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Il foglio sportivo
Tutto quello che l'Italia ha guadagnato dalle Olimpiadi
Franco Carraro promuove i Giochi: “Un trionfo, il paese ne esce benissimo e le medaglie sono state la ciliegiona. Abbiamo vinto in dieci sport diversi. È una cosa che riesce solo alle grandissime nazioni”
"Più che un successo, questi Giochi di Milano-Cortina 2026 sono stati un trionfo”. Ancora prima che si spenga il fuoco di Olimpia, il giudizio di Franco Carraro, uno che nella sua lunga vita sportiva ha visto davvero tutto, è netto. “Il paese ne esce benissimo”, dice. “L’organizzazione, francamente, non avrebbe potuto essere migliore. Le cose funzionano, la città di Milano funziona. È giusto che una grande metropoli non si paralizzi in funzione delle Olimpiadi – osserva – gli impianti fuori dal centro hanno limitato l’impatto. Milano l’ha vissuta, ma senza essere danneggiata”.
Carraro, che a dicembre ha compiuto 86 anni e nella sua vita ha ricoperto ogni carica dal presidente del Coni al sindaco di Roma, ammette che a influenzare decisamente il giudizio su un’edizione dei Giochi sono i risultati. A Torino i Giochi erano andati bene, ma l’Italia non aveva vinto così tanto (11 medaglie: 5 ori e 6 bronzi). “La vera ciliegina sulla torta, anzi una vera e propria ciliegiona, sono stati i risultati agonistici. Lo sport si basa sulle emozioni. Se vinci sei un gigante, se perdi sei un cretino. Se gli atleti italiani avessero vinto quindici medaglie o meno, sarebbe stato percepito come un insuccesso. Invece abbiamo vinto in dieci sport diversi. È una cosa che riesce solo alle grandissime nazioni”.
Come faccia l’Italia a essere una superpotenza dello sport resta un mistero. Siamo una delle 5 nazioni a essere tra le top 10 in entrambe i medaglieri olimpici, estivi e invernali. Come si faccia con la sua carenza cronica di impianti, con l’assenza dello sport nelle scuole, con tutti i problemi e i costi che le famiglie devono affrontare per avvicinare i figli allo sport, è qualcosa che Carraro spiega così: “Il modello italiano funziona. Studiamo bene le cose. Il ruolo dell’Istituto di medicina dello sport e della Scuola dello sport è storico. Si lavora sui materiali, sulla preparazione, sulla collaborazione tra società, federazioni e Coni La legge ha cambiato il sistema, ma lo spirito e la parte tecnica sono rimasti gli stessi. Il denaro viene elargito alle federazioni non più dal Coni ma da Sport e Salute, che è il braccio operativo del governo. Però la collaborazione tra preparazione olimpica e federazioni continua a funzionare e in questo sistema ci metto anche i corpi militari dello stato che svolgono un’attività importantissima. Ma tutti questi attori recitano in modo coordinato, non è che ognuno vada per i fatti propri. Noi che siamo di solito un mondo abbastanza scoordinato nello sport abbiamo un coordinamento che funziona e porta a questi risultati permettendoci di non perdere il talento dei nostri atleti. Ma il talento si sa, viene dal dna di mamma e papà… Riusciamo a far sì che due più due faccia sempre 4 forse più 4 e mezzo”.
Fondamentale in questo panorama è stato confermare la squadra una volta che la politica aveva deciso di allontanare Malagò dalla presidenza del Coni. “Se una cosa funziona, cambiarla è un salto nel buio – dice senza esitazioni – Farne uno a sei mesi da un’Olimpiade in casa sarebbe stato ancora più rischioso”. Carraro non parla solo di Carlo Mornati: “Non è una persona sola. È una squadra che funziona. E quando una squadra funziona, mandarla via per principio è ridicolo”. Però ricorda bene come una telefonata tra lui, Gravina, Petrucci e Malagò abbia convinto anche Buonfiglio che la squadra non andava cambiata. “Buonfiglio ha meritoriamente capito l’importanza del nostro discorso e ora nessuno potrà toglierli l’etichetta del portafortuna e nel mondo dello sport sappiamo quanto conti la scaramanzia”. Carraro aggiunge una considerazione: “Il presidente della Federazione ghiaccio, Andrea Gios è in carica dal 2014; Flavio Roda è alla Federazione sci dal 2012, dalle prime elezioni dopo il mio commissariamento (sì, Carraro è stato anche lì!): questo significa che il Parlamento ha fatto bene a togliere il limite dei mandati. Lo confermano anche i risultati del tennis: da quanto è in carica Binaghi? Il Parlamento avrebbe dovuto dare anche a Malagò la possibilità di continuare, ma almeno si è potuto scegliere un uomo di sport”.
Milano-Cortina sarà un esempio e un termine di paragone per tutti: “Le più belle Olimpiadi invernali della neve sono state quelle di Lillehammer 1994. Tutto concentrato in un paesino, si girava a piedi, temperature sotto zero ma sole splendido. Una dimensione irripetibile… Ma ripetere oggi quello che è successo a Milano per un paese organizzatore non sarà facile, qui è andato tutto perfettamente”. Che accadrà dopo lo scopriremo dalla prossima settimana. Il rischio che la magistratura allunghi i Giochi è reale: “Dal 2019 a oggi tutte le maggioranze parlamentari hanno confermato quell’impianto – ricorda Carraro – Sono stati i rappresentanti democraticamente eletti a esprimersi. Io sono confidente che questo venga tenuto in considerazione. Governi di ogni colore in questi anni hanno confermato come la Fondazione sia una cosa privata, per cui io sono confidente”.
Non si può non parlare dell’atleta ucraino escluso per aver voluto indossare in casco con le immagini degli atleti morti in guerra: “Umanamente capisco lui e chi lo ha sollecitato. Io sono nato nel 1939, ricordo i bombardamenti. Capisco cosa significa”. Ma aggiunge: “Il Cio non poteva fare altro che applicare il regolamento. Se le Olimpiadi diventano la cassa di risonanza di tutti i problemi del mondo, diventa un pasticcio. Hanno fatto bene entrambi, ciascuno nel proprio ruolo”. Carraro è invece perplesso per la riammissione degli atleti russi ai Giochi paralimpici: “Onestamente non la capisco. I Giochi paralimpici sono diventati così importanti anche grazie al Cio. Andrebbe mantenuta una linea coordinata”.
Quando gli si chiede la sua immagine simbolo di Milano-Cortina, Carraro temporeggia: “Non saprei sceglierne una. Ce ne sono tante”. Poi si corregge: “Mi ha colpito come gli atleti sorridano subito dopo aver perso. Perdono per un centesimo e si congratulano con affetto col vincitore. Il novanta per cento lo fa. Questa è l’immagine collettiva che più vince. In questo senso l’immagine scenografica più bella è stato l’inginocchiarsi davanti alla Brignone delle sue avversarie”. E aggiunge: “Vedere la televisione senza insegne pubblicitarie invasive è bellissimo. Ci sono i cinque cerchi, gli atleti, l’ambiente. Non hai la sensazione che siano gli sponsor a dominare anche se il loro contributo è sempre più importante”. E qui il pensiero torna a Pierre de Coubertin: “Più passa il tempo e più mi sembra che sia stato un genio. Ha inventato una cosa che ha più di 130 anni e ogni edizione supera la precedente per interesse e partecipazione”.
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