Altman chiede un’agenzia per il pericolo delle IA: la tattica per dissimulare

Il fondatore di OpenAI domanda a Washington di regolare il settore dell’intelligenza artificiale perché preoccupato dalle sue conseguenze: i senatori vogliono affidargli la guida della compagnia governativa. Un approccio che lascia molti dubbi
17 MAG 23
Ultimo aggiornamento: 15:19
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<span style="color: rgb(8, 8, 8); font-family: Lato, sans-serif; font-size: 14px;">Sam Altman al Senato americano (Win McNamee / Getty Images)</span>

Lo scorso marzo il Congresso statunitense ha interrogato il ceo di TikTok, Shou Zi Chew, sui suoi legami con la Cina e la sicurezza degli utenti occidentali. È un copione ormai rodatissimo: un grande nome del Big Tech vola a Washington dove viene criticato per qualche ora da repubblicani e democratici, che approfittano del momento per guadagnarsi una clip da condividere sui social per dimostrare di essere stati “duri” con i giganti tecnologici. Poco importa che le domande siano a dir poco discutibili: anni fa un senatore chiese a Mark Zuckerberg come Facebook riusciva a fare soldi, se era gratis; poche settimane fa, qualcuno ha domandato a Chew se TikTok fosse in grado di “collegarsi al Wi-Fi di casa”. Martedì scorso il teatrino si è ripetuto con protagonista Sam Altman, capo di OpenAI, la società che ha sviluppato le intelligenze artificiali generative che dominano il dibattito tecnologico e politico da mesi. Le IA sono un affare diverso dai social network: non giocano direttamente con i nostri dati e non sono (ancora) state accusate di influenzare elezioni politiche. Altman ha inoltre giocato d’anticipo una carta che nessun Zuckerberg avrebbe mai usato: “Per piacere, politici, regolate in qualche modo il mio settore”, ha sostanzialmente chiesto l’imprenditore, ammettendo le complessità e i rischi legati allo sviluppo indiscriminato di queste tecnologie. Il capovolgimento di ruoli è avvenuto anche perché Altman sembra auspicare l’intervento del governo nella gestione e regolamentazione delle IA, premiando l’idea di un’agenzia apposita in grado di dare una licenza ai sistemi di IA più potenti arrivando a “toglierla” dai soggetti che non si attengono agli standard di sicurezza.
È da mesi che il capo di OpenAI grida all’apocalisse prossima ventura, che sarebbe causata dalle intelligenze artificiali, le stesse che la sua OpenAI sta sviluppando. È un settore strano, questo: la stessa OpenAI è nata nel 2015 per volere di Altman ed Elon Musk (che nel frattempo ne è uscito) per far fronte alla minaccia percepita di IA potentissime e in grado di sfuggire al controllo umano. Uno scenario fantascientifico a cui i due sono molto affezionati ma che non li impedisce di continuare a spendere miliardi per sviluppare le stesse tecnologie che, a detta loro, potrebbero distruggere il mondo, per poi chiedere al governo di fare qualcosa, per piacere. Difficile capire quanto sincero sia Altman mentre grida al pericolo delle IA e se la sua non sia una sofisticata recita per aumentare le aspettative legate alla sua azienda o per lavarsi le mani anticipatamente in caso di incidente di percorso. Quel che è certo è che l’approccio sembra aver funzionato, tanto da spingere il senatore repubblicano John Kennedy a concludere l’incontro domandandogli di guidare l’agenzia governativa che dovrebbe legiferare sulle IA. Un altro senatore, il democratico Richard Blumenthal, noto per essere tra i più critici nei confronti della Silicon Valley, è sembrato particolarmente vicino ad Altman: “Ne ho parlato con lei privatamente, so quanto le è caro questo argomento”. Alla faccia dello scontro verbale avvenuto nel 2019 tra Zuckerberg e la deputata Alexandria Ocasio-Cortez, quando la politica attaccò il capo di Meta sui temi della privacy e dello scandalo di Cambridge Analytica.
Difficile non notare come i rischi legati alle IA su cui Altman cerca di attirare l’attenzione dei più siano i più estremi e fantascientifici, evitando di dare peso a problemi concreti e attuali, come l’utilizzo di dati personali nello sviluppo delle IA, i pregiudizi razziali e di genere di questi sistemi e la prateria sconfinata di questioni legate a fake news, diritti d’autore e furto d’identità. Forse la tattica di Altman è proprio questa: muoversi per primo parlando di un’emergenza incombente ed enorme, lontana e infondata ma in grado di preoccupare Washington, in modo da creare un’agenzia per le IA che abbia il compito di “salvare il mondo” da chissà quale trama fantascientifica. Nel frattempo, i rischi legati alle IA, molto più semplici e banali, sembrano sfuggire alle attenzioni del Congresso, attualmente troppo impegnato ad adorare Sam Altman.