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La crisi dei bomber in Serie A
Dopo 27 giornate di campionato c'è solo un giocatore in doppia cifra nella classifica marcatori: Lautaro Martínez. I gol non sono solo diminuiti, ma si sono spostati più indietro e più verso l’esterno
Il dato è sufficiente a far scattare l’allarme rosso. Perché racconta meglio di mille discorsi lo stato del calcio italiano. Sì perché dopo 27 giornate la Serie A può contare su un solo giocatore capace di arrivare in doppia cifra. La classifica dei marcatori è spietata. Primo Lautaro Martínez con 14 centri e poi, staccati, tutti gli altri. È una situazione che non conosce uguali in Europa. Perché nessuno dei maggiori campionati del Vecchio continente ha fatto registrare una situazione così allarmante. Prima di questo turno la Premier League aveva 8 giocatori in doppia cifra. La Ligue 1 ne contava 5, la Liga e la Bundesliga 9. E la situazione non migliora neanche se si esce dal cerchio ristretto dei primi cinque campionati d’Europa. In Eredivisie ci sono 9 giocatori che hanno superato la doppia cifra, in Portogallo sono 10, mentre in Championship (la Serie B inglese) sono addirittura 17. Il panorama è sconfortante. Anche perché dà l’idea di come la Serie A si sia avvitata su se stessa.
Lo scorso anno, allo stesso punto del campionato, erano stati segnati 714 gol. Ora, dopo 27 giornate, siamo fermi a quota 656, 58 in meno. All’alba della ventottesima giornata del 2024/2025, erano sei i giocatori ad aver segnato dieci o più reti in Serie A: Retegui, Kean, Lookman, Thuram, Lucca, Lautaro (mentre a fine stagione sarebbero stati in tutto 18). Fra questi soltanto il capitano dell’Inter si è ripetuto. Tutti gli altri hanno vissuto parabole decisamente arcuate. Retegui è stato ceduto per fare cassa, mentre Lookman ha salutato a gennaio dopo un estenuante tira e molla con la società. Kean è stato risucchiato nel gorgo nero in cui era finita la Fiorentina, mentre al Napoli Lucca si è trasformato in un costoso flop prima di venire spedito in prestito in Premier League. Vicende individuali che però non bastano a spiegare un fenomeno collettivo. Perché i gol non sono solo diminuiti, ma si sono spostati più indietro e più verso l’esterno. La tendenza è chiara.
L’Inter in questo momento si pone come un unicum: i 4 centravanti in rosa hanno segnato 30 dei 64 gol realizzati dalla squadra di Chivu. E questa prolificità si rispecchia nelle 21 reti messe a segno in più rispetto alla seconda in classifica. Nelle altre squadre che lottano per l’Europa, invece, il caro e vecchio centravanti sembra aver abdicato al ruolo di grande trascinatore. Ogni squadra vive una situazione peculiare. Eppure tutte sembrano assomigliarsi in qualche modo. Prima di infortunarsi alla caviglia, Gimenez aveva giocato 9 partite per il Milan. Senza mai segnare. A gennaio, dunque, il club ha deciso di puntare su Fullkrug. In undici partite il tedesco è partito solo una volta dal primo minuto e ha trovato un solo gol. Così a cantare e portare la croce sono stati Rafael Leão, schierato come 9 più o meno falso (9 centri) e Pulisic (8), con il centrocampo che ha contribuito con dieci reti. A inizio stagione il Napoli aveva scelto di investire pesantemente pur di coprire lo spazio vuoto lasciato dall’infortunio di Lukaku. Così sono arrivati Højlund (9 reti) e Lucca (1), che insieme hanno realizzato il 24 per cento del volume offensivo della squadra di Conte, che invece è stata trascinata dai suoi trequartisti e dai suoi esterni (16 reti) con un buon contributo dei terzini (4 reti). Il caso più eclatante, tuttavia, è quello della Roma. Prima di arrendersi ai problemi fisici, Dovbyk e Ferguson non hanno mai convinto pienamente. Insieme i due si sono spartiti equamente 6 delle 37 reti realizzate dalla squadra di Gasperini (il 16 per cento del totale). A tenere in piedi la baracca ci hanno pensato le reti dei fantasisti più o meno esterni (Soulé, 6 reti, Pellegrini, 3, Dybala 2) e degli esterni di centrocampo come Wesley (4 gol) e Celik (1). La situazione si è ribaltata a gennaio, quando Malen, schierato punta centrale, ha segnato 6 gol in 7 partite coprendo da solo il 46 per cento dei gol messi a segno dalla Roma in quella striscia. Va ancora peggio alla Juventus dove Vlahovic, Openda e David hanno segnato insieme appena 9 reti. Una in meno del capocannoniere bianconero Yildiz, uno che del centravanti non ha certo il fisico e le movenze.
Insomma, il centravanti è in crisi perché è in crisi la Serie A. Senza grandi budget a disposizione, infatti, bisogna affidarsi all’usato sicuro. Oppure alle idee. E purtroppo queste non si possono comprare.