Massimo Rivola
Il Foglio sportivo
L'Aprilia ci crede davvero: Márquez non è imbattibile
Rivola: “Più che anti-Ducati, siamo anti-tutti. Siamo cresciuti tanto e Bezzecchi può giocarsela a ogni gara”
L’atteggiamento più semplice sarebbe quello di indirizzare tutta l’attenzione su Marc Márquez, sottolineare quanto lui e la Ducati siano imbattibili, parlare dei record che lo spagnolo è destinato a battere nella stagione di MotoGp appena cominciata in Thailandia. Lo aspettano il decimo Mondiale, il primato di successi (la prossima sarà la vittoria numero 100), un altro anno da sballo. Invece no. Massimo Rivola, ex Minardi e Ferrari, amministratore delegato di Aprilia Racing dal 2018, non si nasconde.
Come ci si sente nei panni dell’anti-Ducati?
“Boh, non lo so. Onestamente direi l’anti-tutti. Forse dovresti chiedere a Domenicali e Dall’Igna come si sentono a essere l’Anti-Aprilia. Ducati in questi anni ha vinto tantissimo e va dato loro enorme merito. Sono stati bravissimi. Noi faremo di tutto per batterli, ma con rispetto”.
Da che cosa nasce tanta fiducia?
“Perché se guardo la curva di crescita dei cinque costruttori negli ultimi anni, la pendenza di Aprilia non ce l’ha nessuno. Non è una prestazione che arriva per caso. Le nuove carene non sono frutto della fortuna, gli sviluppi motore nemmeno. È un percorso industriale e tecnico solido. Questo mi rende ottimista, anche in vista del 2027, quando cambierà tutto”.
Bezzecchi può reggere il confronto con Márquez?
“Marco è pronto per giocarsi ogni gara. Che sia Márquez, Bagnaia, Quartararo o chiunque altro. Anzi, forse battere il riferimento massimo dà una motivazione in più. È come Hunt e Lauda in Rush: l’uno era la spinta dell’altro”.
Márquez non è imbattibile?
“Nessuno è imbattibile. Certo, Marc è fortissimo. Ma la MotoGP è uno sport di squadra. Quanto siamo cresciuti come factory ha inciso tantissimo sulle prestazioni di Bezzecchi. Non è mai solo il pilota. È il lavoro di Noale, degli ingegneri, dei tecnici. È un sistema”.
L’anno scorso l’infortunio e poi le bizze di Martín, la prima punta designata, vi hanno messo in difficoltà…
“Problema o opportunità? Marco è stato bravissimo a sfruttare l’occasione. E noi siamo stati bravi a gestire la situazione. Se qualcuno pensava che potessimo perdere credibilità, credo sia successo il contrario. Il gruppo si è compattato”.
Ultimo anno con questo regolamento: può esserci una sorpresa come è capitato in F1 con Norris?
“Lo spero. Per noi non è un anno di transizione, ma uno dei più importanti della storia recente. Queste moto superano i 300 cavalli, hanno aerodinamica estrema, abbassatori… saranno le più veloci di sempre”.
Non sarebbe male lasciare il segno con quella destinata a restare la moto più veloce di sempre?
“Sarebbe una gran bella cosa. Ma oggi il riferimento è Ducati. Se abbiamo il ‘Verstappen’ che compensa il delta sul mezzo, ben venga”.
Le piace la rivoluzione tecnica in arrivo con la riduzione da 1000 a 800 cc?
“Era necessaria per la sicurezza. Siamo arrivati a velocità troppo elevate. Però personalmente avrei ridotto il serbatoio invece della cilindrata: meno benzina, meno potenza media, costi più bassi. Ma si decide a maggioranza”.
Contento dell’addio agli abbassatori?
“Non li ho mai amati. Bellissima invenzione, ma sono felice di toglierli. Ridurre un po’ l’aerodinamica va bene, ma deve restare: come in Formula 1, anche noi dobbiamo essere aerei a due ruote”.
Come gestirete lo sviluppo tra 2026 e 2027?
“Il race team sarà concentrato al 100 per cento sul 2026. Però ogni mese una parte delle risorse passerà al 2027. Il test team lavorerà sempre più sulla nuova moto. Il motore deve girare bene al banco: quella è la base”.
Una grande novità sarà l’arrivo di Pirelli.
“Abbiamo già fatto un test a Misano, è andato sorprendentemente bene. Ma Misano ha grip altissimo. Lì non fai un vero stress test. Pirelli ha i mezzi per reagire se servirà. L’incognita resta grande”.
Introdurrebbe la radio tra i box e i piloti come in Formula 1?
“Mi piacerebbe. Non per togliere autonomia ai piloti, ma per creare contenuti. Dobbiamo conquistare pubblico nuovo, non solo gli appassionati di moto. I giovani oggi seguono altro. Servono strumenti per coinvolgerli. I nostri piloti emozionano veramente e poi noi abbiamo ancora il rumore…”.
La Formula 1 vorrebbe copiare la MotoGp aumentando il numero di Sprint Race. Che ne pensa?
“La Sprint ha aumentato l’interesse e riempito gli autodromi anche il sabato. Però ogni 4-5 gare toglierei la Sprint per lasciare spazio a delle prove per lo sviluppo. Anche noi ne avremmo bisogno”.
Ci sono giovani talenti nelle moto come in Formula 1 dove dopo Antonelli stanno arrivando altri italiani?
“Sì, già nelle MiniGP vedi cose interessanti. Ma nelle moto la crescita fisica incide tantissimo. Un pilota molto alto parte svantaggiato. È diverso rispetto alle auto”.
Lì lo capisci più facilmente?
“Guardate Leclerc o lo stesso Kimi. Si era capito che piloti fossero fin dai kart”.
Quando capisci se vale la pena investire?
“Non c’è un’età precisa. Moto3 è già molto precoce. La Moto2 è una categoria durissima, ma non sempre chi domina lì è il migliore in MotoGP. Nelle auto è più facile leggere il talento nei kart. Nelle minimoto è più complicato”.
La testa fa la differenza?
“È conditio sine qua non. Fame, ossessione, missione. Tutti i grandi campioni hanno una testa diversa. E la fame si declina in tanti modi: nel rischio, nel lavoro con i tecnici, nel creare un ambiente che ti spinga oltre”.
Honda e Yamaha saranno della partita?
“Yamaha è in ritardo, soprattutto lato motore. Passare al V4 significa rifare la moto. Arriveranno, ma forse non subito. Honda ha già fatto passi avanti. Però credo che oggi le due italiane abbiano ancora un piccolo margine”.
Quando annuncerete l’ingaggio di Bagnaia per il 2027?
Improvvisamente la linea con la Thailandia di interrompe. Si sente qualcuno dire “Certo sarebbe un po’ come far giocare insieme Baggio e Del Piero, Rivera e Mazzola”. Non resta che aspettare. Aprilia punta sul born in Italy, Ducati sul born in Spain.
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