Foto Epa, via Ansa

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A Doha l'Italia del tennis vuole dimenticare "l'influenza australiana"

Tonino Bettanini

Si giocano l'Atp 500 di Doha e l'Atp 1000 di Dubai. Per i tennisti e le tenniste italiani è il momento di lasciarsi alle spalle le disavventure degli Australian Open

È certo prematuro pensare di ammainare la bandiera gloriosa dell’ultimo tennis italiano, ma agli Australian Open - mentre aspettiamo, questo 16 febbraio, il ritorno di Sinner sul cemento di Doha, in Qatar – ci siamo beccati una vera e propria “influenza australiana”, un concerto cioè di micro-sfighe, distrazioni e debolezze mentali cui non eravamo più abituati. Se ne contano ben dieci.

A cominciare dal via, il 18 gennaio, che segna il ritiro di Berrettini dal main draw (“dolore agli addominali obliqui") in un primo turno che lo avrebbe opposto all’idolo di casa Alex de Minaur. Seguito dalla liquida sconfitta (cagarella vulgaris) di Flavio Cobolli, fuori a sorpresa al primo turno, battuto da Arthur Fery e dal mal di pancia. “Dovevo andare in bagno, ma le regole non lo permettono”, lamenterà il nostro, testa di serie n° 20 del seeding. Appena due giorni dopo, accanto all’eliminazione fratricida di Sonego (Musetti lo regola facile 6-3,6-3,6-4), esce di scena il duo azzurro Bolelli-Vavassori, testa di serie numero 7 e finalista nelle ultime due edizioni. Si arrendono dopo quasi due ore e mezza di gioco al taiwanese Ray Ho e al tedesco Hendrik Jebens con il punteggio di 6-7(8-6) 7-6(7-2) 6-4 senza mai una palla break in tutto l'incontro. “C’era molto vento – commentano -, quindi pochissimi scambi. Loro hanno servito molto bene soprattutto il mancino (Ray Ho) che ci ha lasciato pochissimo spazio in risposta, cambiava molto bene gli angoli”.

Si svolta al 23 gennaio ed ecco che, dopo il trionfo di New York, i nostri Sara Errani e Andrea Vavassori, teste di serie nr 1, già campioni Slam agli Us Open 2024 e 2025 e al Roland Garros 2025, salutano subito il torneo battuti 6-4; 6-2 dalla tedesca Laura Siegemund e dal francese Edouard Roger-Vasselin Veterano del tennis, già campione al Roland Garros 2024, il duo franco-tedesco breakka 3 volte su 4 Sara nei turni di battuta. La cronaca crocifigge Vavassori “poco incisivo in risposta e incapace di fare male dal fondo”. Ci pensa poi Paolini cedendo all’americana Iva Jovic 2-6,6-7 (3-7) a rendere cupissima la giornata e a darci il nostro sesto dolore. Che si fa settimo, appena il giorno dopo (il 24), quando ancora Paolini, con Errani questa volta, nr. 2 del seeding, incappano in una brutta sconfitta contro le due aussie, beniamine di casa, Kimberly Birrell e Talia Gibson. Si scambiano un 6-3 nei primi due set poi le nostre avanti 4 a 1 nel terzo si fanno raggiungere e sprecano tre match ball sul 6-5 al terzo (0-40 sul servizio di Birrell) così che le cangure incamerano il super tie break del terzo 10-8. Abbiamo adesso un giorno per leccarci le ferite e consolarci perché l’ottavo dolore sarà un doloretto: il duello fratricida Sinner-Darderi consegnerà pur sempre un azzurro - e sarà Sinner 6-1;6-3;7-6 (7-2) - ai quarti di finale. Ma non assieme a Musetti, come tutta Italia sperava, perché ecco s’avanza la nona sfiga: il carrarino umilia sì Djokovic 6-4;6-3 ma il Signore (che dicono lui ogni tanto invochi con poca grazia e gentilezza) lo castiga con una lesione muscolare che lo porta al ritiro sull’1 a 3 nel terzo set. Non resta che far 10 e ci pensa Jannik, purtroppo, il 30 gennaio: 26 ace contro 12 e 152 punti contro 140 non bastano per battere Djokovic (6-3,3-6,6-4,4-6,4-6). Pesa, delle 18 palle break conquistate, l’averne finalizzate solo 2 (“I had many chances, couldn’t use them, and that’s the outcome. It hurts for sure"). Certo fa male e pesa anche il fatto che il buon Nolan, abbia vinto gli ultimi due match per ritiro, giocando, come un cumenda in vacanza, 2 soli set e spiccioli nei 6 giorni che precedono Sinner.  Ma certo a Melbourne Park è mancata la concretezza nei momenti chiave, la solidità nei punti importanti che fa vincente il tennis di Jannick. E lo fa alfiere del nostro: al punto che – lui ancora in campo – nessuno si era accorto di questa débâcle italiana. Allora: corazzata del tennis o Cenerentola? Troppo presto per dirlo. Anche nel tennis non sempre il talento incontra la fortuna.

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