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MIlano-cortina 2026
Lo spirito libero di Lucas Pinheiro Braathen, la prima storica medaglia d'oro del Brasile nello sci alpino
Da piccolo preferiva la sabbia alla neve, il calcio agli sport invernali. Doppia nazionalità, fino al 2023 ha gareggiato con la Norvegia. Poi il ritiro e il ritorno in pista con la nazionale brasiliana. “Ho dimostrato che inseguendoli con passione i sogni si possono realizzare”
Sul casco ha scritto: Vamos dançar. E dopo aver ballato tra i paletti del gigante, eccolo piangere di gioia sotto la neve annacquata di Bormio. Ha appena regalato al Brasile la prima medaglia della storia nello sci alpino. Lucas Pinheiro Braathen ha riscritto la storia dello sci lasciando la Norvegia, dove è nato nel 2000, per prendere la nazionalità della mamma.
“Ho dimostrato che inseguendoli con passione i sogni si possono realizzare”. Lucas è un tipo particolare, sembra nato per stare al centro della festa. A San Siro ha sfilato con la bandiera del Brasile, infagottato in uno splendido piumino Moncler Grenoble, la casa di cui è testimonial e che ha dipinto la bandiera brasiliana all’interno della sua mantella bianca. Si è fatto notare e a qualcuno è venuto in mente di dire che “i brasiliani hanno la musica nel sangue”. Ma quello è un altro discorso, anche perché Lucas arriva dalla Norvegia e fino al 2023 correva e vinceva con la bandiera di una delle nazioni che meglio lavora sui giovani nello sport. Lucas però è uno spirito libero e dopo aver vinto la Coppa del Mondo di slalom speciale nel 2023 ha salutato la Norvegia annunciando il ritiro dallo sci.
Era andato in conflitto con la federazione per questione di sponsor. Lui aveva i suoi personali, in conflitto con quelli federali. E anche un modo di presentarsi tutto suo: unghie laccate, capelli lunghi, maglioncini dai colori particolari in tutte le gradazioni del viola. D’altra parte lui ha sempre dichiarato: “La libertà è felicità, molto più di una vittoria”. Oggi che ha vinto quello che nessun brasiliano aveva solo mai pensato di poter vincere e che i norvegesi non vincono più dal debutto di questa specialità ai Giochi nel 1952, quando l’Olimpiade si disputava in casa a Oslo, probabilmente comincerà a pensare che certe vittorie possono valere almeno quanto la felicità. Perché oggi la sua felicità non è la libertà che si è guadagnato lasciando il paese di papà per sposare quello della mamma, ma è proprio quella medaglia d’oro che lo ha catapultato in apertura sui siti dei quotidiani brasiliani.
“Andandomene dalla federazione norvegese ho avuto la possibilità di esprimere chi sono senza filtri o restrizioni – raccontava in una vecchia intervista sulle pagine di moda della Gazzetta dello Sport - . Ci sono ancora tanti tabù nello sci, ricevo molte critiche perché non sono abbastanza mascolino o duro. Per il mio senso della moda. Ma io voglio essere io, rimanere fedele a quello che sono al 100 per cento. Se agli altri non piace, va bene lo stesso”. Il suo stile è piaciuto a Remo Ruffini che lo ha ingaggiato come testimonial, legando poi il suo marchio anche alla nazionale brasiliana e creando un look che celebrasse lo spirito del paese sudamericano. “Ho una storia bizzarra: da piccolo odiavo lo sci – si racconta -. Mio padre è norvegese e un grande sciatore. Mia madre è brasiliana, e non ha nessun interesse per lo sci. E io mi sentivo molto meglio tra le braccia al caldo che fuori al freddo. A mio padre dicevo sempre: 'Sono brasileiro. Il mio sangue non è adatto alla neve'”.
Preferiva la sabbia alla neve, il calcio agli sport invernali. Il suo primo idolo è stato Ronaldinho non Kjetil André Aamodt che ai Giochi ha vinto 4 ori, 2 argenti e 2 bronzi: “Ronaldinho ha mostrato al mondo che essere diversi è bello. É quello che spero di poter fare anch’io”. A papà diceva: “I miei piedi sono fatti per le spiagge, non per gli scarponi”. Ma papà, che era a bordo pista ad abbracciarlo, ha voluto metterlo a tutti i costi sugli sci. Per i norvegesi è un obbligo. “Avevo paura di deluderlo e ho provato, per farlo felice: avevo nove anni, l’ho trovato divertente e non ho più smesso”. Dieci anni dopo era già a medaglia (un argento e un bronzo) ai Mondiali Juniores in Val di Fassa. Dopo la rottura con la nazionale norvegese è stato un anno senza sciare. “Mi sono ritrovato in una situazione in cui sentivo di aver perso il motivo per cui avevo iniziato a sciare – disse il giorno dell’annuncio -. Se non lo fai per lo stesso motivo per cui hai iniziato, allora non ho trovato naturale continuare. Avevo bisogno di staccarmi dallo sport, di passare del tempo con me stesso e di non pensare alla carriera per una volta, prima di scegliere quale sarebbe stato il mio prossimo percorso”. Ha scelto di ripartire dal paese della mamma. “Sciare non è qualcosa che programmo, semplicemente lo faccio ogni volta che posso. Viaggio tutto l’anno per inseguire la neve, è lì che sono più felice. Lo sci è la mia vita, viene prima di tutto”. Oltre allo sci c’è la moda, ci sono gli amici famosi come i grandi surfisti brasiliani, c’è un look che sembra uscito da Vacanze di Natale dei Vanzina, riadattato ai giorni nostri. D’altra parte ha preso casa a Milano ancora prima dei Giochi: “Amo l’Italia, amo le montagne, amo la città. Amo il lato creativo. Amo tutto ciò che la riguarda. Quindi, fare base lì, è un vantaggio”. Da Milano a Bormio, magari passando da Cortina. Alboreto is nothing, direbbe qualcuno.
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