L'anello debole

Il quadro di Buzzati che sarebbe stato perfetto per Milano-Cortina. I pizzoccheri fermeranno Trump

Maurizio Crippa

In "Piazza del Duomo di Milano" il Duomo e i palazzi sono trasfigurati in pinnacoli e montagne, del colore delle Dolomiti quando viene il tramonto. Intanto l'Italia del ghiaccio e della neve continua a conquistare medaglie

Alla gran mostra “Metafisica / Metafisiche” di Palazzo Reale a Milano c’è un bellissimo quadro di Dino Buzzati, bellunese di nascita e di cuore e milanese di vita. Si intitola Piazza del Duomo di Milano, è del 1957, un anno dopo i Giochi di Cortina, ed è tuttora custodito dalla fondazione che porta il nome del grande scrittore giornalista, quello che trasformò il Corriere di via Solferino nella Fortezza Bastiani. Il Duomo e i palazzi sono trasfigurati in pinnacoli e montagne, del colore delle Dolomiti quando viene il tramonto; la piazza è verde come i prati sotto le cime, nei giorni d’estate. Sarebbe stata l’immagine copertina perfetta per Milano-Cortina 2026, no? Sarà per la prossima volta.

 

Se arriva Trump, i pizzoccheri saranno la nostra Ice.

Gufare alle Olimpiadi non è elegante, neanche ci fosse in gara Belzebù, e del resto la nostra brava Nazionale maschile di hockey ha già salutato la compagnia. Ma questa ipotesi che volteggia come un minaccioso drone – Trump a Milano per la finale, se lo squadrone degli Stati Uniti arriverà a disputare la finalemette apprensione.

La finale sarà nell’Arena di Santa Giulia in città (un gioiello promosso da tutto il mondo, alla faccia di anni di critiche e anatemi), ma è improbabile che The Donald ci arriverebbe con la Metro gialla. Sarà un momento clou degli sport invernali, ma agli addetti alla sicurezza tremano i polsi, per non parlare degli operatori della fashion e altre week, che tutto vorrebbero tranne vedere una ulteriore stretta di sicurezza sulla città nel momento in cui sperano di rimettere su il giro dei buyer e visitatori. I milanesi invece non avrebbero più di tanto da ridire: fino a oggi la città dei Giochi ha funzionato benissimo, indigeni e turisti si divertono e non si pestano i piedi, è andato tutto bene anche con la scampagnata nella Bassa a mangiare steak di J. D. Vance con le sue dozzine di auto. Ma Trump, l’imprevedibile Trump, è un’altra cosa. Che cosa e dove mangerebbe, poi? Dove parcheggiare il suo corteo, ammesso che non arrivi con i reduci di Minneapolis  a mano armata? E Beppe Sala gli stringerebbe la mano? O scenderebbe in  piazza come un partigiano del Cln? C’è da sperare o da temere che Trump abbia letto il New York Times, che qualche giorno fa nelle pagine cookie  ha ospitato un reportage di Kim Severson, premio Pulitzer 2018 e star del giornalismo enogastronomico, che ha fatto in Valtellina una scoperta folgorante: i pizzoccheri. E del resto ieri un sondaggio Instagram di Lombardia Notizie – agenzia d’informazione della Regione – ha assegnato a quelli che il grande Gualtiero Marchesi aveva ribattezzato, la cucina chic vuole parole tres chic, “stracci di grano saraceno con formaggii ed erbe” la medaglia d’oro della cucina lombarda: davanti a risotto e cotoletta. Però noi, nel nostro piccolo, gufare un presidente alle Olimpiadi  proprio non si può: ma provasse poi a digerirseli, i pizzoccheri.


Ci sono anche le belle notizie che fanno bene a tutti.

Ieri mattina Federico Pellegrino ed Elia Barp hanno vinto il bronzo nella “team sprint” uomini dello sci di fondo. E mentre tutti attendevano la sera, per la finale della staffetta femminile dei 3.000 metri short track, con sua maestà Arianna Fontana, l’Italia anche per oggi mantiene la seconda posizione nel medagliere generale: nove ori sono tanti, e il record storico di atlete e atleti saliti sul podio è ampiamente superato.

Un bel finale per Mikaela Shiffrin, la grande campionessa statunitense, trentenne, che ha dominare lo sci e lo slalom degli ultimi anni, con 108 vittorie in Coppa del mondo e sette titoli mondiali al suo attivo. Più tre medaglie olimpiche, due ori e un argento, da Sochi a Pyeongchang. la davano sparita, “persa nella neve” addirittura, secondo un titolo un poco improvvido. E invece ieri ha trionfato, nello slalom sulla pisat delle Tofane, e s’è ripresa l’oro, staccando la medaglia d’argento, la svizzera Camille Rast, di un secondo e cinquanta centesimi: da qui all’eternità. La sua. Brava.

  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"