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Board of Cheese

Contro i russi in arrivo alle Paralimpiadi, Cortina si gioca la carta culinaria

Michele Masneri

Sei atleti russi e quattro bielorussi potranno gareggiare con bandiera nazionale e inno, quindi senza più la formula dei “neutrali”. Francesco Chiamulera, animatore della rassegna “Una montagna di libri”, ha invitato tutti per un dinner intitolato “Al mondo libero”, e gli ucraini, per una sera, hanno dimenticato le questioni politiche

Cortina d’Ampezzo. Arrivano i Russi! Non poteva mancare la polemica, vero sport che mette d’accordo tutti, per concludere questa gloriosa Milano-Cortina 2026. A far discutere è l’arrivo della nazionale russa e (per non farsi mancare nulla) bielorussa, alle paraolimpiadi di marzo (dal 6 al 15), “coda” e ripresa dei giochi che intanto si concluderanno domenica. Sei atleti russi e quattro bielorussi potranno infatti gareggiare con bandiera nazionale e inno, quindi senza più la formula dei “neutrali”. La conferma arriva dall’International Paralympic Committee (IPC), che pare un gran paravento come comitato, dopo che invece i poveri ucraini non son stati fatti gareggiare col famoso casco-spoon river. Già, un’altra delle polemiche olimpiche, in realtà non molte, eppure dolorose.

A partire da quando Vladyslav Heraskevych, ventiseienne, atleta nella bizzarra disciplina dello skeleton, in cui ti butti a faccia in giù su una slitta di metallo a cento all’ora, ha dovuto abbandonare il suo amato casco- spoon river. Sul casco- spoon river, appunto, le facce di ventuno atleti suoi conterranei, uccisi dall’invasione russa del 2022. Ma niente, il Cio quella volta ha detto che non poteva gareggiare quel casco troppo politicizzato. Adesso russi e pararussi sì. Va avanti quindi la tenzone geopolitica milano-cortinese. Gli ucraini rilanciano: boicotteranno le paralimpiadi.

                            

Qualcuno però tenta un disgelo. Atti di diplomazia gentile. Ha fatto scalpore l’architetta russa e volontaria olimpica che a Milano, dove vive, ha scortato durante la cerimonia inaugurale la squadra ucraina, chiedendo di poter portare il cartello “Ucraina”. Ha spiegato che, pur essendo russa, non è d’accordo con le azioni del suo paese in Ucraina e voleva fare un piccolo gesto personale di sostegno verso una nazione devastata dalla guerra. E a Cortina? Serve un board of peace? All’ampezzana? Meglio (decisamente, di quello trumpiano) un board of cheese (and charcuterie). Antipasto, appunto tagliere di formaggi e salumi locali. Primo, gnocchi Soreghina alla spuma di formaggio. Dichiarare il secondo: eccolo, polpettone con puré di patate. Dessert, gelato al fior di latte.

E’ il menu della cena pro-Ucraina avvenuta mercoledì sera a Cortina. Al ristorante, perché gli ucraini, a differenza delle altre squadre, sono poveri e non hanno una “casa” (c’è la Casa Italia, la Casa Austria, la Casa Svizzera, e pure la Casa Veneto, dove ci si ritrova e si bivacca). Ma l’Ucraina una casa non la tiene. Così Francesco Chiamulera, animatore della rassegna “Una montagna di libri”, ha invitato tutti per un dinner intitolato “Al mondo libero”. E che ristorante, il Piccolo Brite, un ex maso di montagna che ha preso una stella Michelin. Lo chef è Riccardo Gaspari, un ex sciatore professionista che, dopo uno stage da Massimo Bottura, si è convertito alla cucina. Gli ucraini, per una sera, hanno dimenticato le questioni politiche, e hanno molto apprezzato. Attovagliati quindici biathlonisti, lo staff della squadra e in collegamento proprio Heraskevych, il de-cascato. Presente anche la già olimpionica di sci Anastasiia Shepilenko che è venuta a Cortina con la sua mamma, a sua volta campionessa a Nagano 1998, e che ha ricordato le sue discese in Tofana nel 1995; e i meno piccini ricordavano invece di quell’anno il tormentone “Ucraina è Ucraina”, l’indimenticabile pubblicità degli atlanti del Corriere della Sera, con l’astronauta russo che precipitava con la sua navicella sul suolo di Kyiv, convinto di essere ancora in patria e invece no, confuso sulle questioni geopolitiche e i recenti aggiornamenti. Anche lui col casco. Saluti da (oltre) Cortina.

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  • Michele Masneri
  • Michele Masneri (1974) è nato a Brescia e vive prevalentemente a Roma. Scrive di cultura, design e altro sul Foglio. I suoi ultimi libri sono “Steve Jobs non abita più qui”, una raccolta di reportage dalla Silicon Valley e dalla California nell’èra Trump (Adelphi, 2020) e il saggio-biografia “Stile Alberto”, attorno alla figura di Alberto Arbasino, per Quodlibet (2021).