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Cortina Police
Per le strade di Cortina vigilesse romane e poliziotti katarini: Olimpiadi come Sanremo delle divise
Ai giochi invernali di Milano Cortina ecco che va in scena un mix di turisti internazionali e polizie globali tra spritz e supermarket leggendari. In mezzo alla neve il calore dell'incontro tra culture diverse
Cortina d’Ampezzo. Intanto arrivarci, un grand tour da umarell con tutte le gallerie finite appena in tempo. Ma poi, arrivati, pare sempre tutto uguale. Gli animaloni di plastica di fronte alle gallerie d’arte, la gente che beve lo spritz all’aperto alle quattro di pomeriggio. La Cooperativa presa d’assalto. Poi ti rendi conto di qualcosa di strano. Non senti i soliti accenti di Modena Padova e Roma (molta Roma). Ma piuttosto giapponesi coreani svedesi. Oltre a tantissimi calabresi. Certo ci sono i fracassoni americani avvolti nelle bandiere, un gruppo con la maglia “Montana”, e i giapponesi che impazziscono tra i corridoi della Cooperativa appunto, il leggendario supermarket del corso. Fighetti forse newyorchesi si aggirano con la loro borsina Trader Joe’s ma scoprono quella con la margherita gialla del department store ampezzano, e ne sono stravolti.
L’autostima americana ormai è fragilissima. Comunque tutti, coreani e americani, son lì in bambola a rimirare canederli e tortelli e salamini, davanti alle vetrinette del supermercato. Fuori tante lingue e tante auto di tante polizie diverse. “Ahò, deve girare a destra e poi alla rotonda turn left”, dice una poliziotta che non pare proprio di Belluno. “Polizia Roma capitale” si legge sulla giubba e poi sull’auto. Fantastico, neanche nella fantasia più sfrenata di un ChatGPT che imita i Vanzina ci sarebbero state le vigilesse romane a Cortina. “Siamo qui in sedici, diamo soprattutto informazioni”, dice lei gentile. Ma davanti alle poste ho come una allucinazione. Dei suv maculati con strane targhe arabeggianti. Non ci posso credere. E’ lui o non è lui, direbbe Ezio Greggio. Ma si, è la gloriosa polizia del Qatar di cui tanto si parlava nei giorni prima della cerimonia di apertura milanese. I poliziotti katarini hanno una giubba nera con scritto “Qatar Polizia”, ma perché in italiano? L’appuntato o maresciallo catarino non mi sa rispondere, ma è contento, siamo qui per “provare questa esperienza” dice lui, tipo Grande fratello, o cucina stellata, ma che vuol dire scusi. E’ vero che state facendo pratica per le vostre Olimpiadi? “Sì, perché da noi non c’è la neve”, dice. “Ma non è proprio un test”. Vabbè. A proposito, maresciallo, ma non avete freddo? “Macché, stiamo benissimo”. Ma non dovevate stare a Milano? “Stiamo un po’ qua e un po’ là”. “Parliamo con la vostra polizia, coi carabinieri, con la polizia finanziaria”. Ah, la Finanza. “Sì”. E infatti attacca discorso con un carabiniere che arriva con forte accento calabrese. Le Olimpiadi 2026 di Cortina sono la Woodstock delle polizie, il Sanremo delle divise (ma senza Pucci), un sogno securitario di Piantedosi, in après ski. Il catarino è tutto contento, e quando gli ricapita questa esperienza cosmopolita, l’Italia la neve la Calabria. Sta facendo tipo l’Erasmus. Poi la pattuglia catarina saluta, prendono il suv e vanno da un’altra parte. “Stanno a prova’ coi grandi eventi” commenta la pizzardona romana, evidentemente un po’ scettica sui valorosi colleghi catarini, mentre palesemente soffre più di loro il gelo cortinese.