Ansa

Il foglio sportivo

Basta brontoloni e profeti di sventura: iniziano le Olimpiadi vere

Maurizio Crippa

Archiviate le medaglie di cartone dei profeti di sventura e dei certificatori di disastri mai letti nei numeri, Milano-Cortina accende la fiamma del rito e del mito: passione, emozione, festa dello sport. Solo ventidue città al mondo, e Cortina per la seconda volta. C’è solo da esserne fieri

Finalmente le olimpiadi sono finite. Intese le olimpiadi (niente maiuscolo) dei brontoloni e dei profeti di sventura, dei certificatori di disastri ecologici ed economici, solitamente senza aver mai letto un numero e nemmeno un report di Standard & Poor’s (noi invece sì). Quelli che la “pista di bob di Salvini” non sarebbe mai stata pronta, le madonnine addolorate perché i bambini perderanno un giorno di scuola (che ai bambini resterà per sempre nel cuore il ricordo di un giorno speciale di festa, alle madonnine addolorate non può venire in mente). I milanesi e le milanesi disperati perché, signora mia, hanno chiuso tre strade e bloccato due tram. Ne avremmo di medaglie da distribuire, alle olimpiadi dei brontolorum. Dal “Comitato insostenibili olimpiadi” alla Cipra, Commissione internazionale per la protezione delle Alpi a Mountain Wilderness: per loro, in pratica, hanno fatto un deserto dall’Ortles alle Dolomiti. Quelli che aiuto arrivano i nazisti dell’Ice, che invece non arrivano. Quelli che non volevano Snoop Dogg tedoforo a Gallarate. Tutto finito, finalmente, portatevi a casa le vostre medaglie di cartone. Da oggi, anzi si è cominciato ieri, col curling e l’hockey, sarà solo passione, emozione, festa dello sport, sana competizione e spettacolo per tutti. Il rito e il mito dei Giochi con la neve. Solo ventidue città nel mondo hanno avuto l’onore di organizzare le Olimpiadi invernali, e Cortina d’Ampezzo scrive il suo nome per la seconda volta. C’è solo da esserne fieri.

 

Oggi il Milan San Siro Olympic Stadium, insomma il vecchio glorioso e delendo Meazza, giunto alla sua ultima passerella mondiale, si illumina per la grande festa, la Opening cerimony. Il giro d’Italia dei tedofori e i due giorni della fiaccola per le vie della città hanno dimostrato che la gente questi Giochi Invernali Milano-Cortina li ha attesi con passione. Una rilevazione Ipsos Doxa dell’ultim’ora ha certificato che il 43 per cento degli italiani sono convinti che sarà un successo, il 48 che “ce la caveremo, come al solito” (l’italiano vero batte sempre i catastrofisti perché è più sveglio) e solo il 6 per cento pensa a un insuccesso, e il 3 un disastro: saranno i filo russi. Il 72 per cento degli italiani le seguirà in tv. “Tutta l’Italia Tutta l’Italia!”.

 

Gli italiani hanno già votato, con la solita contagiosa allegria da italiani in gita, anche quelli che non si sposteranno da casa perché i biglietti costano tanto (eh sì) e perché “le strade di montagna sono piene di curve”, secondo la piagnucolosa scoperta del New York Times. Ma anche gli osservatori più avveduti e chi si è preso la briga di scartabellare i numeri, i fattori economici d’impatto di tre settimane ad alta visibilità internazionale del nostro paese (“il nostro paese al centro del mondo”, ha detto un sorridente e “leggermente fuori età” Sergio Mattarella, tutt’altro che uno sciovinista), sanno che le Olimpiadi hanno un valore anche concreto. Molto ricadrà sulle infrastrutture – sì, certo, siccome siamo in Italia non tutto è stato fatto, ci sono sempre ritardi ingiustificabili, ma le opere verranno concluse e serviranno a tutti, persino i palazzetti dello sport e le piste di comuni non olimpici, rifatti con i fondi a disposizione. C’è una ventata di sano pop, Pausini che canta Mameli è un’ideale fiaccola musicale che la teletrasporta a Sanremo. Ci sono pasticci inspiegabili come lo spazio dato alle esternazioni fuori dal vasino di Ghali (non si faceva prima a lasciarlo dov’era?). Ma ci sono donne, uomini, ragazzi, sportivi e appassionati di tutto il mondo che faranno festa e tifo in mezzo a noi. Le Olimpiadi, quelle belle e vere, sono iniziate. Mettetevi comodi.

Di più su questi argomenti:
  • Maurizio Crippa
  • "Maurizio Crippa, vicedirettore, è nato a Milano un 27 febbraio di rondini e primavera. Era il 1961. E’ cresciuto a Monza, la sua Heimat, ma da più di vent’anni è un orgoglioso milanese metropolitano. Ha fatto il liceo classico e si è laureato in Storia del cinema, il suo primo amore. Poi ci sono gli amori di una vita: l’Inter, la montagna, Jannacci e Neil Young. Lavora nella redazione di Milano e si occupa un po’ di tutto: di politica, quando può di cultura, quando vuole di chiesa. E’ felice di avere due grandi Papi, Francesco e Benedetto. Non ha scritto libri (“perché scrivere brutti libri nuovi quando ci sono ancora tanti libri vecchi belli da leggere?”, gli ha insegnato Sandro Fusina). Insegue da tempo il sogno di saper usare i social media, ma poi grazie a Dio si ravvede.

    E’ responsabile della pagina settimanale del Foglio GranMilano, scrive ogni giorno Contro Mastro Ciliegia sulla prima pagina. Ha una moglie, Emilia, e due figli, Giovanni e Francesco, che non sono più bambini"