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Il caso

Un uomo solo al comando: Roberto Pella, che con soldi pubblici scala la federazione ciclistica

Carmine Tetri

Nella legge di Stabilità a fine 2024 sono stati inseriti 7,5 milioni di euro per organizzare corse ciclistiche professionistiche fino a tutto il 2027. Una potenza di fuoco, politica ed economica, con cui il deputato di FI si presenta ai sindaci dei piccoli comuni a caccia di promozione e turismo, per piazzare partenze e arrivi delle sue corse

"C’è un uomo solo al comando, la sua maglia è…”. Chiunque abbia dimestichezza con il ciclismo di ieri, oggi e domani sa che quell’uomo era Fausto Coppi e la citazione è del radiocronista Mario Ferretti, due miti dello sport italiano. Era il 1949 e il Campionissimo firmava una delle sue imprese più celebri. Ai giorni nostri, di mitico è rimasto ben poco, nel ciclismo e non solo, almeno alle nostre latitudini, dove lo sport ormai è ridotto a territorio di caccia per astuti arrampicatori della politica più che ad aspiranti grimpeur delle due ruote. Qui, l’uomo in fuga si chiama Roberto Pella e ha diverse maglie: deputato di Forza Italia, membro della Commissione bilancio della Camera, sindaco di un comune del biellese, Valdengo (lo stesso che diede i natali al più celebre Giuseppe Pella), vicepresidente dell’Anci, da un paio d’anni presidente della Lega del ciclismo professionistico, su delega della Federazione ciclistica, ma di fatto in sintonia (per qualcuno al servizio) della Rcs di Cairo (sembra siano amici di vecchia data), che nelle organizzazioni ciclistiche fa la voce grossa, talvolta anche a scapito della Federazione, ed è l’unico player solido in un mercato sempre più povero.

 

Pella le sue maglie le indossa a seconda del bisogno, con una certa sfacciataggine, per rincorrere un’impresa meno nobile delle cime di Coppi, ma carica di potere: scalare la poltrona della Fci, la Federazione ciclistica italiana, cioè la testa di un movimento da un paio di milioni di praticanti, centomila tesserati, duemilacinquecento società e, mal contate, quattromila gare all’anno. E, ovviamente, un contributo pubblico da Sport e Salute che oscilla ogni anno tra i nove e i dieci milioni di euro. “Follow the money”, la vecchia regola del giornalismo non sbaglia. Perché è con un mare di soldi che Pella vuole prendersi il ciclismo italiano. Peccato che siano soldi pubblici. E tanti, tantissimi: sette milioni e mezzo di euro infilati nella legge di Stabilità a fine 2024 per promuovere e organizzare corse ciclistiche professionistiche fino a tutto il 2027. Stiamo parlando di un circuito – denominato Coppa Italia delle Regioni – che pur essendosi allargato rispetto alle origini, oggi conta 25 gare maschili e 12 femminili (la stagione è appena cominciata), una goccia rispetto alle quattromila corse della Federazione. Come è poco rappresentativo del movimento, per usare un eufemismo, il numero delle associate alla Lega: quattro. In nome delle quali, il buon Pella incassa anche un milione e mezzo di euro dai dicasteri dei ministri amici della maggioranza che sostengono la Coppa delle Regioni: lo Sport di Abodi, il Turismo della Santanchè, le Pari opportunità della Roccella, l’Economia di Giorgetti (che l’altro giorno si è fatto vedere al Trofeo Binda), gli Esteri di Tajani, perfino la Salute di Schillaci.

 

Una potenza di fuoco, politica ed economica con cui Pella, indossando la maglia dell’Anci, si presenta ai sindaci italiani dei piccoli comuni a caccia di promozione e turismo, per piazzare partenze e arrivi delle sue corse. Un sistema che farebbe gridare al macroscopico conflitto di interessi (recentemente è stato oggetto di un’interrogazione parlamentare a firma M5s), ma non in Italia, dove l’argomento non è mai andato particolarmente di moda e dove, anzi, certe connessioni vengono premiate, soprattutto se soddisfano interessi comuni. Comune è anche il terreno di gioco in cui Federazione e Lega giocano la loro partita, ormai da avversarie feroci. Le zone di competenza dovrebbero essere ben distinte, ma un po’ per la spregiudicatezza di Pella, un po’ per l’immobilismo della Federazione, storicamente legata a Malagò e, dunque, oggi politicamente in difficoltà (oltre che con un bilancio che richiede dolorosi tagli anche alle Nazionali), negli ultimi mesi hanno finito spesso per coincidere, portando le due realtà a rivaleggiare. Emblematica, in questo senso, la scelta di proporre due distinti pacchetti di proposte sulla sicurezza stradale, solo che Pella il suo, rimettendo l’abito del deputato, lo ha facilmente incardinato alla Camera già come disegno di legge, costringendo la Federazione a rincorrere pure su questo terreno.

 

Alle prossime elezioni (ciclistiche) mancano almeno due anni e mezzo, a quelle politiche un po’ meno, ma Pella ha capito che nel ciclismo la strada presenta meno salite. Perciò ha già lanciato una lunghissima volata (per sé o, in seconda battuta, una sua longa manus). Sempre che nei pressi del traguardo non si ritrovi un nuovo Statuto federale con cui fare i conti, che potrebbe limitarne il raggio d’azione. Sembra che in Federazione, in attesa che la Lega completi la rendicontazione delle sue spese, ci stiano lavorando con tanta dedizione.