Al Giro vince Narvaez, Ciccone è la nuova maglia rosa

Nella 4a tappa del Giro d'Italia 2026 i grandi protagonisti sono stati i gregari. Milesi e García Cortina hanno reso il gruppo un gruppetto. L'ecuadoriano ha vinto battendo in uno sprint tra pochi Orluis Aular e Giulio Ciccone, che è la nuova maglia rosa

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12 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 03:53 PM
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Jhonatan Narvaez ha vinto la 4a tappa del Giro d'Itali (foto LaPresse)

I gregari nel ciclismo sono contemporaneamente salvezza e dannazione. Dipende dal punto di vista. Salendo verso Cozzo Tunno, l’unica salita della quarta tappa del Giro d’Italia 2026 – la prima in territorio italiano –, Iván García Cortina e Lorenzo Milesi sono stati salvezza per il loro capitano di giornata, Orluis Aular, dannazione per quasi tutti gli altri, dai fuggitivi di giornata che hanno visto evaporare in pochi chilometri i minuti che erano riusciti a mettere da parte nei primi ottanta chilometri della frazione odierna, ai velocisti rimasti in poche migliaia di metri senza nemmeno l’appiglio di una speranza di scollinare a una distanza recuperabile. Aular è un buon velocista, ma non al livello di Paul Magnier, Jonathan Milan e Dylan Groenewegen. Però in salita fatica assai meno dei pesanti, per curriculum e stazza, avversari.
La Movistar tira il gruppo lungo la salita che porta a Cozzo Tunno (foto di Fabio Ferrari/LaPresse)
La Movistar tira il gruppo lungo la salita che porta a Cozzo Tunno (foto di Fabio Ferrari/LaPresse)
I gregari della Movistar hanno disfatto il gruppo, l’hanno reso sottile e poco ingombrante. Hanno messo in difficoltà pure uno scalatore come Egan Bernal, un giovane di ottime speranza come Johannes Kulset. Lungo i 14,4 chilometri del Cozzo Tunno a mezze dozzine, una dopo l’altra, perdevano le ruote dell’ultimo del gruppo che spesso era Jan Christen, giovane dalle speranze pogacariane per maglia ma non solo, che in fondo al gruppo ha trovato la sua dimensione di attesa.
Lo svizzero corre indietro per scelta. Quando sente l’urgenza di avanzare, avanza con la pedalata potente e sicura di chi va forte. Davanti si è presentato ai 1.500 metri dall’arrivo, partito in cerca di vittoria, ripreso a meno di mezzo chilometro dall’arrivo.
Orluis Aular ha provato a vincere, ci è andato vicino. Era davanti fino ai settantacinque metri dall’arrivo, poi si è trovato senza energie, si è dovuto accontentare del secondo posto. Speravano meglio i suoi compagni, perché si spera sempre meglio, ma non possono certo criticarlo.
Jhonatan Narváez le energie bastevoli invece se le è portate sin sotto, e ben oltre, la linea d’arrivo. L’ecuadoriano del UAE Team Emirates ha vinto a braccia alzate e con il margine giusto per guardarsi attorno, sorridere felice, godersi il momento. Primo bel momento anche la sua squadra, per metà finita a terra nel corso della seconda tappa, dimezzata tra fratture, traumi cranici e botte varie. Jhonatan Narváez era pronto ad aiutare a questo Giro, voleva fare il suo per permettere ad Adam Yates di salire sul podio. Avrebbe sfruttato le occasioni, certo, ma il suo piano era soprattutto quello di vivere tre settimane di gioie di squadra. Senza metà compagni si è accontentato, si fa per dire, della soddisfazione personale. Non mancherà di offrire i suoi servigi ai compagni: Jan Christen non è in Italia per fare presenza.
Dietro a Narváez e Aular ha concluso Giulio Ciccone, un altro che al Giro era venuto con la consapevolezza che avrebbe potuto lavorare per il compagno Derek Gee-West. Attenderà di capire cosa gli attenderà il futuro in maglia rosa. Sul palco di Cosenza l’ha ammirata con occhi colmi di soddisfazione. Si era già vestito di giallo al Tour, ma era un sacco di tempo fa. Aveva pensato che il rosa gli fosse sfuggito per sempre. Ha accarezzato quel colore della maglia quasi per sincerarsi che fosse davvero reale. Lo era.