Floyd Mayweather Jr. contro Manny Pacquiao nell'incontro del 2015 (foto di Isaac Brekken per Ap, via LaPresse)

a Las Vegas

La boxe si affida alla nostalgia. Floyd Mayweather sale di nuovo sul ring contro Manny Pacquiao

Michele Tossani

A settembre andrà in scena un grande evento tra due ex campioni di quasi cinquant'anni. Il pugilato è costretto a richiamare vecchie glorie per mantenere vivo l’interesse intorno alla disciplina

Il prossimo 19 settembre l’avveniristica cornice della Sphere di Las Vegas, l’arena sferica (appunto) più grande del mondo, ospiterà per la prima volta un incontro di pugilato. Incontro che vedrà il ritorno sul quadrato di Floyd Mayweather Jr. Il pugile americano affronterà il filippino Manny Pacquiao in quella che sarà la rivincita del primo confronto fra i due, che venne definito Fight of the Century. In quella occasione, all'MGM Grand Garden Arena di Las Vegas, ad avere la meglio fu Mayweather che si impose ai punti con decisione unanime.

Il problema è che quella prima sfida fra Mayweather e Pacquiao ebbe luogo nell’ormai lontano 2015. Per Mayweather si tratterà del primo combattimento da professionista dopo quello che, nel 2017, lo vide sconfiggere il campione della UFC Conor McGregor. Pacquiao invece si è ritirato nel 2021.

È difficile prevedere se Netflix, che si è assicurata la diretta del match, riuscirà ad avvicinare la quantità di dollari messa in circolazione ai tempi (è stato calcolato che l’incasso complessivo dell’incontro di undici anni fa sia arrivato a oltre 500 milioni di dollari). Di certo questa rivincita mette sul tappeto la questione relativa allo stato attuale del pugilato. Ad affrontarsi a Las Vegas saranno infatti due pugili vicini ai cinquant’anni d’età (quarantanove compiuti da poco Mayweather e quarantasette Pacquiao). La rivalità fra i due, nella scorsa decade avrebbe potuto generare una serie di match con un livello di interesse (e di circolazione di denaro) pari a quello che produsse la trilogia di combattimenti che videro protagonisti Muhammad Ali e Joe Frazier fra tra il 1971 e il 1975 (compreso il famosissimo Thrilla in Manila).

Per una serie di motivi invece l’unico precedente fra Mayweather e Pacquiao rimase proprio quello già citato del 2015. Questo incontro di settembre dunque non mette di fronte due pugili all’apice della carriera, ma si inserisce nella tendenza a richiamare vecchie glorie a cui la boxe mondiale ha fatto ricorso negli ultimi anni per mantenere vivo l’interesse intorno alla disciplina. In pratica siamo sullo stesso livello del confronto fra lo youtuber - attore diventato pugile Jake Paul e il cinquantanovenne ex campione dei pesi massimi Mike Tyson andato in scena lo scorso novembre ad Arlington, Texas e trasmesso anch’esso da Netflix.

Ma coma ha fatto la boxe, un tempo sport di primo piano, a ridursi a dover ricorrere a ex campioni già ritiratisi per andare avanti? Semplicemente perché mancano grandi atleti e interesse. Ormai nell’opulento Occidente è sempre più difficile trovare qualcuno disposto a farsi prendere a cazzotti per borse lontane da quelle di un Mayweather o di un Pacquiao. Molto meglio, semmai, darsi alle Arti marziali miste, che ormai fra le nuove generazioni hanno superato la noble art per seguito mediatico (a tal proposito, la Ufc sbarcherà in Italia a giugno dell’anno prossimo). La boxe, per resistere, può quindi solo appellarsi a eventi estemporanei costruiti attorno a grandi nomi, anche se del passato.

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