Foto Ap, via LaPresse

F1

Antonelli vince in Cina in una nuova Formula 1 che piace per qualche giro

Fabio Tavelli

I primi giri, in Cina come a Melbourne, sono stati davvero spettacolari. Mai tanti sorpassi. Poi però inizia il dominio Mercedes e la bellezza della gara cala. Fortuna ci sarà un lungo stop durante il quale le scuderie potranno provare a risolvere i loro problemi

Complice il fuso orario favorevole, la doverosa e meritata celebrazione di Kimi Antonelli ha abbracciato tutta la domenica, monopolizzando giustamente le aperture di giornali, televisioni e siti. Le immagini di lui e Sinner durante le Atp Finals di Torino mentre chiacchierano a bordo campo sono un manifesto alla nostra meglio gioventù.

   

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Il giorno dopo è giusto invece interrogarsi su alcuni spunti che il Gran Premio della Cina ha offerto. Il primo è estremamente divisivo: la nuova Formula 1, così come è stata pensata, piace o no? Se bussiamo a casa Verstappen la risposta è una robusta pernacchia. Max è sconfortato, deluso e senza alcun pelo sulla lingua. Si è trovato a battagliare a centro gruppo con piloti che normalmente incontrava solo nelle conferenze stampa, perché in pista li guardava da troppo lontano. Detesta il nuovo regolamento e ancora più la macchina che Red Bull gli ha affidato. Verrebbe da chiedergli se non fosse il caso di partire un po’ meglio di come ha fatto a Shanghai e se non è troppo comodo amare la F1 quando si ha una gran macchina e odiarla quando si guida un catorcio. Tornando alla domanda d’origine va detta un’altra cosa con grande chiarezza. I primi giri, in Cina come a Melbourne, sono stati davvero spettacolari. Mai tanti sorpassi e soprattutto se ne sono visti una marea anche in aree diverse da quelle nelle quali i piloti possono aprire il Drs (quest’anno per fortuna la configurazione è diversa e non si è più schiavi dall’ala mobili come unica possibile configurazione per un sorpasso). Bisogna però essere altrettanto chiari dicendo che, passata la batteria dei fuochi d’artificio, la Mercedes ha salutato la compagnia come fa Pogacar nel ciclismo e da lì in poi le prime due posizioni non erano più contendibili. Certo, c’è stato il duello rusticano tra i due ferraristi ma era una disfida per il terzo posto, non per il primo. E lì ha fatto benissimo la Scuderia a farli scornare come cervi in calore senza voler gestire la loro virile esuberanza come avrebbe fatto il muretto della McLaren con le loro stucchevoli “papaya rules”.

 

A proposito, la Cina per i campioni del mondo è stata l’ora più buia. Mai visto un tracollo del genere, con due vetture nemmeno portate in griglia. Piastri in due gare non ha ancora disputato un giro (a Melbourne per colpa sua, in Cina a causa della sua vettura). Se vogliamo allargare il discorso, i tre piloti che hanno lottato per il titolo nella scorsa stagione (Norris, Verstappen e Piastri), nel Gp cinese non hanno conquistato nemmeno un punto.

   

La Fia, insieme a Liberty Media, ha giustamente cancellato le gare di Bahrain e Arabia Saudita. Dopo Suzuka, tra due weekend, ci sarà una lunga traversata (non del deserto) fino a Miami (dal 29 marzo al 3 maggio). E’ auspicabile che i grandi boss delle scuderie ottengano dalla Fia il permesso di effettuare almeno tre giorni di test in pista e non al simulatore. Sarebbe una soluzione di buonissimo senso e non troppa spesa. Ma soprattutto darebbe a tante scuderie la possibilità di rimediare a troppi errori. In Cina non hanno preso parte alla gara ben 4 vetture. Troppe. Le Aston Martin sono imbarazzanti, le Cadillac due balene spiaggiate, la Williams ha un sacco di problemi, la Audi pure. Accontentarsi di qualche petardo iniziale per vedere poi le Mercedes andare via e lasciare Leclerc ed Hamilton (bentornato!) a contendersi le briciole, potrebbe presto stancare.

 

Nel frattempo, godiamoci il sorriso pulito di Andrea Kimi Antonelli. Che nel retropodio, dialogando con il corregionale Stefano Domenicali, ha regalato la battuta di grand lunga più spontanea del fine settimana: “Mi stavo cagando addosso”, ha candidamente ammesso commentando una sbavatura a tre giri dalla fine. Lunga vita a questo ragazzino e buona lotta con il lungo Russell, perfido come Albione e quindi doppiamente temibile.