L'immagine dell'app giapponese che ha scatenato il panico (immagine di Twitter)

Parte un (falso) allarme Apocalisse a Tokyo, e non è colpa dei Pokemon

Giulia Pompili
Un errore dell'app che segnala i terremoti ci fa riflettere sull'entrata in gioco di una variabile impossibile da calcolare: quanto ci mette un’applicazione a far rientrare il panico irrazionale delle persone?

Succede, a volte, che il mondo della tecnica si rivolti. Un tema fin troppo facile per una sceneggiatura cinematografica – o televisiva, per esempio “Black Mirror”, la serie tv britannica sulla dittatura tecnologica e le sue fantascientifiche conseguenze, e la terza stagione sarà su Netflix a partire da ottobre. Succede, a volte, che a subire le conseguenze della rivolta sia proprio il paese della tecnica per eccellenza, la patria del Pokemon Go e del Tamagotchi e del primo hotel interamente gestito dai robot (l’Henn-na Hotel, si trova a Nagasaki, 132 euro per una notte in camera doppia). Tokyo, un pomeriggio umidissimo, una temperatura intorno ai trenta gradi. Alle 17 e 09 minuti, gli smartphone iniziano a suonare contemporaneamente. E’ la sirena di Yurekuru Call, un’applicazione che è installata sui telefoni di cinque milioni di giapponesi. Yurekuru, che letteralmente significa “un terremoto che sta arrivando”, segue i dati dell’Agenzia meteorologica giapponese e non ha nulla di predittivo, semplicemente avverte i cittadini qualche secondo prima dell’arrivo del sisma (anche quei pochi secondi, in certe circostanze, sono utili).

 

Quando è partito l’allarme, ieri, l’immagine che compariva sui cellulari degli utenti era apocalittica: sta per avvenire un terremoto con epicentro nell’area della baia di Tokyo, un sisma di magnitudo 9,1. Alcuni treni, come da procedura, si sono fermati. La gente ha iniziato a correre fuori dagli edifici, in attesa del Big One, il terremoto devastante che – secondo gli scienziati – al settanta per cento di probabilità dovrebbe colpire l’area di Tokyo nei prossimi trent’anni. E però era tutto un errore. Uno sbaglio, un falso allarme partito dall’Agenzia Meteorologica per motivi ancora da chiarire (forse un fulmine che ha colpito la stazione, dicevano ieri alcune fonti dall’Agenzia, che invece parla di “un rumore elettrico sul fondo dell’oceano”). L’allarme è stato cancellato dopo pochi secondi, ma nel paese della tecnica, dove tutto funziona con puntualità proverbiale, è proprio lì che entra in gioco la variabile impossibile da calcolare: quanto ci mette un’applicazione a far rientrare il panico irrazionale delle persone?

 

Dopo il terremoto che ha colpito la prefettura di Kumamoto, nell’aprile di quest’anno, e soprattutto dopo il devastante terremoto dell’11 marzo del 2011, il Giappone ha fatto della prevenzione del rischio una scienza esatta. Fino a prova contraria. Il governo metropolitano della capitale qualche mese fa ha pubblicato un manuale di trecento pagine per preparare i suoi 36 milioni di abitanti alla catastrofe. Di terremoti in Giappone ce ne sono almeno duemila l’anno, e tutti i nuovi edifici sono costruiti secondo rigorosissime regole antisismiche. Ma un terremoto del nono grado sulla scala Richter, secondo un paper dell’ufficio di gestione dei disastri del governo, se colpisse Tokyo potrebbe fare ventitremila vittime e oltre 850 miliardi di dollari di danni. Prepararsi al peggio è sempre meglio di niente: nel manuale ci sono i consigli di Mamoru, un pupazzetto che spiega tutto, da come comunicare senza la rete cellulare a come depurare l’acqua e creare un water dal nulla (è disponibile anche in inglese, qui). Tutti i giapponesi hanno uno zainetto sempre pronto per l’evenienza, con ciò che serve per resistere fino all’arrivo dei soccorsi.

 

E’ sopravvivenza. Ieri, però, i giapponesi hanno assistito a una specie di “prova generale” del Big One, e quando hanno capito che era tutto finto se la sono presa con l’Agenzia metereologica, perché morire di crepacuore per colpa di un errore tecnico non è poi tanto meglio che morire per un terremoto. “E’ stato probabilmente il più grande errore” da quando il sistema di “previsione” dei terremoti è stato inventato, ha detto il portavoce dell’ufficio per la prevenzione dei disastri al Japan Times. L’Agenzia non ha ancora smesso di scusarsi per aver terrorizzato i giapponesi, ma con il nuovo governatore eletto domenica scorsa, Yuriko Koike (non proprio una tenera) c’è da giurare che qualche testa per un errore simile salterà.

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  • Giulia Pompili
  • È nata il 4 luglio. Giornalista del Foglio da più di un decennio, scrive soprattutto di Asia orientale, di Giappone e Coree, di Cina e dei suoi rapporti con il resto del mondo, ma anche di sicurezza, Difesa e politica internazionale. È autrice della newsletter settimanale Katane, la prima in italiano sull’area dell’Indo-Pacifico, e ha scritto tre libri: "Sotto lo stesso cielo. Giappone, Taiwan e Corea, i rivali di Pechino che stanno facendo grande l'Asia", “Al cuore dell’Italia. Come Russia e Cina stanno cercando di conquistare il paese” con Valerio Valentini (entrambi per Mondadori), e “Belli da morire. Il lato oscuro del K-pop” (Rizzoli Lizard). È terzo dan di kendo.