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La scienza al servizio dello sport
Dal dominio nel ciclismo a Nadia Battocletti: un viaggio nei 30 anni del Centro Ricerche Mapei
28 MAR 26

La storica tripletta della Mapei alla Parigi-Roubaix 1996 con Johan Museeuw davanti ai compagni di squadra Gianluca Bortolami e Andrea Tafi (foto Patrick Kovarik via Ansa)
Ciclismo. C’era una volta una squadra, anzi, uno squadrone, la Mapei: quella delle maglie con i cubetti colorati, quella di Bettini e Ballerini, Bartoli e Freire, Olano e Museeuw, quella che conquistava Giro e Vuelta, Mondiali e Coppe del mondo, Roubaix e Fiandre. Finché Giorgio Squinzi, patron della Mapei, in nome della trasparenza, tra scienza e coscienza, volle affiancare alle squadre agonistiche (non solo ciclismo, ma anche calcio, atletica…), un’altra squadra composta da preparatori, allenatori, tecnici, ricercatori, medici, fisioterapisti, massaggiatori. Per studiare la fatica, razionalizzare i sacrifici, perfezionare posture e dinamiche, incrementare i lavori e migliorare i rendimenti, allenare (e proteggere) anche la testa se non addirittura l’anima. Non più maghi e magheggi, non più stregoni e stregonerie, non più bombe e alchimie, non più scorciatoie e scaramanzie, non più alibi, ma – appunto – scienza e coscienza, alla luce del sole. Energia sana, energia pulita. E, se possibile, vincente.
Oggi, sabato 28 marzo, dalle 8.30 alle 16.30, il Museo nazionale scienza e tecnologia Leonardo da Vinci, a Milano in via San Vittore 21, ospita “un viaggio lungo 30 anni nelle esperienze sportive del Centro ricerche Mapei Sport tra passato, presente e futuro” (l’iscrizione al convegno è obbligatoria e gratuita, è necessario inviare una mail a [email protected], per il programma completo e tutti i dettagli si rimanda al sito www.mapeisport.it). Intervengono ricercatori come Franco Impellizzeri, Aaron J. Coutts, Nicola Maffiuletti e Samuele Marcora, protagonisti del Sassuolo calcio come gli allenatori Fabio Grosso ed Eusebio Di Francesco e i giocatori Nemanja Matic e Lana Clelland, Francesco Magnanelli e Simone Missiroli. E ancora, fra gli altri, il navigatore oceanico Ambrogio Beccaria e la pilota di rally reduce dalla Dakar Rachele Somaschini, e la regia del medico dello sport Claudio Pecci.
“Non sono stato un allievo esemplare – ammette Paolo Bettini, alla Mapei già da dilettante nel 1996, poi da professionista nel quadriennio 1999-2002, quando conquistò anche due Liegi-Bastogne-Liegi – In allenamento tendevo a risparmiarmi, così non riuscivo mai a essere pronto, e a casa non riuscivo a trattenermi, così non ero mai ‘tirato’, ma… grassottello. Insomma, sapevo e contavo sul fatto che, più correvo, più entravo in forma. Ci volle del tempo, ma alla fine mi arresi al potere della programmazione”. Bettini è previsto fra i relatori, così come Andrea Tafi, il primo italiano ad aggiudicarsi Parigi-Roubaix e Giro delle Fiandre, alla Mapei dal 1994 al 2002: “Negli anni Novanta il ciclismo era ancora legato a regole antiche, a volte addirittura a segreti leggendari: chilometri, distanze, sensazioni, e quando i battiti cardiaci non salivano, il consiglio era fermarsi e prendere un caffè. Aldo Sassi e i suoi assistenti ci aprirono un nuovo mondo fatto di cardiofrequenzimetri, test, prelievi di lattato durante le salite… Una novità, una sorpresa, una scoperta. E aveva ragione Sassi. Fu l’inizio di un percorso che ogni anno si evolve in modo esponenziale, tanto che oggi tutto sembra legato ai watt piuttosto che a iniziativa, inventiva, fantasia, volontà”. Un percorso aperto dai professionisti e poi allargato agli amatori, come dice Luca Guercilena, general manager della Lidl-Trek e da sempre legato alla Mapei Sport: “La scienza dei campioni al servizio di tutti è essenziale per portare avanti i valori incarnati secondo il motto ‘mai smettere di pedalare’”.
Nei primi anni Duemila la Mapei Sport si aprì all’atletica. “Era ora – dice Giuliano Battocletti, allora mezzofondista, fondista e maratoneta, oggi allenatore della figlia Nadia – Non più affidarsi solo all’istinto, ma anche ai dati. E da quel giorno, fino al termine della mia carriera agonistica, non sono più tornato indietro. Da Sassi e i suoi ho imparato tanto, ancora adesso costruisco le mie teorie su quelle basi, le soglie e i test. Risultato: in allenamento facevo meno fatica, in gara rendevo di più. Da atleta ho avuto molti allenatori, da tutti ho cercato di prendere il meglio, il meglio era quello della Mapei Sport, che è valido ancora oggi”. Un’eredità trasmessa di padre in figlia. “Ho frequentato il centro all’inizio della mia carriera – puntualizza Nadia Battocletti, che una settimana fa ha vinto anche i 3mila metri ai Mondiali indoor – proprio su suggerimento di mio padre, che già conosceva la professionalità di Mapei Sport. È stato molto utile raccogliere in laboratorio dati precisi e preziosi per maturare gradualmente. Ricordo i test nell’epoca del Covid, quando tutto il mondo si era fermato e Domenico Carlomagno, nascosto dietro una mascherina, mi incitava per esprimere i miei valori al massimo. Se riguardo le foto dell’epoca, da allora sono cresciuta tanto e sono grata a chi mi ha permesso di diventare l’atleta che sono oggi”.



