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a canestro

L'abbaglio oltre il record di Bam Adebayo

Francesco Gottardi

Il centro dei Miami Heat ha realizzato la seconda miglior prestazione Nba di sempre: 83 punti, davanti a Kobe e dietro il solo Wilt Chamberlain. Ma rispetto alle imprese del passato, oggi lo sport lascia sempre più spazio allo show. Annacquando anche una notte storica

Di colpo, Bam Adebayo irrompe negli annali dell’Nba. Un buon cestista, certo: ottimo difensore, discreto realizzatore. Eppure da stanotte siede fra due leggende come Wilt Chamberlain e Kobe Bryant. Possibile? Punti alla mano, sì: il centro 28enne dei Miami Heat, nella gara contro Washington, ne ha segnati la bellezza di 83. È la seconda miglior prestazione di sempre, davanti a Bryant contro Toronto – 81, gennaio 2006 – e alle spalle del solo inarrivabile centone siglato da Wilt nel ’62. Insomma: al Kaseya Center s’è fatta la storia. “A ripensarci suona pazzesco”, ammette lo stesso protagonista. E in effetti, oltre agli evidenti meriti tecnici del singolo – perché bisogna comunque saper segnare 20 volte da due, 7 da tre e 36 dalla lunetta in 42 minuti –, questo traguardo è sintomo al tempo stesso della spettacolare decadenza del grande basket americano. Dove difendere è una seccatura, correre un optional e l’infrazione di passi è ormai sinonimo di tolleranza.

La performance di Adebayo ha fatto notizia non soltanto per i numeri in sé. Ma anche perché arriva da un candidato insospettabile, fra tutte le macchine da punti – Shai, Jokic, Doncic – che dominano il parquet odierno e da cui magari ci si aspetterebbe l’exploit del decennio. Per intenderci: prima di oggi, Bam annoverava un career high da 41 punti, in media ne segna poco più di 16 e in questa stagione non era mai andato sopra i 31. Soltanto pochi giorni fa ne aveva siglati 24 per due gare di fila. È chiaro allora che siamo di fronte a un’abbagliante anomalia statistica. Figlia della partita perfetta, ma anche di un copione assai permissivo. Adebayo è stato indubbiamente autore di un primo quarto fantascientifico: già sopra i 30, trasformando in canestro tutto ciò che toccava. A quel punto i suoi compagni hanno fiutato cosa covasse in pentola e hanno preso a passargli il pallone di continuo, oltre ogni ragionevole scelta tattica: i 43 tiri tentati sono anch’essi un record di franchigia, mentre quel 2/16 da oltre l’arco dopo i primi 10 minuti è una percentuale da pessimo solista. Ma anche il pubblico in visibilio, man mano che scorreva il tempo, ha capito che il gioco si stava trasformando in “facciamo segnare Bam” (con la gentile collaborazione degli arrendevoli Wizards, non a caso la peggior difesa della Eastern Conference).

In altre parole, Adebayo ha sfruttato alla grande un lunghissimo garbage time, con gli Heat sopra di 19 già nel secondo quarto e il risultato mai più in discussione. Quella fra Lakers e Raptors nel 2006 fu invece una partita vera, con i gialloviola sotto di 18 anche a inizio ripresa e Kobe a guidare la rimonta sigillata soltanto negli ultimi 7 minuti. Mentre Chamberlain spadroneggiò agli albori del basket moderno, d’accordo, ma realizzando uno score probabilmente ineguagliabile – e per altro quando il tiro da tre ancora non esisteva. A ogni epoca dunque il primato che la rispecchia. E senza nulla togliere a Bam, a Miami è sembrata andare in scena un’allegra esibizione da All-Star Game o da Harlem Globetrotters. Come spesso succede in regular season, dove in nome dell’intrattenimento a oltranza l’agonismo viene meno e l’intrattenimento stesso lascia spazio alla noia. Da record, pure quella.

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