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Serie A
Marco Giampaolo prova a ridare una nuova speranza a sé e alla Cremonese
Contro il Parma, l'allenatore torna a sedersi in panchina, di nuovo alla guida di una squadra sull'orlo della disperazione. Un anno fa a Lecce aveva funzionato
Per tornare ad assaporare la Serie A, ormai più di un decennio fa, Marco Giampaolo si era trovato costretto a prendere la rincorsa. Era reduce da due esoneri a Catania (sostituito niente meno che da Diego Pablo Simeone) e a Cesena, quindi era arrivata la tragicomica esperienza di Brescia, con le dimissioni rassegnate dopo una manciata di giornate e una gazzarra indegna generata dal suo gesto, che portò addirittura a interessarsi del caso il programma tv “Chi l’ha visto?” perché si riteneva che fosse scappato dalla città dalla mattina alla sera senza aver dato notizia di sé. A 14 mesi da quell’incidente diplomatico, Giampaolo si era così rifugiato nell’incarico arrivato, a stagione in corso, a Cremona, ripartendo dall’allora Lega Pro. Sembrava il punto di non ritorno, il definitivo spegnimento di una stella. E invece da lì era ripartito, arrampicandosi nuovamente in A con l’Empoli dopo buoni mesi in grigiorosso.
Riparte ancora una volta da lì, Marco Giampaolo, che ormai nessuno chiama più “maestro” come accadeva ai tempi d’oro. Sembra che non vi sia più traccia alcuna dell’allenatore dogmatico che aveva prima stregato l’Italia con Ascoli, Cagliari e Siena e poi si era reinventato tra Empoli e Genova (sponda Samp), arrivando un po’ a sorpresa alla panchina del Milan. Si è ormai rassegnato a chiamate disperate, senza poter mettere le mani sulla rosa in sede di mercato: lo scorso anno, a Lecce, ha funzionato, con una salvezza agguantata all’ultimo respiro con un inatteso successo in casa della Lazio. Stavolta, però, il tempo a disposizione è decisamente meno. Raccoglie i cocci di una squadra che non vince da inizio dicembre, che con il passare delle settimane ha via via perso certezze, cercando di inseguire una formula vincente ormai svanita. Davide Nicola ha cambiato uomini e concetti in maniera vorticosa, nelle ultime uscite ha cercato di rimettere in piedi il “modello Salernitana” con un calcio estremamente diretto, palla lunga su Djuric e qualcosa, in qualche modo, verrà fuori. Ma la Cremonese ha continuato a perdere in maniera quasi ineluttabile, anche quando come, contro il Milan, pensava ormai di aver portato a casa almeno il punto.
Giampaolo torna a Cremona 11 anni dopo la prima volta e trova una squadra sfibrata ma che a gennaio è stata rinforzata con elementi che sembravano di primo livello per la zona salvezza, come Thorsby e Luperto, quest’ultimo fino a poche ore prima titolare inamovibile del Cagliari. C’è chi già favoleggia di un ritorno all’amato 4-3-1-2 con il centrocampo a rombo, ma l’impressione è che debba lavorare prima sulle teste e poi sui principi, perché la Cremonese è finita in un imbuto di sfiducia che rischia di diventare deleterio. Le ultime esperienze gli hanno insegnato che in situazioni del genere si deve essere innanzitutto pragmatici, e se vorrà schiodarsi da una rosa che è stata pensata per giocare 3-5-2 dovrà farlo magari durante la sosta, che non gli toglierà elementi preziosi.
All’orizzonte c’è subito una sfida decisiva, in casa del Parma di Carlos Cuesta, uno che veniva alla luce nell’anno in cui la carriera da giocatore di Giampaolo stava per concludersi, all’epoca della Fidelis Andria. A differenza di tante altre situazioni, in cui la chiamata di fine marzo porta con sé l’immancabile termine di traghettatore, stavolta c’è qualcosa di diverso: il contratto messo sul tavolo di Giampaolo termina nel 2027 e non a fine campionato. La Cremonese ha dunque scommesso su di lui, qualunque cosa accada. In bocca al lupo al “fu maestro”, costretto a reinventarsi per sopravvivere tra gli squali.