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Il Foglio sportiva
I colori dei Giochi raccontati da Ruta (Bocconi)
Investire, tifare, vincere, costruire, crescere, ma soprattutto "soffermarsi su come Milano-Cortina 2026 potrà incidere sulla società e trasformare i territori urbani facilitando la pratica sportiva”, dice il professore di Pratiche di leadership e business sportivo
Una guida per un nuovo approccio allo sport. “Dobbiamo ragionare per impatti, e non soltanto in base ai risultati. Con la giusta competenza generalista per interpretare questo grande acceleratore sociale, che a Milano-Cortina 2026 sta trovando un’interpretazione eccellente”, spiega Dino Ruta, professore di Pratiche di leadership e business sportivo presso la Sda Bocconi School of Management. Negli ultimi mesi ha scritto Colori olimpici – lo sport e i Giochi come scintilla di benessere e sviluppo (Egea, 256 pp.), nato per raccontare “le varie ripercussioni collettive dietro le prestazioni d’élite: le Olimpiadi sono la massima esaltazione dei grandi atleti, ma dietro la corsa al podio c’è molto di più. Dalla cultura alla quotidianità ad ampio raggio. Perché ogni evento di punta a trazione globale mobilita in modo durevole risorse, istituzioni, territori e cittadini”.
Ruta riassume questo concetto in sei “colori”: investire, tifare, vincere, costruire, crescere. “Il sesto, che è il compendio di tutti gli altri, sottolinea l’importanza dell’impatto: e cioè non pensare a quanto guadagna un atleta o a quanto costa un impianto, ma soffermarsi su come Milano-Cortina 2026 potrà incidere sulla società e trasformare i territori urbani facilitando la pratica sportiva”. Qualcosa di difficilmente misurabile in senso stretto. “L’analisi costi-ricavi è riduttiva. Tutti in questo periodo fanno riferimento agli elementi tangibili: infrastrutture, trasporti, flussi turistici. Ma è la dimensione intangibile che fa la differenza: l’aspetto valoriale, del ricordo, dell’ispirazione. Le medaglie vinte in casa in questi giorni saranno un volano per i giovani del futuro. Non solo in termini agonistici, perché una società sana ha bisogno di persone in salute: l’attività fisica è una delle medicine più accessibili e fondamentali. Dunque potremo contare su un enorme lascito esperienziale, che renderà ancora più vivo e perpetuo lo spirito olimpico. L’intensità di questo effetto poi dipenderà dalle azioni della classe dirigente. E qui dovremo essere bravi noi”.
È la cosiddetta legacy, che nelle pagine di Colori olimpici viene accompagnata da un lungo appello alla non dispersione – e alla tutela culturale – da parte dei grandi personaggi di questo mondo. Da Carlo Ancelotti a Federica Pellegrini, passando per Martina Caironi e Federica Brignone. “Che cosa ne sarà di queste Olimpiadi, dopo le Olimpiadi? Ci vorrà una paziente gestione del calo di adrenalina”, sostiene il professore. “Oggi assistiamo al culmine di una profonda preparazione pluriennale. E vorrei sottolineare che ci sono persone che hanno dedicato anni della loro vita a un progetto temporaneo: sanno che presto perderanno il loro lavoro, quando fra qualche mese verrà sciolta la Fondazione Milano-Cortina 2026. Si assiste perciò a un senso comune di missione, orientato alla realizzazione esemplare della manifestazione. Finiti i Giochi, gli oltre tremila lavoratori coinvolti nel motore organizzativo dovranno essere rivalorizzati con successo. E così il supporto allargato da parte degli enti locali, universitari, sportivi: ognuno avrà il compito di fare la sua parte per continuare quest’opera di progresso nei vari territori coinvolti. La scintilla si deve trasformare in azione permanente”. È soltanto così che la fiamma resterà accesa.
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