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La polemica

Letta rosica, Bastoni gioca: il moralismo da SciencePo travolto da Eupalla

Maurizio Crippa

Dopo Inter-Juve l’ex premier sbrocca su X contro Alessandro Bastoni. Ma il vero contropiede lo firma ancora il calcio, metafora spietata della politica e delle sue rosicate

E così a distanza di qualche annetto, e grazie al calcio che è veritiera metafora della politica, possiamo certificare che su Enrico Letta aveva ragione Matteo Renzi, quando gli soffiò Palazzo Chigi con prodigioso contropiede e gli sbatacchiò la campanella come un cartellino rosso sotto il naso triste di bambino imbronciato. Rosicare con moralismo da SciencePo è del politico e anche dell’uomo. Nottetempo sabato, dopo la inequivocabile vittoria dell’Inter sulla Juventus, ha sbroccato con un post su X: “Bastoni non va convocato in Nazionale”, ha scritto come nemmeno un penitenziere dossettiano o una Rosi Bindi nel pallone. E’ sicuro che il suo Conte Zio lo avrebbe preso a calcioni nelle terga, per quel moralismo d’accatto applicato alla sfera di Eupalla, che ha etiche differenti, ma innanzitutto è evidente che l’ex premier del Subbuteo non ha chiara la differenza tra un fallo e pure una scorrettezza di campo e ciò che sono le Agraphoi Nomos del gioco del calcio, delle quali per regola decide l’arbitro, non il prete. Del resto anche il Savonarola di Certaldo Spalletti, quand’era cittì, dopo aver concionato come un vernacoliere contro lo scandalo morale delle scommesse, convocò allegramente Fagioli. La cosa più renzianamente illuminante, però, è che Enrico Letta è notoriamente un tifoso del Milan, quindi nella notte buia di sabato rosicava per conto terzi, sperando in un tornaconto purchessia, più o meno come il Pd sul riarmo europeo.

Ma questa è politica, più strabiliante l’impazzimento giornalistico che tutto a un tratto ha scoperto che Bastoni è il figlio legittimo di Epstein e Marotta vota Sì al referendum. A partire dal Corriere, che forse non avendo visto la partita titola “L’Inter passa col rosso e Pio”. Ma alla redazione sport di Solferino deve essere arrivato come nuovo caporedattore Gratteri, se la pagellante è riuscita a dare 4 a Bastoni: “Non l’emblema della sportività” (ma chi, è don Zuppi?) e “rischia il secondo giallo per simulazione”. Almeno l’abc: non rischiava nessun secondo giallo: l’arbitro, right or wrong, non ha mai nemmeno preso in considerazione la simulazione. Ma evidentemente loro la sanno più lunga di Letta. Tipo Alessandro Bucci: “Alla faccia dello spirito olimpico. Bastoni tradisce sé stesso e anche l’Inter”. Scritto dal giornale che tre giorni fa riuscì a inalzare il fallo di mano della “mano de Dios” Maradona, una delle più plateali scorrettezze della storia del calcio, come un gesto di lotta politica contro i cattivi del mondo: una boiata pazzesca che non sarebbe venuta in mente manco a quelli di Tango, inteso L’inserto satirico dell’Unità. Prediche così non le ha mai fatte manco Gramellini sulle tasse di Sinner. Poi l’ineffabile Daniele Dellera che dà dell’ipocrita a Chivu, il quale essendo intelligente prima che gran comunicatore ha ricordato, elegantemente senza doverlo dire, che la situazione è stata assai simile al rigore affibbiato per stupidità a Bastoni contro il Liverpool, quando sfiorò l’inglese come Kalulu ha fatto con lui, e quello crollò a pezzi come un Buddha di Bamiyan. Quella volta non sappiamo dove fosse la redazione morale del Corriere, forse era impegnata a preparare tonitruanti reportage su come le Olimpiadi a Milano sarebbero state un sicuro disastro. Ma che gli ha preso, a tutti questi angeli vendicatori? 

Almeno alla redazione di Rep., house organ della squadra del gruppo Gedi (almeno finché non dovranno traslocare da Largo Fochettti al Pireo) potevano sentirsi parte in causa. Ma un titolo da Travaglio in campagna elettorale per Putin, “Ferisce più La Penna che il Var – Una macchia sul trionfo dell’Inter” sarebbe da passare a Recalcati per un debunking psicoanalitico. E a proposito di psicoanalisi o più banalmente coda di paglia, l’attacco del pezzo di Emanuele Gamba farebbe ribaltare Freud sul divano: “La cosa migliore è che quella volta di Pjanic non si parlerà più, perché i rimasugli polemici di quell’ormai lontana espulsione mancata…”. E a parte la banalissima scampanellata che Rep. meriterebbe sotto il nasone della memoria, “parlaci der go’ de Turone”, rimane quella immagine della dirigenza juventina, ieri sera, da Comolli a Chiellini, più imbronciati di Enrico Letta. Anzi proprio Moggi Moggi.

 

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  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"