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Il foglio sportivo
Fortuna che esiste l'Atalanta per l'Italia del calcio
La Dea è l'unica squadra della Serie A che ha superato il turno di Champions ribaltando lo 0-2 dell'andata. Grandi meriti per questo successo vanno attribuiti al lavoro svolto da Raffaele Palladino che, subentrando a Jurić, ha subito rimesso in carreggiata la macchina nerazzurra
Tanto tuonò che piovve. O quasi. Sì perché, alla vigilia del turno di ritorno dei playoff di Champions, il pensiero comunque era che le squadre italiane si sarebbero trovare senza alcuna rappresentante agli ottavi. Se infatti era difficile immaginare una remuntada della Juventus con il Galatasaray dopo il 2-5 dell’andata, qualche flebile speranza in più la dava la gara di ritorno fra Inter e Bodø/Glimt, con i nerazzurri reduci dall’1-3 in Norvegia. Quasi nessuna possibilità di passare era invece attribuita all’Atalanta, costretta a rimontare due gol al temibile Borussia Dortmund. Novanta minuti dopo (centoventi nel caso della Juve) l’Italia è invece riuscita a spedire una sua portabandiera al round successivo. A sorpresa però non è stata né la Juventus (andata vicinissima all’impresa) né l’Inter più da campionato che da coppa di Cristian Chivu (il contrario di quella di Simone Inzaghi) bensì l’Atalanta.
La qualificazione che non t’aspetti. La Dea ha saputo ribaltare lo 0-2 della gara del Signal Iduna Park (Westfalenstadion quando gli sponsor non avevano ancora comprato i nomi degli stadi) andando sul 3-0 prima e sul 4-1 (col rigore in pieno recupero segnato da Samardžic) dopo che il Borussia aveva momentaneamente riagguantato la qualificazione grazie alla rete di Karim Adeyemi. Grandi meriti per questo successo vanno attribuiti al lavoro svolto da Raffaele Palladino. Chiamato al capezzale dell’Atalanta dopo che la società aveva bocciato la scelta precedentemente fatta (quella cioè di affidare il dopo Gasperini a Ivan Jurić, reduce da un’annata disastrosa trascorsa fra Roma e Southampton), l’ex allenatore della Fiorentina ha subito rimesso in carreggiata la macchina nerazzurra, in campionato così come in coppa Campioni.
Non a caso ora la compagine bergamasca si trova a soli cinque punti di distanza dal quarto posto in Serie A. Da quando è arrivato Palladino, lo scorso novembre, l’Atalanta ha conquistato trentadue punti in quindici giornate di campionato, tanti quanti il Milan di Massimiliano Allegri. Soltanto l’Inter ne ha conquistati di più nello stesso arco di tempo. Il tecnico di Mugnano di Napoli ha quindi ridato ai lombardi una dimensione che, partito Gasperini, sembrava essersi perduta nella mediocrità della gestione Juric, durata pressappoco quanto duravano gli imperatori al crepuscolo di Roma. E lo ha fatto regalando ai tifosi un’altra notte magica in Europa. Una come quelle vissute nella stagione 2023-24, quando l’Atalanta ha conquistato l’Europa League, primo trofeo continentale nella storia del club. O, forse ancor di più, una simile a quelle vissute nel 1987-88 nell’ormai defunta Coppa delle Coppe quando la squadra, allora guidata da Mondonico, si fermò alle semifinali di una competizione affrontata mentre si trovava in Serie B.
Forse l’Atalanta dei vari Palladino, Zappacosta, Hien, Scamacca e Zalewski (un rimpianto per l’Inter) non deve stupirci più di tanto. Forse l’anomalia era l’Atalanta di Jurić che faticava e non quella scintillante di oggi, che prosegue un percorso iniziato anni fa. Di certo, in un calcio italiano che vede le sue grandi, o presunte tali, uscire ancora una volta con mestizia dalla Champions (competizione che non vinciamo dal 2010), i bergamaschi rappresentano una luce nel buio.