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le olimpiadi prima delle olimpiadi
"Alboreto is nothing". Milano-Cortina è arrivata con quarant'anni di ritardo
I Giochi olimpici sarebbero stati perfetti per un'altra epoca, quella iniziata con i cumenda e terminata con l'invasione dei paninari. Fu negli anni Ottanta che Cortina divenne una succursale di Milano, "una coppia di fatto". Il racconto di quegli anni
Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 sono già iniziate, sebbene inizieranno ufficialmente oggi, venerdì 6 febbraio alle 20, con la cerimonia d'apertura. I Giochi olimpici invernali a Milano e a Cortina sono però arrivati in ritardo di oltre quarant'anni. Sarebbero state perfette per un'altra epoca, quella delle Dolomiti un po' paninare, un po' cafone, quella in cui Milano era la Milano da bere, la capitale italiana del lusso, della moda e del futuro e Cortina aveva appena perso il suo localismo, "d'Ampezzo", per diventare Cortina e basta, ossia il centro del mondo invernale del sogno (più che) benestante italiano. Perché d'inverno in quegli anni, gli Ottanta, a Cortina passava tutto il meglio della finanza, del cinema, della televisione e dell'industria italiani. D'altra parte "a Cortina tocca passarci, perché se non passi di qui vuol dire che sei in crisi e di questi tempi nessuno può essere in crisi", diceva Raul Gardini. E non in uno spot per il consorzio delle Dolomiti, in un'intervista al Giorno. Era il 1983.
Già il 1983, l'anno nel quale Milano-Cortina è stata fondata ufficialmente, altro che Olimpiadi. L'anno del "fai ballare l'occhio sul tic! Via della Spiga, Hotel Cristallo di Cortina: 2 ore, 54 minuti e 27 secondi... Alboreto is nothing!". Lo diceva Donatone (Guido Nicheli) a Ivana (Stefania Sandrelli) in una scena memorabile di "Vacanze di Natale", regia Carlo Vanzina. Robe impensabili già allora, ancor più impensabile oggi tra cantieri, rallentamenti, traffico cresciuto in maniera esponenziale e autovelox, anche se per quelli forse ci pensa Salvini.
Gli anni Ottanta a Cortina iniziarono con un trionfo di cumenda, si trasformarono poi in un'invasione di paninari. "Aprii il mio primo negozio di abbigliamento nel 1976 e Cortina allora era un paese che iniziava a conoscere i primi turisti della neve", ricorda Cecio Pompanin. "All'epoca vendevo capi di un certo livello. Avevo una clientela ricca, soprattutto veneti e friulani con la fabbrichetta. Si campava bene tutto l'anno, d'estate c'erano i siori in villeggiatura, giovani alternativi, d'inverno sciatori". Qualche anno dopo Cortina mutò. "Bastava osservare ciò che usciva dal negozio nelle sportine. Fui tra i primi a tenere Moncler tra i marchi in negozio", racconta. Una scelta che all'inizio sembrò un errore. "Di piumini non se ne vendevano granché. Avevo pensato di lasciare il marchio, poi Angelo, un caro amico che faceva l'agente di vendita, mi pregò di non farlo, perché per lui sarebbe stato un colpo brutto. Decisi di dargli una mano. Fu la mia e la sua fortuna. Cortina divenne all'inizio degli anni Ottanta una specie di succursale di Milano e di Moncler ne vendetti a palate. Sembrava che i milanesi non potessero non venire qui e non potessero non avere un piumino con le impunture". Cecio Pompanin ricorda il cambiamento del paese. "Cortina prima degli anni Ottanta era un paesino in una conca tra le montagne. In pochi anni divenne una specie di centro del mondo della Lira. C'erano tutti quelli che sino a poco prima vedevi solo in tv o nei giornali. In negozio potevi incontrare Craxi, De Michelis, Nadia Cassini, Gloria Guida. E una miriade di tizi che sembravano il Dogui" (il cumenda di Vacanze di Natale, nda). Cortina si trasformò, divenne un punto conosciuto, senz'altro notorio, quasi famoso, nella cartina geografica dell'Italia. "Cose che nessuno si sarebbe mai immaginato solo cinque anni prima".
Erano quegli gli anni nei quali "Milano e Cortina erano davvero una coppia di fatto, Milano-Cortina, con il trattino", racconta Il Rega, al secolo Mario Felicetti, nato a Moena, cresciuto tra Moena e Milano, tornato tra le Dolomiti dopo anni di conservatorio nel capoluogo lombardo e di viola suonata nell'Orchestra del Teatro alla Scala. A Cortina divenne uno degli animatori delle serate del Vip club e del Bilbò Club. "Le notti tra dicembre e febbraio erano intense, sembrava di stare a Milano, Roma, Parigi, insomma in una grande città. C'erano personaggi famosi, gente che non badava a spese e un sacco di giovani e meno giovani che sognavano la vita dei ricchi", ricorda. "Io sono nato montanaro, poi andai a Milano, lì diventai musicista. Ritornai perché in pochi mesi si facevano le Lire di un anno all'Orchestra. Era incredibile per me e per tutta la gente che qui ci era nata e vissuta. Tutto iniziò con Solo per i tuoi occhi, il film di James Bond con Roger Moore. È come se grazie al cinema gli italiani si fossero ricordati di avere le montagne. Poi arrivò il secondo boom e fu la fortuna di Cortina. Non so perché questo paese piacque così tanto ai milanesi, perché ci si fiondassero a plotoni".
Ora molto è cambiato. "Cortina non è più un distaccamento di Milano. Di turisti ce ne sono, ma da tutta Italia, da tutto il mondo. Mi fa ridere pensare che solo ora è arrivato quel trattino", quel Milano-Cortina diventato un marchio con il 2026 a seguire. Altre località hanno preso il posto di Cortina nei pensieri dei milanesi. "Livigno, Bormio, Madonna di Campiglio, Crans-Montana (arrivata alla notorietà internazionale anche per la strage al Le Constellation, nda), Courchevel, ma anche Ortisei, La Thuille".
Cortina è ormai un "sogno nostalgico. L'anno scorso, sarà stato febbraio, ero a bermi un birra nel corso (corso Italia, nda) quando mi becco un ritrovo di nostalgici paninari: tutti coi Moncler dai colori sgargianti, pantaloni bianchi a sigaretta, cintura El Charro e Timberland. Ho rischiato che mi andasse di traverso la birra. Sembravano davvero un rigurgito degli anni Ottanta, di quando Cortina sembrava Milano, di quando c'era Milano-Cortina per davvero, ma senza il 2026 messo dopo".
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