Putin ha vari motivi per temere Kyiv

Non soltanto i droni ucraini che possono arrivare sulla Piazza Rossa, ma anche l’immagine del presidente ucraino in Armenia è il segnale che Mosca non è mai stata tanto fragile. Cessate il fuoco e parole di Trump

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6 MAY 26
Immagine di Putin ha vari motivi per temere Kyiv
Ci sono due proposte di cessate il fuoco tra Russia e Ucraina che, se rispettate, potrebbero portare a quattro giorni di silenzio, il periodo più lungo senza bombardamenti che l’Ucraina abbia mai vissuto dal 24 febbraio del 2022. Il Cremlino non vuole che la parata sulla Piazza Rossa il 9 maggio venga rovinata dai droni ucraini, così ha indetto una tregua unilaterale di due giorni. Volodymyr Zelensky non poteva non porre le sue condizioni e proporre di anticipare la tregua, farla cominciare dalla mezzanotte del 6 maggio e usare i giorni prima della parata per offrire a Mosca il tempo per dimostrare di volere davvero il cessate il fuoco. Vladimir Putin teme che i droni ucraini, che lunedì sono arrivati nei cieli di Mosca indisturbati, possano rovinare la festa del Giorno della vittoria, ha proposto il cessate il fuoco come una concessione a Kyiv, ma è lui ad averne bisogno. Zelensky lo sa e ha risposto: “Tutto questo solo per dare loro l’opportunità di tenere le loro festività. Beh, noi ucraini non abbiamo alcuna festività. Dovremmo concedere loro un giorno di festa, e la mattina dopo il 9 maggio farci uccidere di nuovo? Quindi vedremo come andrà”. Zelensky ha detto di non aver ricevuto notifiche formali né da parte russa né da parte americana riguardo alla tregua, quindi non ci sono obblighi per Kyiv. Ieri durante un’intervista a Fox News, anche il capo della Casa Bianca Donald Trump ha speso parole di rara ammirazione per il presidente dell’Ucraina. 
Lo ha definito un tipo scaltro, “mi piace Zelensky”. Ha lodato il coraggio degli ucraini, poi ha ribadito che si raggiungerà un accordo. Oggi è il primo test per vedere quanto sono vicini i negoziati: se Mosca inizierà a rispettare il cessate il fuoco, vorrà dire che forse i colloqui sono più vicini.
I missili di Kyiv che arrivano in Russia e sono in grado di mettere in allarme Putin mostrano che l’Ucraina non sente di dover cedere alle condizioni russe, così come anche le piccole controffensive che l’esercito sta portando avanti. Durante l’ultimo vertice della Comunità politica europea, sono stati molti i momenti in cui attorno a Zelensky si è creato un consenso diplomatico forte e non soltanto da parte dei suoi alleati. Il presidente ucraino è arrivato domenica scorsa a Yerevan, in Armenia, dove si teneva il vertice e dove ci sono ancora delle basi russe, perché il paese rimane formalmente un alleato della Russia e un membro della Csto, il Trattato di sicurezza collettiva che lo lega militarmente a Mosca. Putin non mette piede a Yerevan da molti anni e si è visto arrivare Zelensky in un paese che sta uscendo dalla sua sfera di influenza. L’immagine del presidente ucraino in Armenia è stata vista e commentata in Russia e anche l’ex presidente Dmitri Medvedev ha trovato il tempo per definire Zelensky e Nikol Pashinyan, il premier armeno, “due russofoni senza cervello che parlano un ottimo russo ma preferiscono conversare in un inglese poverello”. Zelensky e Pashinyan parlano perfettamente russo, ma l’uso dell’inglese era un messaggio a Mosca, e il messaggio è arrivato, tagliente.
Il successo diplomatico di Zelensky a Yerevan non è stato soltanto con chi come lui ha molti motivi per non fidarsi di Putin, ma anche con chi si considera alleato di Mosca. In Armenia, il presidente ucraino ha stretto la mano a Irakli Kobakhidze, il premier della Georgia, rappresentante di un governo che con il Cremlino ha ottimi rapporti, tanto da copiarne le leggi. Poi ha tenuto un bilaterale con Robert Fico, il premier della Slovacchia che è atteso a Mosca per il 9 maggio e soprattutto è l’ultimo rimasuglio di orbanismo e della capacità russa di influenzare la politica dell’Unione europea. “Stiamo sbloccando le relazioni, credo”, ha commentato Zelensky, che in Armenia ha tessuto una rete di rapporti in grado di minacciare il Cremlino quasi quanto i droni sulla Piazza Rossa.