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Il foglio sportivo - IL RITRATTO DI BONANZA

Il potere del sorriso

Alessandro Bonan

Va bene arrabbiarsi, ma senza perdere il controllo, va bene essere teneri evitando però di lasciarsi sopraffare. Ci sono allenatori però troppo impegnati a mostrare una faccia molto dura. Su tutti, ultimamente, Antonio Conte

Sono abbastanza certo di un fatto: siamo l’espressione di due personalità, una semplice, mite e conciliante, e l’altra complessa, più incline alla controversia. Due anime che vivono in noi, a volte pacificamente a volte battagliando tra di loro. Come due figli nati da relazioni diverse, Pierre e Jean, l’anima complessa guarda l’altra con mal sopportazione, spesso invidiosa di tanta temperanza. Nella tensione tra questi due opposti si svela la personalità di ognuno, e quanto più si resiste alla tentazione di eccedere da una parte o dall’altra, quanto migliori saranno i nostri risultati nella vita. Insomma, va bene incazzarsi, ma senza perdere il controllo, va bene essere teneri evitando però di lasciarsi sopraffare. 

 

Ci sono allenatori troppo impegnati a mostrare una faccia molto dura. Su tutti, ultimamente, Antonio Conte. Non lo giudico, avrà certamente i suoi motivi, mi limito a osservare. Per il poco che l’ho conosciuto, Conte è un uomo intelligente e anche sufficientemente ironico. L’ironia, accompagnata da un sorriso, dovrebbe aiutarlo a rendere meno verticale la sua discesa verso la polemica, che sia fatta di arbitri, di infortuni, o di giornalisti poco inclini alla comprensione. Invece Conte non sorride, non sorride più. Sull’argomento ho chiesto anche a Gasperini, e l’ho fatto in diretta. Domanda: ma davvero Gasperini è diventato così cattivo? La risposta, a mio parere, non è stata nelle sue parole dette, ma nell’espressione improvvisamente timida e imbarazzata che l’allenatore mi ha mostrato. Come colto in contropiede, il Gasp si è improvvisamente ridestato, rispolverando il sorriso dei tempi migliori, svegliando la parte buona di sé. Se fossi un suo amico gli consiglieri di proseguire su questa strada, quella della presa di coscienza della proverbiale leggerezza del nostro essere. 

 

Mentre scrivo mi viene in mente il caso di De Zerbi, un’eccellenza italiana tra tutti gli allenatori. Se n’è andato dal Marsiglia dopo un lungo tira e molla fatto di azioni plateali del bresciano e repliche ambientali e di squadra. Non conoscendo a fondo le questioni, anche nel suo caso, non mi permetto di giudicare. Se fossi un gelido analista però, noterei un fatto: De Zerbi tende sempre a puntualizzare, reazione classica di chi mal si dispone al contraddittorio, vagamente fuorviato dal mito di sé stesso. Il fatto è che ormai viviamo immersi dentro un mare denso di provocazioni, e una risposta che accontenti tutti non esiste. Quindi non ci resta che inghiottire il sasso e sorridere alla gente in maniera ascetica (l’ascetico controlla il suo mondo). Anche se questa gente, il più delle volte, non ci piace.

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