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Il Foglio sportivo

È già tempo di riaccendere la fiaccola: iniziano i Giochi paralimpici

Paola Arrigoni

La cerimonia d'apertura ci sarà il 6 marzo a Verona. Per il momento la delegazione ucraina ha deciso di non sfilare per la riammissione di bandiera e inno russi. Gli azzurri invece si presentano con 42 atleti per 6 discipline: sci alpino, sci di fondo, biathlon, snowboard, wheelchair curling e para ice hockey

La Grecia lascia il posto all’Inghilterra. Si riparte da lì, come ogni Paralimpiade, da quel piccolo paese a nord-ovest di Londra, Stoke Mandeville, dove il 29 luglio 1948 sir Ludwig Guttman gettò i semi di quello che diventerà lo sport paralimpico. Ed è proprio qui che a due giorni dalla Cerimonia di chiusura dei Giochi olimpici invernali, la britannica Millie Knight, vincitrice di quattro medaglie nel para sci alpino, insieme al nostro Andrea Macrì, vice-capitano della squadra azzurra di para ice hockey, hanno acceso l’altra Fiamma di Milano Cortina 2026, quella paralimpica, che sta già illuminando ancora una volta l’Italia. Un legame importante, quello del nostro paese, con il movimento paralimpico. Fu l’Italia infatti la prima nazione a introdurre le gare di atleti e atlete paralimpiche ai Giochi di Roma 1960, come ricordato spesso dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Ed è su queste radici, che i Giochi paralimpici di Milano Cortina 2026 prenderanno avvio.

Si torna a Verona. Sarà una cerimonia audace, che lascerà gli spettatori di tutto il mondo con un punto interrogativo, ribaltando i significati delle parole, mischiando il linguaggio all’espressione artistica per pensare al futuro. L’anfiteatro romano porterà una delle più immagini più impattanti di questi Giochi italiani, in quanto rappresenterà l’anello di congiunzione tra il mondo olimpico e quello paralimpico. Dopo aver ospitato la Cerimonia di chiusura a cinque cerchi, l’Arena diventerà il palcoscenico degli agitos, il simbolo ufficiale del movimento paralimpico e si trasformerà in uno spazio nuovo, senza gravità, in cui i corpi non hanno limiti, ma sono liberi di trasformarsi continuamente in un ambiente diverso e rinnovato, pensato in armonia con tutti. Ed è con questa idea di una società del futuro che abbatte le barriere, togliendo quel prefisso “dis” e mostrando solo le abilità, che il 6 marzo 2026 si apriranno le danze. Una Cerimonia di Apertura che però potrà vivere di qualche polemica al suo interno, come l’intenzione dell’Ucraina di non sfilare, scelta che deriva dalla riammissione di bandiera e inno russi ai Giochi Paralimpici. Saranno sei infatti gli atleti russi che parteciperanno alle Paralimpiadi (due ciascuno in snowboard, sci alpino e sci di fondo) e quattro i bielorussi (sci di fondo). Come ha spiegato il presidente del Comitato paralimpico internazionale (Ipc) Andrew Parsons, la decisione fu votata a maggioranza durante l’Assemblea generale dell’Ipc dello scorso settembre a cui erano presenti 177 membri. Il primo voto prevedeva una sospensione totale del comitato paralimpico russo: 111 voti contro, 55 a favore e 11 astenuti. La seconda opzione era per una sospensione parziale, ovvero atleti neutrali senza bandiere e inno: 91 contrari, 77 a favore e 8 astenuti. Con il prevalere del no in entrambe le votazioni, i due comitati ottennero la possibilità di rientrare sotto ogni forma. Una questione travagliata che vide anche il ricorso e la vittoria della Russia contro la Fis Federazione internazionale sci e snowboard, per non aver agevolato le qualificazioni, ricorso che permise la richiesta degli slot bipartite, ottenuti poi dai dieci atleti. 

Sono invece 42 gli atleti e le atlete azzurre che andranno a comporre la delegazione italiana, più tre guide. Si tratta del numero più alto di convocati per un’edizione dei Giochi invernali, e andranno a rappresentare il nostro paese in tutti e sei gli sport presenti: sci alpino, sci di fondo, biathlon, snowboard, wheelchair curling e para ice hockey. A guidare la nostra Nazionale la sciatrice impovedente Chiara Mazzel, alla sua seconda Paralimpiade, e Renè De Silvestro che, sulla neve da quando era piccolo, si avvicinò allo sci paralimpico dopo una lesione midollare dovuta a una caduta in allenamento nel 2013, prima di una gara di sci alpino. Bronzo e argento a Pechino 2022, per Renè sarà la sua terza Paralimpiade. Saranno loro a far sventolare il tricolore, tra l’emozione e l’orgoglio di poter essere portabandiera davanti al pubblico di casa. Non scontato. “Fare un’Olimpiade o una Paralimpiade in casa è un sogno. Si stanno godendo qualcosa di magico” racconta Bebe Vio Grandis: “La più fortunata di tutti è Arianna (Fontana, ndr) che ha fatto sia Torino 2006 che questa, qualcosa di speciale. Lei più di tutti può rappresentare la magia e l’emozione delle storie che ci sono dietro questi Giochi italiani”. Sarà questa Milano-Cortina 2026: la Paralimpiade del cambiamento. Il presidente Parsons ripete spesso come “i Giochi paralimpici siano l’evento più trasformativo del mondo”, dove l’aggettivo trasformativo assume il significato di “catalizzatore” di un cambiamento. Sociale, personale, e globale. A vent’anni da Torino 2006 sarà il nostro paese, ancora una volta, a riportare davanti agli occhi del mondo questo concetto. E lo farà con l’ambizione di chi sa che i risultati, sportivi e non, di questi dieci giorni di Paralimpiade, lasceranno un segno marcato nel mondo, proprio come un “Italian Souvenir”.

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