia d’inciampare nel contrasto che si scatena tra le epoche che nonostante il respiro del luogo finiscono per affastellarsi una addosso all’altra fin dentro il bulbo oculare. Si scivola così dal tappeto alle pareti, da un contemporaneo che accompagna e non contrasta il classico e che anzi ne favorisce la visione anche nella forma di un calpestio che obbliga a guardare e a meditare sul tempo: quello che ci appartiene e quello che stando chiuso nel passato può essere liberato dalla consapevolezza di una presenza che ci richiama a noi stessi.
Oltre il linguaggio verbale ci ritroviamo immersi in uno stato di semi coscienza. Chi siamo? E da dove veniamo? Liberati dalla vacuità di domande enormi finiamo per invidiare i bambini che gattonano sul tappeto sapendo cogliere immediatamente la forza giocosa di un messaggio simbolico che andrebbe accolto al volto in un tempo in cui la serietà viene confusa con la noia e la follia con il potere. Fuori Bergamo offre il sole di una giornata invernale. Un inverno splendido e insieme inquietante, due parti ormai non più separabili nella nostra vita.