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Balzac e la rigenerazione

Mentre si piange Notre Dame, altri quartieri sono pronti a esser “rigenerati”, a Parigi

20 Aprile 2019 alle 06:01

Balzac e la rigenerazione

Honoré de Balzac

L’incendio di Notre Dame non ferma Parigi, e anzi tra un po’ si porrà il problema di come utilizzare tutti i fondi stanziati dai magnati del lusso e non solo (siamo oltre al miliardo, si direbbe che ne avanzeranno). Obbligatori i paragoni scomodi. Chi offrirebbe uguali somme per San Pietro? Poli del lusso non ce ne sono. Ma forse non è stata sempre così. Curiosamente Balzac scriveva che “vi sono negozianti milanesi che fanno lasciti di cinquecentomila franchi all’opera del Duomo, ma a quale borghese di Parigi verrebbe in mente di far costruire le celle campanarie che mancano alle torri di Notre Dame?”. Era La cousine Bette, trattato sulla cattiveria delle famiglie naturali e sul risparmio gestito, era il 1846, Viollet Le Duc non aveva ancora fatto i famosi restauri disneiani, e nel romanzo il narratore si lamenta molto dello stato in cui versa il centro di Parigi, pieno di abitazioni frananti e quartieri sgarrupati in cui la cugina Betta abita (per poco, poi si trasferisce in zone gentrificate).

 

Però qualcosa dev’essere cambiato nello spirito nazionale francese (oltre alla nascita, appunto, dei poli del lusso con introiti da stati sovrani). Di sicuro l’entusiasmo ricostruttivo: mentre si piange Notre Dame, altri quartieri sono pronti a esser “rigenerati”, a Parigi. Per esempio Clichy-Batignolles, enorme area urbana di 50 ettari raccolta al parco Martin Luther King lungo la peripherique che porta all’aeroporto Charles De Gaulle, nel cuore di una grande zona di alloggi a prezzo concertato. Il rinnovamento integrale di Batignolles darà posto a 6500 abitanti per 3400 abitazioni, la metà delle quali di “social housing”; qui è in costruzione un edificio progettato dallo studio italo-francese Scape di Ludovica Di Falco, in collaborazione con il duo austriaco Baumschlager&Eberle. A pianta tripartita, l’edificio di uffici si affaccia lungo una ferrovia e alle carrozze ferroviarie si ispira, anche se a quelle di primo Novecento, quando era molto utilizzato il legno. Lignea è infatti la struttura, mentre il metallo è per lo più decorativo. Un volume bilingue francese-inglese illustra l’opera, Office in Wood. Birth of a Parisian Project (Ante Prima + AAM éditions, Bruxelles). Si presume vi saranno vasti e modernissimi sistemi antincendio.

Michele Masneri

Michele Masneri è bresciano e vive prevalentemente a Roma. È editor at large di Rivista Studio, e scrive schizofrenicamente di economia, cultura e società oltre che sul Foglio, su IL del Sole-24 Ore, su Style del Corriere della Sera. Come molti italiani ha scritto un romanzo, si chiama "Addio, monti", non c'entra con l'ex premier, ed è edito da minimum fax.

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