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Il Foglio sportivo

Il basket italiano cerca la prima regina. In palio la Coppa Italia

 Francesco Gottardi

Una competizione imprevedibile: basti pensare che le ultime 8 edizioni hanno visto trionfare 7 squadre diverse. Quattro giorni di pallacanestro nella cornice dell'Inalpi Arena di Torino. Insomma, se anche gli americani ci hanno copiato il format un motivo ci sarà. Dentro o fuori, go big or go home

Se il format ce l’hanno copiato perfino negli Stati Uniti, un motivo ci sarà. Quattro giorni, otto squadre, tre partite per chi arriva fino alla finale: oggi siamo al penultimo atto e la Coppa Italia della Lega Basket Serie A entra nel vivo. Brescia contro Milano, Tortona contro Bologna. Per il quarto anno di fila si gioca nella convincente cornice dell’Inalpi Arena di Torino, dove va in scena la cinquantesima edizione dell’evento. E allora sotto coi pronostici: toccherà come da copione a una fra Olimpia e Virtus, anche se le Vu nere ormai hanno un conto aperto con la competizione? Oppure come tre anni fa a Brescia, sempre più rodata a questi livelli? Per chi invece è intrigato dall’effetto sorpresa, c’è sempre Tortona: la scorsa stagione l’impresa dell’outsider toccò a Trento, oggi potrebbe succedere a un’altra formazione bianconera a caccia del suo primo trofeo. Tra l’altro senza nemmeno uscire dal Piemonte. Chiaro, per forza di cose si tratta di una Final Eight un po’ particolare: contagiata dallo spirito olimpico poco distante – proprio qui ai Giochi del 2006 si disputarono le gare di hockey su ghiaccio – ma non per questo relegata a kermesse di contorno. Anzi, se si guarda il numero di spettatori complessivo continua a essere in crescita: finora 8,5 per cento in più rispetto al 2025. Segno di un torneo che cattura sempre l’attenzione e gli entusiasmi, proprio in virtù della sua imprevedibilità intrinseca. Dentro o fuori, go big or go home. Per mezza settimana soltanto, i divari tecnici e di roster vengono puntualmente annullati: basti pensare che nelle ultime otto edizioni, soltanto due volte ha vinto la corazzata Milano, e in tutte le altre sempre una squadra diversa. Mai la Virtus, però, nel pieno di un’autentica maledizione di Coppa (ultima affermazione datata 2002, con Manu Ginóbili Mvp della rassegna). E così anche lo scenario più plausibile avrebbe i contorni dell’inaspettato.

 


Come ci arrivano le fantastiche quattro? Brescia ha aperto le danze mercoledì pomeriggio, battendo d’autorità (78-64) Udine: neopromossa di qualità, che fra gli addetti ai lavori veniva additata come potenziale mina vagante del torneo. Non lo è diventata grazie all’esperienza di Della Valle e compagni, che a prescindere dall’allenatore – Magro, Poeta, ora Cotelli – giocano a memoria e sanno sempre trovare soluzioni diverse. E il gran cammino in Serie A lo dimostra ancora una volta. Avrà quindi un bel da fare l’Olimpia, che ai quarti ha avuto la meglio su una buona Trieste trascinata dai 28 punti di Shavon Shields: se le star con le scarpette rosse sono in giornata, diventa tosta per chiunque, anche se la Leonessa ha vinto entrambi i precedenti stagionali. L’ultimo appena tre settimane fa al Palalido, con la coppia Della Valle-Bilan semplicemente devastante (48 punti, 19 rimbalzi e 8 assist combinati): sull’asse play-pivot si giocheranno molte delle fortune di Brescia in questo match. Dall’altra parte del tabellone c’è come da copione Bologna, che ha regolato Napoli alzando la qualità di gioco nel secondo tempo. Diversi i segnali incoraggianti fra i ragazzi di coach Ivanovic, in affanno in Eurolega, ma sempre letali entro i confini nazionali: Carsen Edwards macina punti e canestri –  24 al debutto in Coppa – Momo Diouf si è presentato con una doppia-doppia da 10 più 14 rimbalzi, cabina di regia ben distribuita fra Vildoza e Morgan. Sulla carta la semifinale contro Tortona è la sfida più sbilanciata, ma che l’apparenza inganna, in questa sede, l’abbiamo detto e ridetto. La Bertram tra l’altro ha superato il primo turno già rovesciando il pronostico e le ambizioni della Reyer Venezia, spiazzata dalla prova corale di Baldasso e compagni che hanno chiuso con ben cinque giocatori in doppia cifra (87-95). Nonostante uno svantaggio importante in avvio di gara, Tortona ha risalito la china con calma per poi chiudere i conti in un finale di grande lucidità: più squadra, più pronta, più capace a far girare il pallone. Per mandare in tilt anche la Virtus servirà la partita perfetta. Per fare la storia ce ne vorranno due. Oggi le semifinali, domani alle 17 la finalissima (tutto in diretta Sky Sport, NowTv e LbaTv). Arrivati a questo punto, è evidente che ciascuno di questi 40 minuti sul parquet racconterà uno spettacolo a sé. Deciso dalla voglia, dai dettagli, dagli assoli dei fuoriclasse. E fa riflettere che nelle ultime quattro edizioni di Coppa Italia, tutte le semifinaliste del 2026 sono già approdate almeno una volta in finale – e Milano ha perso le ultime due. Se si trovano di nuovo qui è perché attorno al duopolio meneghino-emiliano si sta affermando un bel blocco di squadre in salute, che a rotazione contendono la leadership della pallacanestro italiana alle big designate. In campionato è proibitivo, perché la lunghezza del format regular season più playoff ristabilisce statisticamente ogni gerarchia. Le Final Eight però sono tutt’altro che una scienza esatta. È la magia della Coppa, no?

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