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gli avversari degli Azzurri

Michael O'Neill è riuscito a far diventare "grande" l'Irlanda del Nord

Andrea Romano

Prima la storica qualificazione a Euro 2016, ora la sfida contro l'Italia per provare a qualificarsi al Mondiale. Così il commissario tecnico della Nazionale nordirlandese è riuscito a portare il football biancoverde a un livello così alto

Il successo non coincide necessariamente con il concetto di vittoria. Perché le imprese più abbacinanti spesso non mettono in palio trofei da alzare al cielo. Ne sa qualcosa Michael O’Neill, il tecnico dell’Irlanda del Nord che in una dozzina d’anni si è trasformato in un totem intorno a cui balla una nazione intera. Nessuno come il tecnico cinquantasettenne è riuscito a portare il football biancoverde a un livello così alto. Prima la storica qualificazione a Euro 2016, con tanto di clamorosa qualificazione agli ottavi di finale (dove uscì nel "derby" contro il Galles). Vittoria del girone di Lega C di Nations League nel 2025. Possibilità ritagliarsi un posto ai Mondiali del 2026. Un traguardo che l’armata biancoverde manca da esattamente quarant’anni. L’ultima apparizione dell’Irlanda del Nord alla Coppa del mondo risale a Messico 1986, quando arrivò terza in un girone con Brasile, Spagna e Algeria. Poi più niente. Almeno finora.

O’Neill non è il generale della Green & White Army. È una specie di sciamano capace di sfruttare nel modo migliore il (poco) talento che gli capita fra le mani. Nell’era del calcio proattivo e propositivo, il commissario tecnico non esita a schierare una difesa più vicina alla linea a cinque che a tre. Merito anche di un’Idea chiara: evitare di codificare un’Idea unica. "Quando se un allenatore devi fare tutto il possibile per ottenere risultati – ha raccontato – La gente mi chiede quale sarebbe la mia filosofia. Non è una parola con cui mi sento particolarmente a mio agio quando viene legata al calcio. Così rispondo semplicemente: fare qualunque cosa sia necessaria a farmi vincere le partite". 

Il punto centrale non è adattare i giocatori al proprio gioco. Ma adattare il proprio gioco ai giocatori che si hanno a disposizione. Perché allenare è qualcosa di diverso rispetto a dipingere le proprie idee su una tela bianca. Per questo qualcuno lo ha paragonato addirittura a José Mourinho da Setubal. "L’ho sempre ammirato perché so che avrebbe fatto tutto ciò che serviva per vincere – ha dichiarato O’Neill - Non ci siamo mai incontrati, ma l'ho ammirato da lontano".

Da giocatore O’Neill ha vissuto due vite diverse, quasi contrapposte. L’incipit della sua storia è stato scritto a Portadown, cittadina di trentamila anime situata a trenta chilometri a sud di Belfast che durante i "Troubles" ha pagato un pegno di 45 vittime. A ventun anni il Newcastle United lo pesca dal campionato nordirlandese per centomila sterline. L’avvio è bruciante. Tredici gol in 22 presenze. I bianconeri chiudono ottavi. È festa grande. L’anno dopo le cose precipitano. O’Neill subisce un infortunio dopo l’altro. E il club retrocede. Il centrocampista inizia il suo nomadismo. Prima il campionato scozzese. Poi la decisione di trasferirsi allo Sturm Graz dopo la sentenza Bosman. È tutto fatto. Solo che Michael ci ripensa sul gong. Contrordine compagni, si torna in Inghilterra. Al Coventry. In Premier. Dura poco. Nel suo futuro c’è la Scozia. Di nuovo. Poi gli Stati Uniti e il campionato nordirlandese.

La sua carriera da allenatore parte dal Brechin City. Terza divisione scozzese. Una realtà che va molto oltre l’idea di periferia calcistica. È un amore con qualche spina. Il richiamo di casa è troppo forte. O’Neill saluta il club per accasarsi allo Shamrock Rovers. E vince due scudetti. I successi gli valgono la chiamata sulla panchina della Nazionale. Ci resta per nove anni, fino a quando non viene chiamato dallo Stoke City. Il club giace sul fondo della classifica di Championship. E lui lo porta al quindicesimo posto. È un piccolo miracolo. Che però non riuscirà più a ripetere. L’anno successivo chiude quattordicesimo. Poi viene esonerato dopo un pessimo inizio. A febbraio 2026 viene chiamato dal Blackburn, altra nobile decaduta in Champions. E Michael accetta il doppio incarico.  In otto partite mette insieme 11 punti. Dopo che i Rovers ne avevano raccolti 31 in 31 match. Il club è quasi salvo. Ma il vero miracolo O’Neill lo cerca contro l’Italia.

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