Un podio azzurro apre i Giochi sulla Stelvio
Italia subito protagonista nella discesa olimpica. Franzoni e Paris conquistano argento e bronzo nella discesa inaugurale, battuti solo dallo svizzero von Allmen. Un avvio dolcissimo su una pista che premia solo i grandi
Due medaglie nella prima gara olimpica. Manca quella pregiata, finita allo svizzero Franjo von Allmen, uno che a casa aveva già l’oro Mondiale in discesa. Ma il primo passio è nei quelli da ricordare. Giovanni Franzoni e Dominik Paris hanno occupato il podio dietro di lui sulla Stelvio, una delle piste più belle del circuito, sicuramente il miglior biglietto da visita con suo cominciare questi Giochi diffusi, ancora frastornati e incantati dallo spettacolo di San Siro. Cominciare con due medaglia nella prima gara olimpica è come iniziare il pranzo di Natale dal panettone. Si parte subito dal dolce confermando quello che aveva raccontato il presidente delò CONI alla vigilia: “Abbiamo studiato bene, siamo pronti”. E i ragazzi jet hanno rispettato le attese con una gara quasi perfetta, battuti solo da uno dei grandi favoriti, ma superando a loro volta l’altra freccia svizzera, quel Marco Odermatt che era partito solo per vincere. In una gara in un le prime sei posizioni sono occupate dai grandi protagonisti della stagione di coppa del mondo, significa che i valori sono stati rispettato, che la Stelvio non ha tradito nessuno facendo emergere i grandissimi della discesa di questo periodo. Non c’è spazio per le sorprese su una pista pazzesca dove devi restare a palla per 1’51” con le gambe che ad un certo punto cominciano a friggere perchè come raconta il grande Christian Ghedina qui non c’è tempo di tirare il fiato, non c’è nessuna stradina nel bosco dove poter riposare un po’ i muscoli. Una pista da uomini veri e alla fine gli uomini versi sono andati o a prendersi il podio. Due ragazzi del 2001 come von Allmen e Franzoni e un vecchio asso della velocità come il 36enne Paris che sulla Stelvio ritrova sempre la forza di quando era un dominatore di questo sport, forse il più pericoloso dei Giochi. “Pensare a inizio stagione di vincere Kitz e portare una medaglia in discesa, cose che non avrei mai immaginato...", ha detto a caldo Giovanni. "Finire terzo sarebbe perfetto, ci ho provato tante volte. La mia stagione è stata in crescendo, sono contento di essere riuscito a sciare così su una pista tanto difficile. Ero molto in fiducia. Giovanni è in gran forma, oggi ha fatto vedere che resiste alla pressione", ha detto Domme ancora prima della fine della gara. Vederli insieme sul podio e’ quasi un passaggio di consegne tra l’uomo del passato e quello del futuro.
L’Italia aveva vinto solo tre medaglie olimpiche in discesa: l’oro con Zeno Colò a Oslo nel 1952, l’argento con Innerhofer a Sochi nel 2014 e il bronzo con Plank a Innsbruck nel 1976. In un giorno solo ne sono arrivate altre due con la dolcezza della medaglia di Giovanni Franzoni che si è portato sul podio olimpico il suo amico Matteo Franzoso, andatosene a fine estate in Cile. Era il suo compagno di stanza, l’amico che da lassù gli ha dato la forza per diventare grande al momento giusto infilando il mese perfetto con le vittorie di Wengen e di Kitzbuhel e l’argento olimpico. Sono le storie belle dello sport, le storie che vanno oltre una straordinaria medaglia olimpica. C’era solo un modo per cominciare meglio, portare via l’oro allo Svizzera. Ma ci sono giàù pronte le ragazze a completare l’opera. Domani (domenica) a Cortina tocca a loro, Federica Brignone e Sofia Goggia, le protagoniste nella notte d’apertura sotto le Tofane.