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Il Foglio sportivo – IL RITRATTO DI BONANZA
Roma-Bologna, come la freccia di Zenone
La partita più combattuta dell’anno in Italia e il paradosso dell'antico filosofo greco. Viva le partite con un inizio ma senza una fine: resteranno nel tempo
Il ragionamento è risaputo, me lo ricordo anch’io che da studente ero parecchio distratto (eufemismo). Il famoso paradosso di Zenone. Quello della freccia, si proprio quello. Una freccia prima di colpire il suo bersaglio deve raggiungere la metà dello spazio, e prima della metà, un’altra metà, e così via, fino al punto di partenza. Affermando, per paradosso dialettico, che la freccia non si è mai mossa da lì.
Non so per quale motivo (chiamate un dottore), ma ho pensato a questo paradosso guardando Roma-Bologna, la partita più combattuta dell’anno in Italia. Mi spiego. Le frecce in Roma-Bologna erano più di una e scagliate così velocemente e in sequenza che seguirle tutte era difficile. Ma il paradosso stava esattamente in questo: la partita più veloce e combattuta dell’anno, sempre in movimento e senza soste (bravo arbitro!) mi sembrava statica, un monolite fermo, una figura pittorica, un quadro di Renoir, uno spaccato di vita mondana a Roma, immortalato dentro un Olimpico abbagliante di colori. Effetto, il mio, di una estatica visione, tanto era bella. Le frecce portavano dei nomi ben precisi. La prima che mi viene in mente è stato Rowe, che nessuno degli uomini di Gasperini è stato in grado di contenere. Ma pure lui, scattando rapido con l’anima di un Bolt, dovendo raggiungere parecchie sue metà, mi pareva frizzato, come vittima di un’impasse digitale del mio televisore.
Uscendo dalla dialettica per non morire affogato dalle mie stesse parole, la partita ci ha consegnato finalmente uno spettacolo degno di questo nome. Prima lo stadio, dove la folla era bellissima e lampante, poi la partita, giocata senza calcoli. Sia Gasperini che Italiano sono due gringos senza paura. Si fronteggiano a duello, sapendo di morire e poi rinascere, fino al colpo finale, che nello specifico è arrivato molto tardi, quasi alla fine, con il talentuoso Cambiaghi. Il Bologna correva di più e soprattutto meglio. La Roma contava sulla forza di due veterani, Pellegrini e Cristante: strepitoso il primo, ingiustamente criticato il secondo, capace di stare avanti e indietro con l’eclettismo di un biatleta. Ma ciò non è bastato, il Bologna ha meritato. Era più vivo, solerte e determinato. E comunque ha vinto il calcio, per dirla con una frase stracca, per una volta utile. In tempi di autolesionismo, dove son bravi solo gli altri, diciamo che così male non siamo neanche noi, se ci chiamiamo come Italiano e Gasperini. Viva le partite così, con un inizio ma senza una fine, dal momento che resteranno nel tempo. Ferme, bloccate come la freccia di Zenone.