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"Sessista" e "islamofobo", il ritorno di Larry David in tv non risparmia nessuno

Dopo anni di pausa la nuova stagione di "Curb your enthusiasm"

4 Ottobre 2017 alle 21:03

"Sessista" e "islamofobo", il ritorno di Larry David in tv non risparmia nessuno

Larry David non è mai stato giovane. È un pre-vecchio, per usare una categoria di Michele Mari. Qualsiasi articolo su di lui non può prescindere da questo e dall’idea che lo conosca una setta di affezionati, gente che ha scaricato gli episodi di “Curb your Enthusiasm” via Torrent e ne ha fatto un culto. Se non bastassero le foto a testimoniarlo (David è vecchio da almeno trent’anni, da quando era co-ideatore di “Seinfield”) atteniamoci al titolo della sua serie comica, tornata in onda su Hbo in questi giorni: che c’è di meno giovane di frenare l’entusiasmo? Per questo motivo e per altri, non fidatevi di chi vi dirà che è una serie invecchiata: non è mai stata giovane e non può diventare più vecchia, al massimo solo più simile al suo creatore.

 



 

Una serie di nicchia ma culturalmente rilevante. Quando gli si chiede perché abbia interrotto la serie sei anni fa, lui risponde “perché non mi andava”. Non ha bisogno di scuse uno come lui. Ed è il miglior servizio che possa fare per promuovere la serie, dal momento che il protagonista è letteralmente uno stronzo. Un control freak che va su tutte le furie se qualcuno non mantiene fede all’etichetta sociale condivisa (tipo ascoltare musica ad alto volume venendo meno a quella suprema forma di rispetto che è il non disturbare il prossimo), ma che per quanto si sforzi di rispettare le regole è sempre in ritardo sui tempi, sempre poco empatico, e finisce per trovarsi in una situazione sgradevole di disagio. Ma per noi esilarante e immedesimabile (dipende quanto brutte persone voi siate).

 

 

 

In una scena della nona stagione sta entrando in un palazzo, dietro di lui c’è una donna androgina, coi capelli corti e i vestiti maschili. In gergo una butch. Ne valuta l’aspetto e ne conclude sia il tipo di persona che non ama che un uomo le lasci la porta aperta (negli Stati Uniti in alcuni ambienti è quasi molestia sessuale, oppure imperdonabile maschilismo). Lei chiede spiegazioni. Lui fa la cosa più aggressiva di tutte: dice la verità. Ammette che pensava non fosse il genere di donna che potesse apprezzare il gesto. La gaffe è un incidente stradale. Cosa c’è di peggio? dirle come farà in una scena successiva, che tra lei e la futura moglie la più “sposa” è l’altra, mentre lei dovrebbe essere lo “sposo”. Il gioco è chiaro: Larry ti vede per quello che sei e non per come ti percepisci.

Al contempo Larry non è in grado di percepire se stesso come un killer delle relazioni sociali. A un amico a cui è morto un tucano invia un sms con uno smile “Mi dispiace per la tua perdita, almeno io sono vivo ;)” offendendo l’amico per mancanza di sensibilità ed empatia, cioè le doti che più gli mancano. All'ex moglie che organizza una charity contro le mutilazioni genitali fa notare che l’acronimo PAM (People Against Mutilation) non è granché. Lei precisa che il suo impegno è dovuto al fatto che poche persone si occupano di genitali femminili in quel campo, e lui scherza “più o meno la metà della popolazione lo fa”. Lei non sembra cogliere l’umorismo, e non è la sola.

 



 

All’editorialista del New York Times Matt Zoller Seitz non è piaciuto. Ha sollevato una serie di critiche e cavilli sulla prevedibilità di alcune scene. Come la fatwa. Larry scrive uno spettacolo per Brodway che si chiama “Fatwa” e prende in giro l’islam. In una scena molto “meta” lo va a promuovere da Jimmy Kimmel e lì fa il verso all’Ayatollah. Il giorno dopo l’Ayatollah s’offende e anziché twittare come faremmo noi squilibrati occidentali lancia una vera fatwa su di lui trasformandolo in una specie di Salman Rushdie della comicità. A noi è piaciuto.

 

ll presupposto è che tu spettatore sappia perfettamente che Larry sta violando l’indicibile, rappresentato oggi dalla politica identitaria, dall’inclusione islamica, dalla diversity. (E’ come quel monologo di Louis C.K. sul conflitto tra pensieri positivi e negativi nel nostro cervello, in cui c’è un “of course” e un “but maybe”, e che per quanto ci ripugna l’idea non possiamo fare a meno di dire che certo, la schiavitù è sbagliata, ma senza di essa non avremmo quelle belle piramidi…). Alcuni commenteranno che con Trump al potere ogni forma di politicamente scorretto è vana e superata. Ma sarebbe un peccato fraintendere l’arroganza con un atteggiamento linguistico e mentale libertario.

 

Non possiamo rimanere delusi da una serie il cui ideatore ci avverte di non aspettarci nulla, di riconsiderare le nostre aspettative, di frenare l’entusiasmo. Il problema principale con tutti questi revival tv non è che ci aspettiamo qualcosa di diverso da quel che ci hanno promesso, è che la sensibilità cambia e anche il modo di esplicitarla: i detrattori di ieri mica twittavano. Larry David è sempre stato sulle scatole. Solo che prima, come ha raccontato a Jimmy Kimmel, gli urlavano “bastardo d’un pelato”, e la cosa lo divertiva. Oggi gli urlano “bastardo d’un vecchio”, e la cosa lo diverte molto meno. Se solo sapessero che lo è sempre stato.

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