Alysa Liu (Foto LaPresse) e Gu Ailing (Foto Ansa)

L'anello debole

L'oro di Alysa Liu e Gu Ailing, storie diverse dietro a sorrisi e medaglie

Maurizio Crippa

Due delle più belle storie di questa Olimpiade. Il trionfo di Alysa Liu, americana figlia di Tianamen, e quello di Gu Ailing, che ha fatto la strada inversa. Tra sponsor ricchi e propaganda

Alysa Liu è una delle storie più belle di questo scampolo di Olimpiade. Per il suo programma lunare nella gara di pattinaggio di figura, che ha fatto gridare oohhh! al pubblico dell’Ice Skating Arena di Assago; per quell’oro brillante come le strisce orizzontali dei suoi ormai celebri capelli (le altre sono più brune, ma per il bronzo c’è tempo) che significano “crescita”. Ma anche più per la sua storia, la storia che questa ventenne porta con sé. Erano ben ventiquattro anni, da Salt Lake City, che un’americana non vinceva questa competizione, Alysa che di anni ne ha venti non era ancora nata. E il tono da America first di certe esultanze americane la dice lunga sull’orgoglio patriottico, anche perché dietro a Alysa c’è una storia davvero molto americana, di quando l’America era la Land of opportunity. Alysa Liu è figlia di un sogno di libertà. Figlia di uno dei leader delle proteste di Tianamen del 1989, Arthur Liu, montanaro, del Sichuan, costretto a fuggire negli Stati Uniti a 25 anni. Aveva cinque fratelli, là tra i monti della Cina. Un libertario vero, Arthur.

 

Alysa è la prima di quattro fratelli, sembra una ribellione alla politica del figlio unico, nati tutti negli Stati Uniti tramite maternità surrogata, lui è rimasto single: “Avevo sempre desiderato avere figli e avevo già 40 anni”, ha raccontato. Anche Alysa è un tipetto determinato. Stella precoce del pattinaggio, ma a tredici anni s’era già stancata, dopo i giochi di Pechino si era ritirata. Stacco secco, poi la scalata dell’Everest con un’amica. Alla fine ci ripensa, ed eccoci qui. Il suo trionfo, nelle sottili simbologie della propaganda olimpica che tanto piacciono a Pechino, è indubbiamente uno smacco alla Cina, con quella figlia di Tianamen sul podio assieme a due atlete giapponesi, altro paese che non ama troppo l’ingombrante vicino.

 

Una storia divertente, che fa il paio al contrario con quella di Gu Ailing, il suo nome cinese, o Eileen Feng Gu come era chiamata prima, che di anni ne ha ventidue, la sciatrice freestyle con più vittorie olimpiche di sempre: due ori e un argento a Pechino 2022, mentre a Milano Cortina ha vinto “solo” due argenti. Anche Gu Ailing ha fatto un lungo viaggio, ma al contrario. Nata a San Francisco da padre americano e madre cinese, aveva cominciato a gareggiare per la bandiera a stelle e strisce. Poi le sirene di Pechino, e a 15 anni la cittadinanza cinese. Anche lei bella e spigliata – a che le chiedeva se due argenti fossero una sconfitta ha riso in faccia (Pechino come l’avrà presa?) è anche una star di Instagram e una delle atlete più pagate del mondo, 23 milioni si dice (e chissà perché i media occidentali così moralisti non la criticano come fanno invece con l’olandese Jutta Leerdam, anche lei star dei social che dopo la gara ha mostrato l’underwear per un misero milioncino dalla Nike).

 

Del resto delle critiche Gu Ailing se ne frega, anche se l’accusa, documentata, di avere preso la cittadinanza cinese per diventare una star della propaganda, ben pagata anche quella, la accompagna. Lei ha detto di avere sofferto per la scelta (fatta a quindici anni). Ma il Wall Street Journal ha svelato il retroscena dei finanziamenti governativi cinesi tenuti nascosti alla stella olimpica del freestyle. E’ accaduto dopo che lo scorso anno i dettagli dei pagamenti dell’Ufficio sportivo di Pechino alla campionessa sono stati accidentalmente rivelati. Solo per il 2025, sul piatto c’erano ben 6,6 milioni di dollari da dividere con la la pattinatrice Zhu Yi, anche lei nata negli Stati Uniti da genitori cinesi che poi ha optato per gareggiare sotto la bandiera di Pechino. Un buon business. Sui media occidentali Gu Ailing gode di ottima stampa, anzi si è scritto che le malignità contro di lei sono tutto frutto delle campagne Maga. E in effetti Gu ha trovato il tempo anche di sfottere J. D. Vance, che le aveva rivolto le solite critiche nazionaliste. Ma tant’è, le può ridere anche dei suoi due ori mancati. Alysa Liu può soltanto godersi la sua vittoria libera.

 

Bizzarro come certi (retro?) pensieri siano duri a morire. In più d’uno, ma sono state più spesso colleghe donne, si sono occupati/e di fare la morale a Ilia Malinin, formidabile pattinatore ventenne americano, quello del salto mortale all’indietro ex “proibito”, figlio di due campioni di pattinaggio uzbeki che terminata la carriera hanno scelto anche loro la libertà, in America. Gli hanno fatto il predicozzo perché, provando a dare il meglio, ha sbagliato al momento cruciale qualche acrobazia, ha perso l’oro e si è messo a piangere, di fianco a papà. Umano, troppo umano? Ebbene no. Concita De Gregorio, ad esempio, ha pensato bene di mettere a contrasto lui con le sue lacrime, e la risata dopo i due argenti di lei: “Malinin, 21, è figlio di russi e gareggia per gli Stati Uniti. Gu, 22, è nata in California da padre americano e madre cinese e gareggia per la Cina”. Chi credete che abbia scelto come esempio di superiorità morale, anzi proprio di psicologia sociale e scuola di vita? Risposta facile. La Cina è sempre vicina, e il primo amore non si scorda mai.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"