Ansa
la finta morale
E basta con 'sto Bastoni, mica è un comico di destra invitato a Sanremo
Il caso del difensore dell'Inter non certifica la mediocrità del calcio italiano per quanto successo in campo, ma per il pietoso teatrino che ne è seguito. È l'ennesima conferma che è meglio guardare solo la Premier League
Non credo servissero ulteriori elementi a conferma di quanto sia mediocre la Serie A, ma dopo il caso-Bastoni posso tranquillamente affermare che ogni dubbio è stato fugato. Non sto per lanciarmi nell’ennesimo pippone moralista sui valori dello sport morti a San Siro, là dove (è stato scritto, giuro) pochi giorni prima si era celebrato lo spirito olimpico (e che palle), né farò una tirata pretesca sul buon esempio che i calciatori dovrebbero dare ai giovani che li tifano – sono calciatori, non professori, con buona pace dei genitori che guardano le partite coi figli perché vengano educati (è stato scritto anche questo) – né tanto meno vi ammorberò con l’utopico auspicio che nessuno inganni più arbitro e avversari su un campo da calcio, come se praticare lo sport più seguito al mondo fosse una gara a chi più è stato concepito senza peccato (vi do una notizia scioccante, in questi giorni di retoriche erezioni olimpiche: c’è chi inganna anche negli sport “minori”). Non me ne frega niente se Bastoni ha simulato e poi esultato per l’espulsione di Kalulu, è stato antipatico ma da quando noi inglesi abbiamo inventato il calcio c’è chi simula e chi ci casca, solo che adesso con le telecamere che zoomano in HD fino agli elastici delle mutande si nota di più – il calcio del passato, che tanti moraleggiatori di questi giorni rimpiangono, era fatto di cazzotti a palla lontana, strizzate alle palle dell’attaccante da marcare e dita tra le chiappe quando l’arbitro non vedeva, senza scomodare la “poesia” del gol di mano di Maradona. E siamo sopravvissuti.
Il caso-Bastoni non certifica la mediocrità del calcio italiano per quanto successo in campo, ma per il pietoso teatrino che è seguito, scuse a scoppio ritardato di ieri comprese: politici che chiedono la radiazione di Bastoni dalla Nazionale, aggressioni dei dirigenti bianconeri all’arbitro con richieste di dimissioni dei vertici, interisti repressi che tirano fuori turpi episodi del passato da rinfacciare tipo innamorato bloccato, interrogazioni parlamentari, Marotta che ripesca “quella volta che Cuadrado si era buttato”, cariche dello stato e sindaci che fanno specchio riflesso, gente che pensa di far ridere dicendo che “abbiamo rubato in casa dei ladri”, guerra di video sempre più sgranati per dimostrare che Del Piero non può fare la morale perché una volta, cento anni fa, aveva simulato un fallo. Ma davvero si possono passare due giorni a discutere di questo? Ma chi è Bastoni, un comico di destra invitato a Sanremo? Ma quei giornalisti inorriditi dalle minacce social all’arbitro La Penna sono gli stessi che da sabato sera rompono le palle a tutti sul campionato falsato da un doppio cartellino giallo? “Bisognerebbe parlare di calcio, non di questi episodi”, si affrettano a dire quelli che vogliono apparire più ragionevoli: il problema è che la Serie A è talmente moscia che di calcio si può parlare pochissimo. Non starò a ripetere la massima di Churchill sul rapporto degli italiani con guerra e calcio, il problema qui semmai è il solito moralismo a corrente alternata che vorrebbe raddrizzare il legno storto dell’umanità a colpi di prove tv. La cosa più divertente è il ribaltamento dei ruoli tra interisti e juventini, con i secondi che ora accusano i primi di quello che i primi accusavano loro vent’anni fa. L’eterno noiosissimo ritorno dell’identico. Più Premier League e boccali di bionda, meno Serie A e lezioni di vita sullo sport come lezione di vita, please.
chiave di A - come suona il campionato