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Il Foglio sportivo
“Il calcio ora è troppo lento”. Intervista a Claudio Marchisio
“Sette contro sette, regole nuove. Il futuro è la Kings League. Gli ex giocatori fanno fatica a inserirsi nella nostra lega. Ma io vorrei avere Giovinco: per me ha le qualità tecniche e fisiche che servono negli uno contro uno”, parla l'ex centrocampista della Juventus
La prima azione della prima partita del nuovo campionato è un contrasto duro a centrocampo: ammonizione. Il secondo match si apre con un gol, ma il replay proposto su uno schermo induce l’arbitro ad annullarlo e ad assegnare un rigore all’altra squadra per fallo a inizio azione. Ricorda qualcosa? Probabilmente sì, ma servono altre precisazioni. Il contrasto nasce dall’esigenza di conquistare un pallone calato dall’alto tra gli unici giocatori in campo in quel momento. L’ammonizione comporta la sostituzione di chi ha ricevuto il cartellino (no, non è un’accortezza alla Simone Inzaghi, lo dice il regolamento). E il gol diventato rigore contro viene archiviato subito, al netto di qualche protesta. Anche perché “in Kings League poi può succedere di tutto”, ci dice Claudio Marchisio. Ah, anche al posto di campionato conviene usare il termine split. “È un nome mutuato dal mondo degli eSports, questo è il secondo”, spiega l’ex Juventus, confermato anche nel 2026 Head of competition della Kings League Italia.
Non è un dettaglio secondario. Il progetto creato in Spagna dall’ex difensore del Barcellona Gerard Piqué è una commistione tra calcio, eSports e intrattenimento digitale. Tra i presidenti delle 12 società italiane ci sono ex calciatori del calibro di Christian Vieri e Luca Toni, celebrità come Diletta Leotta, Fedez, Melissa Satta, Er Faina, per la maggior parte streamer e digital creator quali Blur, En3rix, ZW Jackson, TheRealMarzaa e Moonryde. Background diversi hanno trovato una convergenza in questa lega di calcio a 7, la cui competizione non è affatto trascurata e sacrificata sull’altare del puro entertainment. “Non è solo un gioco. Chi viene qui lo fa seriamente, dalla passione dei presidenti nel rapportarsi alle loro community fino a quella dei giocatori in campo. C’è stata anche una fase di mercato molto attiva, dal vivo ci si rende conto di quanto professionismo ci sia”, racconta Marchisio.
Osservare da vicino le partite aiuta a superare possibili pregiudizi. Il tasso tecnico dei giocatori è alto, molti provengono dalle categorie dilettantistiche, chi dal calcio a 5, in diversi hanno alle spalle fresche esperienze di settore giovanile in società professionistiche. Ci sono anche Alessandro Florenzi, qui conosciuto solo come “Spizzi”, e Davide Moscardelli. Oltre a loro però, latitano gli ex calciatori. “Più di qualcuno lo scorso anno ha provato a fare qualche partita, ma in molti hanno riconosciuto la difficoltà nel sostenere il ritmo. Si fa fatica a inserirsi nel mondo Kings, da una parte dispiace perché le wild card all’inizio ci hanno garantito molta pubblicità, ma da una parte fa piacere perché vuol dire che il livello si sta alzando”. Eppure Marchisio pensa ancora a qualche suo ex compagno: “Sto provando a convincere Giovinco, ma è complicato perché vive in Canada. Per me ha le qualità tecniche e fisiche che servono negli uno contro uno”. E di uno contro uno ce ne sono molti in Kings League, all’inizio e alla fine. Il numero dei giocatori in campo cresce col passare dei minuti e poi diminuisce nella fase calda, quando si decide il risultato. È una delle tante variabili di “un prodotto che ha avuto la fortuna di essere creato da zero, permettendo di sbizzarrirsi con le idee”.
Non bisogna commettere l’errore, mette in guardia Marchisio, di creare una contrapposizione: “Kings League e calcio sono paralleli, non si intersecano”. L’obiettivo non è rubare spettatori alle partite canoniche, d’altronde tutte le sfide si giocano di lunedì, nemmeno incentivare a guardarle. Inevitabile però che ci possa essere un filo di contaminazione se si hanno in comune una palla, due porte e il gol come fine: “Ho avuto il riscontro da parte di tecnici, soprattutto di calcio giovanile, che creano allenamenti specifici prendendo spunto dal nostro regolamento”, confida Marchisio. “Credo che la partenza di questo progetto in tutto il mondo sia stata interpretata come un segnale da parte del calcio per effettuare dei piccoli cambiamenti”. Non si starà andando verso il tempo effettivo della Kings, ma le ultime modifiche dell’Ifab su rimesse laterali, rinvii dal fondo, sostituzioni e soccorso medico mirano a ridurre i momenti morti e a stanare i furbetti: “Mi auguro che il calcio intraprenda questa direzione nella lotta alle simulazioni e alle perdite di tempo. Non solo per migliorare la qualità della partita, ma per creare entusiasmo nelle nuove generazioni che guardano il calcio”.
Il dibattito esiste da anni. Davvero i più giovani sono stanchi di guardare uno sport che rischia di essere troppo statico e lento? “Io ho figli adolescenti che guardano il calcio. A volte però avvertono il bisogno di qualche scossa in più e l’innovazione può aiutare a mantenere viva la passione”. A patto di non esagerare, riconosce lo stesso Marchisio. Non si arriverà ai rigori presidenziali, chiamando Marotta, Lotito e De Laurentiis sul dischetto come Fedez, Leotta e Satta, nemmeno all’abolizione dei pareggi con l’introduzione degli shootout o di finestre temporali in cui un gol varrà doppio. “Quante volte capita di vedere spettatori fuggire dallo stadio a 15 minuti dalla fine per una partita noiosa e di cui immaginano già il finale? Creare un’atmosfera diversa per cui sai già che accadrà qualcosa è una prospettiva affascinante. Il calcio però ha una storia immensa, ci vuole cautela perché il rischio di creare danni è dietro l’angolo”.
Meglio concentrarsi sulla crescita della Kings League, a partire dalla nuova Fonzies Arena allestita a Cologno Monzese, un passo avanti rispetto alla sede del 2025 al Centro Vismara di Milano. “Poter contare su una struttura esclusiva è un gran vantaggio”. L’atmosfera è suggestiva, dall’inedito manto nero alle postazioni a bordo-campo in cui i presidenti/streamer commentano le partite in tempo reale per gli utenti collegati su Twitch e Youtube. C’è però chi preferisce lo spettacolo dal vivo e riempie, già da metà pomeriggio, le tribune poste dietro le due porte. I giocatori si arrampicano per andare a festeggiare con i tifosi dopo un gol. Ci si leva la maglia, si urla di gioia, in panchina ci si agita e si fa invasione alla fine. Marchisio apprezza: “Serve alzare il livello per fare bella figura con la Nazionale al Mondiale di Kings”. Non sarà calcio, ma di similitudini ce ne sono.
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