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Il Foglio sportivo

Bertagnolli guida la caccia all'oro dell'Italia paralimpica

Paola Arrigoni

Punta a 5 medaglie nello sci, in Discesa libera, SuperG, Slalom gigante, Slalom speciale e Combinata, per riscrivere ancora una volta la storia di questo sport, e non solo. Categoria “visually impaired”: “Vedo solo il 5 per cento, ma mi lancio a 100 all’ora”

Nessuno in questo secolo ha mai vinto così tanto nello sci alpino paralimpico azzurro quanto lui. Con otto medaglie paralimpiche, diciassette medaglie mondiali, di cui dieci ori, due Coppe del mondo assolute e undici Coppe del mondo di specialità, Giacomo Bertagnolli è la punta di diamante della delegazione azzurra, più volte definito lo sciatore della categoria “visually impaired”, che raggruppa atleti con disabilità visiva, migliore al mondo. Milano-Cortina sarà la sua terza Paralimpiade, quella in cui l’asticella si alza ancora di più, e l’obiettivo si traduce in un “cinque su cinque”. Che nella testa di Bertagnolli significa medaglia, puntando a quella del gradino più alto del podio, in Discesa libera, SuperG, Slalom gigante, Slalom speciale e Combinata, ovvero tutte le discipline dello sci alpino, per riscrivere ancora una volta la storia di questo sport, e non solo. 

 

Il primo paio di sci all’età di tre anni: “Papà mi portò sulle piste vicino a casa, a Cavalese, e da quel momento non ho più smesso. Da piccolo provai un po’ tutti gli sport ma l’adrenalina che si ha durante le discese è unica. Il sentirsi così veloci e essere travolti dall’aria che ti arriva addosso a 100 chilometri orari è meraviglioso soprattutto per chi, come me, ha problemi di vista”. A causa di un’atrofia bilaterale del nervo ottico Giacomo è infatti ipovedente dalla nascita: “Vedo circa il 5 per cento rispetto allo standard. Ho una discreta visione periferica, ma mi manca tutto quello che riguarda i dettagli e il campo visivo centrale”. Lo sport, di qualunque tipo, è sempre stato il suo punto fermo: “Per me, sin da piccolo, non esisteva la frase ‘non puoi’. E quindi iniziai a provare un po’ di tutto, dal canottaggio all’arrampicata, all’hockey su ghiaccio o la bici da corsa”. E poi c’era quel valore in più che solo lo sport sa dare: “Non potrei immaginare la mia vita senza. Mi ha insegnato a conoscere meglio me stesso e capire le mie potenzialità. Lo sport ti fa capire che basta un po’ di coraggio e passione per superare alcuni ostacoli e pensare sempre alla prossima sfida. È un approccio che poi applichi nella vita quotidiana”. Mentalità che entrò nella testa di Giacomo nel 2012 quando in televisione risuonava l’inno italiano cantato da una Martina Caironi in quello stadio londinese gremito di gente. O Cecilia Camellini, cieca dalla nascita, trionfava nel nuoto. Alex Zanardi, simbolo di quella Paralimpiade, sventolava la bandiera alla Cerimonia di Chiusura. Giacomo aveva tredici anni, quelle immagini non le dimenticherà mai: “Un giorno sarò lì anche io”, disse alla mamma. 

 

Quel giorno arrivò sei anni dopo. In Corea del Sud iniziavano i Giochi Paralimpici invernali di Pyeongchang 2018. L’anno precedente aveva vinto il suo primo oro mondiale con il compagno di scuola Fabrizio Casal, che aveva iniziato a guidarlo alla fine del 2015. Entrambi diciannovenni invece quell’anno stavano per scendere sulle stesse piste dei grandi dello sci alpino paralimpico, prima di tornare a casa e affrontare la maturità. Fabrizio gli indicava il percorso e le linee da seguire con la voce, sciando davanti a lui. Tornarono sui banchi di scuola con al collo due medaglie d’oro in Slalom e Gigante, un argento in SuperG e un bronzo nella Discesa libera. 

 

Fu lui a sventolare il tricolore a Pechino 2022: “Essere portabandiera è stata un’emozione indescrivibile. Fu proprio bello e divertente, che per me è la cosa più importante. Lo sport non è solo un modo per poter sfidare me stesso e gli altri, ma anche un pretesto per stare bene e divertirmi. È questa l’essenza della vita”. Non è mai facile migliorarsi, soprattutto quando si parte da favoriti. Non per Giacomo, sempre alla ricerca di un obiettivo più grande. Insieme ad Andrea Ravelli, ancora oggi la sua guida e punto di riferimento, portò a casa metà delle medaglie italiane vincendo due ori e due argenti. È anche per questo che nell’ultimo periodo il numero cinque ritorna nei suoi pensieri: “Ho sempre vinto quattro medaglie alle Paralimpiadi, sarebbe bello andare a podio cinque volte su cinque”. Podi che condividerà ancora con Andrea: “È la mia spalla destra, la persona con cui vado più d’accordo in assoluto. Abbiamo anche la stessa visione d’insieme e gli stessi obiettivi, e questo rende tutto molto più semplice e naturale”. Così come lo è vederli sciare insieme, ormai totalmente sincronizzati, come fossero la stessa persona: “Ci fidiamo veramente uno dell’altro e questo è importantissimo. In discesa libera si scende ben oltre i 100 chilometri orari, io mi affido completamente ad Andrea e lui si fida di me”. Discipline veloci che hanno preparato al meglio proprio in vista di Milano Cortina: “Il SuperG è la mia preferita perché combina tecnica e velocità, però in questa stagione io e Andrea abbiamo lavorato molto anche sulle gare di velocità, per non aver nessun rimpianto”. Sono loro la coppia da battere. Quella che fa più rumore ai cancelletti di partenza, che ride e scherza negli istanti che precedono le gare, in totale sintonia. Quella che nelle ultime Paralimpiadi e Coppe del mondo ha dominato anche i traguardi, accomunati dalla voglia di andare incontro all’adrenalina che solo la velocità e la montagna sa dare loro. 

 

Superare Pechino non è solo il loro obiettivo. Come ha ribadito il presidente del Comitato italiano paralimpico, Giunio De Sanctis, “l’Italia punterà a raggiungere tra le 7 e le 10 medaglie spinti dall’entusiasmo e dalla vicinanza del pubblico di casa”. Paralimpiadi che avranno anche un valore diverso per Bertagnolli: “Spero possa essere un po’ come Londra 2012 fu per me. Cercherò di trasmettere la mia grinta e passione e soprattutto mostrare come i limiti siano fatti per essere superati, perché un modo si trova sempre”. È questa la cultura, non solo sportiva, che lascerà con Milano-Cortina 2026.

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