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Al Giro un altro giorno buono per Narvaez. Mas continua a posticipare il suo
L'11esima tappa del Giro d'Italia 2026 è stato un lungo e continuo rimescolamento. Alla fine ha vinto l'ecuadoriano davanti allo spagnolo, in attesa quasi perenne della sua giornata indimenticabile
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20 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:07 PM

Foto LaPresse
Ci sono corridori di grande talento a cui vincere viene facile e altri, di altrettanto grande talento, per i quali invece superare per primo la linea d'arrivo sembra quasi precluso. Jhonatan Narváez fa parte della prima categoria, Enric Mas della seconda. L'ecuadoriano ha le capacità di andare forte sulle salite corte, è veloce, soprattutto scaltro. Lo spagnolo in salita è stato a lungo uno dei migliori scalatori in gruppo, ma non ha mai avuto, nemmeno ai tempi nei quali gli riusciva facile salire sul podio delle grandi corse, la capacità di accelerare in salita, figurarsi in volata.
Enric Mas e Jhonatan Narváez si sono trovati in testa alla corsa a 16 chilometri dall'arrivo della 11a tappa del Giro d'Italia, lungo la strada in salita che portava a Cogorno. Il primo ha provato a rendere il ritmo intollerabile al secondo, il secondo si è messo alla sua ruota e non ha perso un metro. Hanno continuato a pedalare assieme, sono andati incontro uno accanto all'altro a un futuro limpido come il cielo ligure che si mescolava all'orizzonte nel mare. Enric Mas sapeva che difficilmente avrebbe potuto battere in volata Jhonatan Narváez, Jhonatan Narváez sapeva che difficilmente avrebbe potuto essere battuto in volata da Enric Mas. Consapevolezza condivisa. Nessuno dei due si è tirato indietro. Entrambi hanno deciso di dimostrare che, almeno nell'uno contro uno a poche centinaia di metri dall'arrivo, la statistica e il passato conta ancora qualcosa nel ciclismo. E infatti Jhonatan Narváez ha preceduto Enric Mas sotto lo striscione di arrivo di Chiavari. Per l'ecuadoriano terza vittoria di tappa dopo quelle di Potenza e Fermo.
Enric Mas e Jhonatan Narváez davanti a tutti si sono trovati per sfinimento. Sfinimento altrui.
La tappa del Giro nella quale non poteva non arrivare la fuga, ha rischiato a lungo di non avere una fuga che potesse ambire ad arrivare in fondo. Centodieci chilometri su centonovantacinque pedalati intensamente, durante i quali chi era davanti faceva fatica a starci e chi era dietro faceva di tutto per rientrare o quanto meno ad avvicinarsi abbastanza ad Alberto Bettiol, Nico Denz, Chris Harper, Markus Hoelgaard, Andreas Leknessun, Edward Planckaert, Jasper Stuyven, Aleksandr Vlasov e Diego Ulissi, per provare ad inserire i corridori buoni per raggiungere prima degli altri il traguardo. Fasi di corsa caotiche, incerte, snervanti per i corridori, quindi bellissime per chi guarda i ciclisti correre.
C'era chi tra gli avanguardisti perdeva le ruote del gruppo di testa, chi provava e riusciva l'evasione da quello della maglia rosa. Di minuto in minuto cambiavano interpreti e probabilità di arrivare. Scienza inesatta la statistica nel ciclismo, fatta eccezione ovviamente, come scritto in precedenza, per le ultime centinaia di metri di una corsa.
In questo continuo rimescolarsi di volti e ambizioni, si sono trovati a essere inseguiti Warren Barguil, Alberto Bettiol, Ludovico Crescioli, Nico Denz, Chris Harper, Martin Marcellusi, Enric Mas, Jhonatan Narváez, Brieuc Rolland, Christian Scaroni, Jasper Stuyven, Alessandro Tonelli, Lennert van Eetvelt, Aleksandr Vlasov, Diego Ulissi e Filippo Zana. Tutta gente di grande talento, tutta gente che sa come si arriva all'arrivo prima degli altri. Mancavano ottantuno chilometri al traguardo, ne avevano pedalati centoquattordici.
Il su e giù finale tra le colline liguri a due passi dal mare ha disunito chi era riuscito a unirsi. Ha illuso Enric Mas che potesse essere oggi il giorno giusto per lui. Non è andata così. Il giorno giusto per Enric Mas sarà sempre il prossimo. Lui però ci continua a provare e noi non possiamo che volergli bene per questo.
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