Il trequartista del Como, Martin Baturina (foto Ansa)
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La flemma di Martin Baturina
Il trequartista croato è uomo paziente, che ama vivere in una rilassatezza costante, senza eccessi. A Como si è imposto piano piano, senza fretta, sino a diventare quasi necessario per Cesc Fàbregas
Quando in estate Martin Baturina disse che andava a Como per inseguire l’Europa in molti a Zagabria storsero il naso. L’amore del giocatore per i colori della Dinamo non era in discussione. Se sei nato a Spalato e decidi di giocare per la Dinamo Zagabria devi avere le tue buone motivazioni e quasi sempre sono buone motivazioni dettate dall’irrazionalità del tifo. Però quella dichiarazione non era granché piaciuta, s’aspettavano un po’ di sincerità in più, non una frase di circostanza.
Quella non era però una frase di circostanza. Martin Baturina poteva andare altrove, scelse Como perché Cesc Fàbregas gli aveva detto che il Como si sarebbe qualificato alle coppe europee e che avrebbe fatto la storia. Forse non del calcio, ma del Como senz’altro. Il calciatore croato aveva deciso di crederci, di scommettere sull’entusiasmo di quel giocatore per cui aveva stravisto da ragazzino.
Una cosa non è mai mancata a Martin Baturina: la pazienza. Non è tipo da voler accelerare i tempi, ama vivere in una rilassatezza costante, senza eccessi. Chi lo ha visto crescere nelle giovanili della Dinamo lo ha descritto al Foglio come un ragazzo rilassato, animato da una flemma invidiabile, “d’altra parte vive il calcio come un lavoro, le sue passioni solo altrove, in lui non c’è la tensione di chi non può fallire nel suo sogno. In lui c’è una pacata accettazione di un talento che non ha cercato, non ha voluto, ma ha accettato e basta”, dice al Foglio Gega Veje, esperto di calcio balcanico e uomo che ha seguito da vicino tutta l’ascesa al grande calcio di Martin Baturina.
Baturina è come se avesse capito prima degli altri il mistero del tempo e della sua circolarità. Ha capito che non c’è da affannarsi, che non serve prendersela per un paio di panchine, perché tutto si risolve, tutto si sistema. Basta non avere fretta.
Lui non ce l’ha avuta. Ha visto molte panchine a inizio stagione e diverse partite da spettatore. Diceva: vedrete, abbiate pazienza, io in panchina non ci invecchio. Aveva ragione. In tutto. Soprattutto ad aver avuto fiducia in Cesc Fàbregas.
Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. Qui potete leggere tutti gli altri ritratti.
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