Al Giro va in scena prima la paura, poi l'illusione infine Guillermo Thomas Silva

Guillermo Thomas Silva ha vinto la 2a tappa del Giro d'Italia 2026. Una tappa caratterizzata da una brutta caduta che ha acciaccato metà UAE Team Emirates, compreso Adam Yates. Sull'ultima salita di giornata il primo scatto di Jonas Vingegaard. Giulio Pellizzari e Lennert van Eetvelt erano con lui

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9 MAY 26
Ultimo aggiornamento: 04:52 PM
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Foto LaPresse

C’erano uno che era arrivato in Italia con un appuntamento con la storia, uno di cui dicevano un gran bene e che aveva una gran voglia di dimostrare che tutte quelle parole erano parole ben spese e uno che ha incontrato sulla sua strada un sacco di buche e le ha prese tutte.
C’erano a dieci chilometri dall’arrivo, sulla cima del Lyaskovets Monastery Pass, Jonas Vingegaard, Giulio Pellizzari e Lennert van Eetvelt davanti a tutti e con dietro un principio di vuoto assai benaugurante. Un po’ perché quella era la prima salita – anche se breve – vera del Giro d’Italia. Un po’ perché poche decine di metri in quattro chilometri possono voler dire, o meglio la speranza è quella, minuti sulle grandi montagne.
E quei tre hanno continuato a pedalare avanti a tutti per un bel po’ di minuti tanto che era stata presa per buona la possibilità, da tutti e tre e da tutti noi, che il vincitore della seconda tappa del Giro d’Italia 2026, potesse essere uno di quei tre. E sarebbe probabilmente andata a finire così se Jonas Vingegaard, Giulio Pellizzari e Lennert van Eetvelt non avessero iniziato a guardarsi in cagnesco, a far finta di averne meno degli altri. Prima è rientrato Jan Christen, poi tutti gli altri. Quelli che erano rimasti.
Perché il cielo ha fatto di tutto per dare fastidio ai corridori. Prima il vento, poi la pioggia. Corridori dal naso rosso, mantelline vestite e svestite, mani agitate per favorire la circolazione, soffiate nei pugni per provare a tornare a percepire di nuovo le mani. È l’asfalto però a reclamare corpi. E ce li ha avuti.
A 23 chilometri dall’arrivo il patatrac. Discesa, curva larga e regolare, alta velocità. Marc Soler sbagli, la prende troppo veloce, tocca il freno anteriore con troppa foga. Cade. Dietro vanno a terra metà dei suoi compagni di squadra, poi in tanti. In molti ripartono, Ådne Holter, lo stesso Marc Soler e Jay Vine no. Adam Yates se ripartirà senz’altro non potrà più ambire alla maglia rosa.
Adam Yates all'arrivo della 2a tappa del Giro d'Italia 2026 (Foto di Fabio Ferrari per LaPresse)
Adam Yates all'arrivo della 2a tappa del Giro d'Italia 2026 (Foto di Fabio Ferrari per LaPresse)
Corsa neutralizzata, giustamente, per diversi chilometri. Poi tutto è ripartito.
Sulla salita che portava al monastero del Lyaskovets, Christina Scaroni ha provato la solitudine, Jonas Vingegaard l’ha trovata ma per pochissime decine di metri. Giulio Pellizzari e Lennert van Eetvelt erano lì, soli e disposti a tutto pur di attaccarsi alla ruota del danese.
Disposti a tutto ma non a perdere. Non da uno degli altri due, almeno.
E così è finito che la storia che vuole fare Jonas Vingegaard, perché a vincere tutti e tre i grandi giri ci sono riusciti già in sette ma essere l’ottavo e prima di Tadej Pogačar è comunque storia, l’ha fatta intanto  Guillermo Thomas Silva, primo uruguaiano a vincere al Giro d’Italia.
Non era atteso Guillermo Thomas Silva, non è il nome a cui probabilmente gli organizzatori del Giro avevano pensato per darsi un tono al termine di  una tappa capace di essere crudele, appassionante, forse anticipatoria. Ma è stato quello giusto, quello del corridore capace di mettersi alle spalle gli altri 33 che componevano il gruppo di testa. Quello di un corridore che anno dopo anno e corsa dopo corsa è sempre stato capace di migliore, di correggere i suoi difetti, di diventare un corridore migliore. Cosa non da tutti. Sulla linea del traguardo si è messo le mani in testa per troppo stupore. Sul podio di giornata si è vestito di rosa e guardava quella maglia con occhi da innamorato che ancora non riesce a credere a quello che sta vivendo. Forse si renderà conto di ciò che è successo domani, quando i suoi compagni si metteranno a tirare in testa al gruppo per lui. Oppure quando vedrà riflessa nella pupilla di chi lo guarderà una macchia rosa sotto i tratti del suo viso.