Esteri
A Bratislava •
I sindaci anti nazionalisti d’America e d’Europa si uniscono in un patto
Tra i liberal sta crescendo un’alleanza per difendere la democrazia. Vari primi cittadini democratici e antitrumpiani di città americane hanno deciso di unirsi al Pact of Free Cities, il Patto delle Città Libere, un gruppo fondato nel 2019 dai sindaci di Budapest, Bratislava, Varsavia e Praga
22 MAG 26

Foto LaPresse
Negli ultimi anni i populisti hanno fatto rete. Mentre i progressisti statunitensi si concentravano sui pronomi e sulle statue di Colombo, l’ideologo dell’alt-right Steve Bannon andava in Europa a creare una fondazione, The Movement, che permettesse ai nazionalisti europei di dialogare e sostenersi a vicenda. Bannon incontrava e spingeva Matteo Salvini e Marine Le Pen e nella certosa di Trisulti, tappa del cammino di Benedetto da Norcia, creava una scuola per i leader del futuro, impegnati a difendere “i valori occidentali”. Donald Trump diventava il miglior amico del putiniano (da poco ex) primo ministro ungherese Viktor Orbán. Adesso però, forse in ritardo, anche tra i liberal sta crescendo un’alleanza per combattere gli autoritarismi e difendere la democrazia, partendo dalle città. Vari sindaci democratici e antitrumpiani di città americane hanno deciso di unirsi al Pact of Free Cities, il Patto delle Città Libere, un gruppo fondato nel 2019 dai sindaci di Budapest, Bratislava, Varsavia e Praga. Sono le capitali del gruppo Visegrád che cercano una maggiore integrazione europea e un esercito unico, anche perché geograficamente vicine alla Russia.
La scorsa settimana a Bratislava, in Slovacchia, i sindaci di Boston, Chicago, Seattle, San Antonio, Cleveland, Cincinnati e altre cittadine americane hanno partecipato all’evento annuale dell’organizzazione, incontrando diversi primi cittadini europei e affini, come Audrey Pulvar, la nuova vice sindaca di Parigi e Gergely Karácsony, sindaco di Budapest. “Mi sono unito al Patto perché le azioni dell’amministrazione Trump non solo continuano ad avere effetti negativi sulle istituzioni e sui valori democratici nel nostro paese, ma anche perché stanno distruggendo le relazioni di lunga data che abbiamo con altri paesi, in particolare con le nostre controparti europee”, ha detto il sindaco millennial di Cincinnati, Aftab Pureval, eletto l’anno scorso con i democratici col 78 per cento dei voti. I sindaci americani sono andati in gita in Europa come fosse un Erasmus per imparare, nella culla delle autocrazie, a combattere i bulli infastiditi dai processi democratici. “Le città stanno diventando uno scudo per proteggere la democrazia”, ha detto il sindaco della capitale slovacca, Matúš Vallo, eletto come indipendente con l’appoggio di liste liberal e di centrodestra.
Karácsony ha a cuore la democrazia europea, e da sindaco di centrosinistra di Budapest in questi anni ha visto quanto questa fosse a rischio. Nel suo mandato ha dedicato strade agli uiguri, e a “Hong Kong libera”, per protestare contro la crescente influenza cinese in Ungheria permessa da Orbán. E proprio a Orbán ha dedicato la conferenza all’incontro della scorsa settimana, mostrando però ottimismo su come si possano combattere, e sconfiggere, i leader con tendenze autoritarie (Orbán ha perso le elezioni ad aprile, dopo 16 anni di potere). Quando il quasi dittatore ha provato a eliminare la parata del gay pride, ha spiegato Karácsony, la sua città è stata in grado di trasformarla in qualcosa di nuovo e utile, e più potente, una grande manifestazione per il diritto di libertà di parola. Quando invece il governo ha minacciato la città di togliere fondi per la raccolta dei rifiuti, Karácsony ha tappezzato i camion dell’immondizia con slogan anti Orbán, incolpandolo per le strade sporche. E anche questo ha funzionato. Un hub, l’incontro di Bratislava, per scambiarsi tecniche e idee su come resistere quando il potere centrale, di un altro colore politico, abusa del suo ruolo per mettere in difficoltà chi governa le municipalità. E’ forse un segnale anche dello scollamento tra città, che tendono al centro moderato o al centrosinistra – si parla spesso di “partiti delle ztl” – e le zone rurali attratte dai populismi. L’abbiamo visto appunto negli Stati Uniti: Trump vince nel paese, e un musulmano socialista ex rapper vince a New York.
Ovviamente la Casa Bianca ha trovato da ridire sulla partecipazione dei sindaci americani all’evento di Bratislava. “Se i sindaci democratici passassero anche solo metà del tempo a dare priorità alla sicurezza dei loro cittadini invece di partecipare a trovate pubblicitarie TDS, i loro elettori sarebbero meglio serviti”, ha detto una portavoce del presidente, intendendo con “TDS” la Trump Derangement Syndrome, la “sindrome da squilibrio su Trump”, che secondo il popolo Maga colpisce gli avversari con un’ossessione viscerale verso il loro amato leader.



