Il manifesto in 22 punti della Repubblica tecnologica di Palantir

Un elenco di principi che tentano di ridefinire il rapporto tra innovazione, potere e valori segnando una rottura con la Silicon Valley libertaria

20 APR 26
Ultimo aggiornamento: 04:52 PM
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L'interfaccia utente di uno dei software dell'azienda americana Palantir Technologies (foto EPA/HANNIBAL HANSCHKE)

"Poiché ce lo chiedono spesso”, ha scritto la società Palantir su X, “la Repubblica tecnologica in sintesi” è questa: ventidue punti che sono il manifesto tratto dal libro pubblicato da Alex Karp e da Nicholas W. Zamiska (in Italia edito da Silvio Berlusconi Editore).
1. La Silicon Valley ha un debito morale nei confronti del paese che ha reso possibile la sua ascesa. L’élite ingegneristica della Silicon Valley ha l’obbligo di partecipare alla difesa della nazione.
2. Dobbiamo ribellarci alla tirannia delle app. L’iPhone è davvero il nostro più grande, se non il massimo, risultato creativo come civiltà? Questo oggetto ha cambiato le nostre vite, ma potrebbe anche limitare e comprimere il nostro senso del possibile.
3. La posta elettronica gratuita non basta. La decadenza di una cultura o di una civiltà – e della sua classe dirigente – sarà perdonata solo se quella cultura sarà in grado di garantire crescita economica e sicurezza per la collettività.
4. I limiti del soft power, della retorica altisonante fine a sé stessa, sono stati smascherati. La capacità delle società libere e democratiche di prevalere richiede qualcosa di più del semplice appello morale. Richiede hard power, e in questo secolo l’hard power sarà costruito sul software.
5. La domanda non è se verranno costruite armi basate sull’IA, ma chi le costruirà e per quale scopo. I nostri avversari non si fermeranno a indugiare in dibattiti teatrali sui meriti dello sviluppo di tecnologie con applicazioni militari e di sicurezza nazionale decisive. Avanzeranno.
6. Il servizio nazionale dovrebbe essere un dovere universale. Dovremmo, come società, considerare seriamente l’abbandono di un esercito interamente volontario e combattere la prossima guerra solo se tutti ne condividono il rischio e il costo.
7. Se un marine americano chiede un fucile migliore, dobbiamo costruirglielo; e lo stesso vale per il software. Dovremmo essere in grado, come paese, di portare avanti un dibattito sull’opportunità di interventi militari all’estero rimanendo al contempo incrollabili nel sostegno a coloro che abbiamo mandato a rischiare la vita.
8. I funzionari pubblici non devono essere i nostri sacerdoti. Qualsiasi azienda che retribuisse i propri dipendenti come fa il governo federale con i suoi faticherebbe a sopravvivere.
9. Dovremmo mostrare molto più rispetto verso chi si è esposto alla vita pubblica. L’azzeramento di qualsiasi spazio per il perdono – il rifiuto di qualsiasi tolleranza per le complessità e le contraddizioni della psiche umana – potrebbe lasciarci con una classe dirigente di cui finiremo per pentirci.
10. La psicologizzazione della politica moderna ci sta portando fuori strada. Chi cerca nell’arena politica nutrimento per la propria anima e il proprio senso di sé, chi si affida troppo al fatto che la sua vita interiore trovi espressione in persone che potrebbe non incontrare mai, resterà deluso.
11. La nostra società è diventata troppo ansiosa di affrettarsi, e spesso si compiace della caduta dei propri nemici. La sconfitta di un avversario è un momento in cui fermarsi, non esultare.
12. L’èra atomica sta finendo. Un’epoca della deterrenza, quella atomica, si sta concludendo, e sta per iniziare una nuova èra della deterrenza costruita sull’IA.
13. Nessun altro paese nella storia del mondo ha fatto avanzare i valori progressisti più di questo. Gli Stati Uniti sono tutt’altro che perfetti. Ma è facile dimenticare quante più opportunità esistano in questo paese per chi non appartiene alle élite ereditarie rispetto a qualsiasi altra nazione sul pianeta.
14. Il potere americano ha reso possibile una pace straordinariamente lunga. Troppi hanno dimenticato, o forse danno per scontato, che quasi un secolo di pace – nella sua forma imperfetta – ha prevalso nel mondo senza conflitti militari tra grandi potenze. Almeno tre generazioni – miliardi di persone e i loro figli e ora nipoti – non hanno mai conosciuto una guerra mondiale.
15. La neutralizzazione postbellica di Germania e Giappone deve essere superata. Il disarmo della Germania fu una correzione eccessiva di cui l’Europa sta ora pagando il prezzo. Un analogo e assai teatrale impegno al pacifismo giapponese, se mantenuto, minaccerà anch’esso di alterare l’equilibrio di potere in Asia.
16. Dovremmo applaudire chi tenta di costruire là dove il mercato ha fallito. La cultura quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente restare nel loro ruolo di arricchirsi... Qualsiasi curiosità o genuino interesse per il valore di ciò che ha creato viene sostanzialmente liquidato, o forse si nasconde sotto un sottile velo di disprezzo.
17. La Silicon Valley deve svolgere un ruolo nel contrasto alla criminalità violenta. Molti politici negli Stati Uniti hanno sostanzialmente alzato le mani di fronte alla criminalità violenta, abbandonando qualsiasi seria tentativo di affrontare il problema o di assumersi rischi con i propri elettori o finanziatori nel ricercare soluzioni e sperimentazioni in quella che dovrebbe essere una corsa disperata a salvare vite.
18. La spietata esposizione della vita privata dei personaggi pubblici allontana troppi talenti dal servizio pubblico. L’arena pubblica – con i suoi attacchi superficiali e meschini a chi osa fare qualcosa di diverso dall’arricchirsi – è diventata così implacabile che alla Repubblica resta una folta schiera di figure inefficaci e vuote, la cui ambizione si potrebbe anche perdonare se vi fosse dentro una qualche autentica struttura di valori.
19. La prudenza nella vita pubblica che involontariamente incoraggiamo è corrosiva. Chi non dice mai nulla di sbagliato spesso non dice nulla di significativo.
20. L’intolleranza pervasiva verso la credenza religiosa in certi ambienti va contrastata. L’intolleranza dell’élite verso la fede religiosa è forse uno dei segnali più eloquenti del fatto che il suo progetto politico costituisce un movimento intellettuale meno aperto di quanto molti al suo interno vorrebbero far credere.
21. Alcune culture hanno prodotto progressi fondamentali; altre rimangono disfunzionali e regressive. Tutte le culture sono ora uguali. Le critiche e i giudizi di valore sono vietati. Eppure questo nuovo dogma passa sotto silenzio il fatto che certe culture – e anche certe sottoculture – hanno prodotto meraviglie. Altre si sono dimostrate mediocri, e peggio ancora, regressive e dannose.
22. Dobbiamo resistere alla superficiale tentazione di un pluralismo vuoto e privo di contenuto. Noi, in America e più in generale in occidente, abbiamo resistito per mezzo secolo al definire le culture nazionali in nome dell’inclusività. Ma inclusione in cosa?