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Il Foglio sportivo

Milan-Inter: dispetto o scudetto?

Marco Gaetani

I 10 punti di distacco non tolgono interesse al derby. Il nuovo Chivu al riesame di Allegri che ha adottato il profilo basso sin da inizio anno e vuole provare a dare una spallata improvvisa al campionato

Qualora non fosse bastata la scelta della formazione titolare, differente per dieci elementi su undici da quella che aveva liquidato senza troppi problemi la pratica Genoa, è bastata una frase in conferenza stampa di Cristian Chivu per far capire che Como-Inter era, per dirla con una delle hit del recente Festival, un male necessario: “Mai, nemmeno per un minuto, ho pensato di mettere due punte: non mi sarei mai permesso di rischiare Esposito e Thuram avendo solo loro due a disposizione”. C’è il derby nella testa del tecnico interista, e non potrebbe essere altrimenti: l’Inter è giunta alla stracittadina potendo contare su match point e servizio, il Milan è appeso con le unghie all’ultima speranza di tenere aperto il campionato e per paradosso potrebbe persino accontentarsi di un pareggio in ottica qualificazione in Champions League.

 

Certo, meglio non dare per morto troppo in fretta uno come Massimiliano Allegri: ha adottato il profilo basso sin da inizio anno, scaricando il peso sugli altri per provare a marciare nell’ombra. Il Milan continua a fare punti, talvolta nonostante prestazioni che non rubano l’occhio, a voler usare una gentilezza nei confronti del tecnico toscano. Eppur si muove: i rossoneri sono lì, a difendersi dall’assalto disordinato del Napoli e con la chance di provare a dare una spallata improvvisa al campionato. Vincere vorrebbe dire salire a -7, instillando quantomeno il germe del dubbio in una squadra che in Serie A non perde proprio dal derby d’andata: aveva giocato meglio, e nemmeno di poco, l’Inter, punita da una respinta poco convinta di Sommer su un destro dimenticabile di Saelemaekers. A dare la zampata era stato quindi Christian Pulisic, che sarà la borsite, sarà il Mondiale all’orizzonte da affrontare con il peso di un paese tutt’altro che poco ingombrante sulle spalle, sarà una concorrenza che si è improvvisamente accesa dopo una partenza lenta, ma non segna da Milan-Verona 3-0, 28 dicembre 2025, calcisticamente quasi una vita fa. È lui il principale punto interrogativo del derby in casa rossonera: Allegri sa di non poterci rinunciare, condizioni fisiche permettendo, eppure la domanda è capire come stia davvero Pulisic e se la coppia con Leão ha senso, considerando che le fiammate dello statunitense di inizio stagione arrivarono quasi sempre in tandem con l’ormai lungodegente Giménez, un altro che deve inevitabilmente rivolgere la testa alla Coppa del mondo nel suo processo di rientro dall’infortunio. All’andata, però, la coppia fu effettivamente Pulisic-Leão e allora Allegri deciderà di scommettere sul talento. Il tecnico proverà inoltre a forzare il recupero di Bartesaghi, divenuto fondamentale sia per i suoi meriti, sia per i demeriti dell’alternativa, quell’Estupiñan che si è rivelato uno dei tanti flop del mercato estivo della nostra Serie A.

 

Dall’altra parte non ci sarà Lautaro Martínez, che col Milan ha spesso avuto un certo feeling. Sarà dunque, a meno di ribaltoni sorprendenti, l’esame di maturità per Esposito, al suo primo derby da titolare a nemmeno 21 anni, e per ritrovare un centravanti italiano in campo dal fischio d’inizio con la maglia dell’Inter in una stracittadina, se la memoria non ci inganna, bisogna tornare al 1987, quando toccò al non ancora ventenne Massimo Ciocci da Corridonia, in una stracittadina prenatalizia risolta, suo malgrado, da un autogol di Riccardo Ferri dopo una manciata di minuti, un beffardo pallonetto di testa a punire l’uscita di Zenga. Sarà, e non se ne abbia a male Chivu che in testa ha giustamente l’obiettivo tricolore, anche un test in ottica Nazionale, perché l’impressione è che uno come Esposito possa fare parecchio comodo anche a Gennaro Gattuso, e alle porte c’è un impegno che può cambiare, nel bene o nel male, la storia azzurra dei prossimi anni. Bisogna poi interpretare l’indizio della presenza di Calhanoglu in campo contro il Como: passaggio fondamentale per rimettergli minuti nelle gambe o segnale di una imminente panchina in quella che è diventata la partita dell’anno? Di sicuro Chivu non potrà rinunciare a Zielinski, il vero uomo in più dell’Inter rispetto alla scorsa stagione, oltre all’annata versione deluxe di Dimarco, anch’egli atteso come l’acqua nel deserto da Gattuso. 

 

Quantomeno, rispetto a qualche settimana fa, l’aria si è fatta leggermente più frizzantina: Chivu ha scelto di togliere il vestito da ragazzo della porta accanto lasciando trasparire il carattere rigido formato da allenatori concreti e provocatori come Capello e Mourinho, perché il rumore dei nemici si è fatto più intenso in concomitanza con il post Inter-Juve, gestito in maniera obiettivamente goffa dall’allenatore che in questo momento sembra a un passo dal titolo di campione d’Italia da semi-esordiente in A, impresa per pochi eletti. Adesso risponde in maniera puntuta, si lamenta, sbatte i pugni, per quanto con un garbo indiscutibile, adeguandosi in maniera perfetta a quella che è la cifra stilistica del nostro campionato. È il derby, vivaddio, e c’è bisogno anche di questo.

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