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chiave di A - come suona il campionato

La vittoria nel derby amplifica i rimpianti del Milan

Enrico Veronese

Allegri si è sempre professato teso a raggiungere la zona Champions anziché puntare al titolo nazionale. Eppure visti i problemi di questa Inter poteva ambire a qualcosa in più

Che il calcio, e il campionato di Serie A, siano ancora lo specchio della società lo dimostra l’ultima giornata, capace di alimentare rimpianti, di evidenziare il tramonto di un ciclo, di avvertire interferenze esterne tanto quando la politica o le attività culturali. Al centro, ovviamente, c’è l’esito dello scontro diretto tra la prima e la seconda in classifica, segnatamente le milanesi, concluso con il classico 1-0 in favore della squadra di Massimiliano Allegri: “I did it my way”, ovviamente di corto muso. Senza scomodare il bivio tra l’errore in percussione di Henrikh Mkhitaryan e la rete del successo siglata da Pervis Estupiñán, nell’arco di un minuto, il fischio finale di Daniele Doveri sancisce la lunga serie di rimpianti che i rossoneri possono avanzare in questi mesi.

   

     

L’atavica discontinuità di Rafael Leāo (pure convertito a nuovo ruolo), l’intermittenza sanitaria e di forma dell’altrimenti decisivo Christian Pulisic, non aver mai potuto arruolare l’alternativa Santiago Giménez, magari un difensore in più in rosa fanno parte di ciò che la stagione milanista avrebbe potuto essere e probabilmente non sarà, in assenza di coppe europee e data la precoce eliminazione dalla Coppa Italia. È certo che Max canterà “Je ne regrette rien” - o, con minore nobiltà, “Nessun rimpianto” - dacché si è sempre professato teso a raggiungere la zona Champions anziché puntare al titolo nazionale. Ma trattando del concomitante, prolungato fine corsa dell’Inter dopo il rovescio col Paris Saint-Germain e l’umiliazione del Bodø/Glimt, forse il contesto era davvero irripetibile.

 

Duole affrontare ancora l’ormai settimanale vertenza legata agli arbitraggi, ma i casi legati ad Antonio Sanabria (atterrato in area del Lecce) e Matteo Ricci - fallo di mano durante il blando assedio interista - rischiano di contare qualcosa addirittura nell’esito finale del campionato. Fossero stati fischiati due rigori all’apparenza poco discutibili, entrambi a tempo scaduto, la Cremonese avrebbe potuto non perdere terreno dal Lecce, e l’Inter continuare a involarsi in attesa della matematica. Non è chiaro quale sia la soluzione, se una maggior responsabilità del Var, l’introduzione del challenge a chiamata secondo il modello pallavolistico o altro d’umano, sta di fatto che nemmeno l’auspicata tecnologia ha risolto la situazione. Help!

 

Tuttavia il pallone rimane un gran bello spettacolo, mai scontato, la più importante tra le cose che lo sono meno. Il gol d’altri tempi di Martin Frese, con una ciabattata di sinistro al volo tenuta bassa, la vittoria tutta grinta del Genoa contro la Roma (quindi del romanista Daniele De Rossi contro il genoano Gian Piero Gasperini), le prestazioni all’altezza del Cagliari di Fabio Pisacane sono caratteri distintivi del calcio positivo, praticato da belle persone con volontà di imparare senza già pontificare. I due giovani tecnici, indipendentemente dai tre punti, hanno un futuro davanti a sé: non era scontato, né per il cagliaritano promosso dalla Primavera, né per Danielino una volta lontano dalla culla giallorossa. “But when they said ‘sit down’, I stood up, oh growing up”, cantava il Boss.   

   

A proposito di riconciliazioni, è lecito chiedersi se il weekend che ha esaltato quantità e qualità dei passaggi filtranti sia anche un preludio tattico alla necessità di ripristinare la figura del regista offensivo (o trequartista unico), da sempre patrimonio del calcio italiano e latino. Questione che stride con l’appannamento - solo fisico? - di colui che forse può rappresentare al meglio il concetto, non fosse per le sue ultime settimane in queste lande: cosa succede a Nico Paz? Nel Como che va a mille, l’argentino non è più così decisivo come prima: anzi si mostra indolente, enigmatico, indecifrabile, a volte fuori dal match, addirittura superfluo per le esplosioni di Martin Baturina, Lucas da Cunha e altri. Dopo aver tirato la carretta per una stagione e mezza, si domanda chi glielo fa fare, prima del Real Madrid? Forza ragazzo, “don’t make it bad”: la passione ha bisogno di te.

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