Foto Pixabay

Baciare le nuvole

Mauro Berruto

All’inizio del Novecento li chiamavano sportsmen. In realtà erano rivoluzionari, visionari, gente che era pronta a pagare con la vita il prezzo di un sogno senza precedenti. Erano i pionieri del volo

All’inizio del Novecento li chiamavano sportsmen. In realtà erano rivoluzionari, visionari, gente che era pronta a pagare con la vita il prezzo di un sogno senza precedenti, che avrebbe cambiato un paradigma. Li chiamavano sportsmen, erano i pionieri del volo. Spesso aristocratici, artisti, poeti, qualcuno con un po’ di rotelle fuori posto. Salivano su dei trabiccoli tenuti insieme da corde, cavi, con delle ruote di bicicletta a fare da carrello, per strapparsi, giorno dopo giorno, dei record. Qualche metro in più in altezza, qualche centinaio di metri di più in lunghezza e così via. Le loro macchine volanti saltellavano, singhiozzavano, spesso si schiantavano contro le cime degli alberi. Qualche volta suscitavano ilarità, altre ammirazione. Ma loro, imperterriti, restavano legati al loro sogno che è uno dei sogni archetipici dell’umanità intera: volare!

 

Quando lo scultore francese Léon Delagrange venne, tra il maggio e il luglio del 1908, a mostrare i suoi esperimenti di volo in tournée a Roma, Milano e Torino le città si riempirono di manifesti dal titolo didascalico: Delagrange volerà! Frotte di curiosi, dalla famiglia reale alla gente comune, si mise con il naso in su (mica tanto, peraltro, visto che quei prototipi si staccavano da terra al massimo di qualche metro) trattenendo il fiato e sentendosi parte di un gigantesco sogno collettivo. L’8 luglio, a Torino, Léon Delagrange, con un gesto da gentleman, farà salire a bordo del suo aeroplano la scultrice francese Thérèse Peltier, che sarà così la prima donna a volare su un mezzo più pesante dell’aria nella storia dell’umanità. Questa e mille altre storie di sportsmen sono contenute in un saggio romanzesco di Fortunato Minniti La rivoluzione verticale (Donzelli Editore, 2018).

 

 

 

Uno di loro si chiamava Roland Garros e (so che lo avete pensato!) non prese mai una racchetta da tennis in mano. La sua passione, fin dalla più tenera età, era il volo. La rivoluzione verticale era in pieno sviluppo, pur con i suoi tragici, e forse necessari, sacrifici umani. Delagrange stesso morì accartocciato nel suo aeroplano, nel gennaio del 1910, su un campo d’aviazione vicino a Bordeaux. Ma il progresso, si sa, è inarrestabile. Se nel 1908 i record di altezza erano di poche decine di metri, toccò proprio a Roland Garros, nel 1911, di conquistare il record del mondo salendo a 3.910 metri e arrivando, solo un anno dopo, oltre i 5.000. Garros divenne definitivamente famoso quando il 23 settembre 1913 portò a termine il primo volo senza scalo attraverso il Mar Mediterraneo, da Fréjus in Francia a Biserta in Tunisia.

 

Allo scoppio della Prima Guerra mondiale, prese la via delle armi, sempre volando. Anzi, mettendo a frutto il suo genio meccanico e la sua esperienza di pilota, inventò un meccanismo che permette di sparare attraverso l’elica. Ci racconta lui stesso la sua storia, nel bellissimo volume L’uomo che baciava le nuvole. Memorie e diario di guerra di Roland Garros (66thand2nd, 2018).

 

 

 

Un diario o un romanzo d’appendice, come lo definisce Philippe Forest nella sua prefazione, che mette insieme sogni, ambizioni, coraggio, cadute e duelli di questi aviatori metà teatranti e metà rompicollo, metà meccanici e metà acrobati. Quella vocazione al volo, chiederà la vita anche a Roland Garros, che dopo essere stato catturato dai tedeschi ed essere riuscito a fuggire dalla prigionia, verrà abbattuto e ucciso il giorno prima del suo trentesimo compleanno, il 5 ottobre 1918, nei cieli delle Ardenne. Tuttavia, c’è una fotografia, proprio nel centro del libro, che spiega tutto. Rappresenta Roland Garros ai comandi del suo aeroplano Blériot XI, nei pressi di Dinard, in Bretagna, nel settembre del 1911. Nell’immagine si vede chiaramente il pilota che lascia i comandi, alzando le braccia verso il cielo. È come se lo si sentisse urlare dalla gioia e, anche se il suo viso non si vede, è certo che sia il viso di un uomo completamente felice.

Di più su questi argomenti: