L'ultima regola di Kyiv: non aspettare, agire e trovarli ovunque

L’attacco ucraino alla base dell’Fsb nella parte occupata dell'oblast di Kherson oscura le minacce nucleari di Putin

21 MAG 26
Ultimo aggiornamento: 18:01
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Per continuare a essere il dittatore della Bielorussia, Aljaksandr Lukashenka ha accettato di trasformare il suo paese in una provincia della Russia, una succursale del Cremlino, in cui Mosca ordina, si muove, e attacca l’Ucraina. Lukashenka rimane al potere e nel frattempo il suo paese è uno spazio abitato dalle ambizioni della Russia dove, negli ultimi tre giorni, si sono tenute anche le esercitazioni congiunte fra Mosca e Minsk delle forze nucleari. Di ritorno dalla Cina, il capo del Cremlino, Vladimir Putin, ha rassicurato che le armi nucleari rimangono l’ultima risorsa, ma “a causa delle crescenti tensioni globali”, la Russia deve “mantenere la prontezza delle sue forze”. 
Doveva essere una minaccia atroce e severa nei confronti di Kyiv e dell’Europa, ma nell’ordine delle notizie è passata in secondo piano assieme alle immagini dei missili che esplodono, dopo che il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha annunciato che le forze speciali Alpha del Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) avevano attaccato il quartier generale dell’Fsb nella parte dell’oblast di Kherson che si trova sotto occupazione. Sono stati colpiti circa cento soldati russi ed è stato distrutto un sistema di difesa aerea Pantsir. L’Ucraina ha mostrato le immagini dell’attacco, esponendo anche la vulnerabilità dell’esercito russo nei territori occupati.
Kyiv riesce a far sentire i russi in pericolo ovunque, mostra di non essere più disposta a subire, è pronta ad ampliare la guerra dove necessario, con ogni mezzo, con pervicacia. L’Ucraina da sempre colpisce l’esercito nei territori occupati, ha già portato la guerra in Russia, e non nasconde di essere pronta a portarla anche in Bielorussia, se la minaccia continuerà a premere lungo il confine che separa Kyiv e Minsk, da cui, il 24 febbraio del 2022, partì una delle direttrici dell’invasione.
Putin usa la Bielorussia come un coltello puntato contro il fianco dell’Ucraina. L’ha riempita di missili e anche di armi tattiche nucleari. I soldati russi entrano ed escono dal territorio bielorusso e ciclicamente si posizionano come se dovessero riprendere l’invasione da nord, da dove si sono ritirati nei primi mesi dell’aggressione, puntando contro Kyiv. Dalla Bielorussia, i russi possono manovrare i droni con tale facilità da aver trasformato la vita di Chernihiv, rendendo l’aria della città ucraina pericolosamente satura con i droni che giocano a colpire i civili, come accade anche in altre zone vicine al fronte. La Bielorussia è una minaccia, un confine ostile, il genere di pericolo e di intimidazione che l’Ucraina non è più disposta a tollerare. “Sono stanco del fatto che continui a esistere una tale minaccia per l’Ucraina, che i russi possano trascinare la Bielorussia ed espandere la guerra. Devono capire che ci saranno conseguenze e saranno significative”: Zelensky manda messaggi ai russi come ai bielorussi, dice che se il problema aumenterà, l’Ucraina dovrà reagire, perché non può subire questa pressione e tollerare senza reagire un esercito che le cresce lungo il confine, come era accaduto prima che l’invasione totale iniziasse. Quell’Ucraina non esiste più, il paradigma è cambiato: Kyiv non aspetta, agisce e previene. La Russia finora ha sorretto Lukashenka come dittatore della Bielorussia. Gli ha fornito denaro e strumenti di repressione, ha voluto in cambio un ossequio totale: Putin non chiede, dispone di Minsk come vuole. La dipendenza da Mosca non è più un’assicurazione per Lukashenka.