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Il foglio sportivo

L'importanza della testa. Gli psicologi dello sport offrono un aiuto agli atleti olimpici

Annagiulia Dallera

La gestione della mente nello sport è importante tanto quanto saper fare il gesto atletico. Se la testa dello sportivo non funziona, anche il corpo smette di rispondere. "Noi psicologi agiamo sulla persona, facciamo un percorso cucito sull’atleta”, dice la dottoressa Francesca Stecchi

Uno o due minuti di prestazione. Quattro anni di preparazione. Già solo questa consapevolezza aumenta la pressione su un atleta olimpico. E la gestione della mente nello sport è importante tanto quanto saper fare il gesto atletico. Se la testa dello sportivo non funziona, anche il corpo smette di rispondere. Le difficoltà di uno sportivo sono tante. Molti giovani non sanno reggere questo stress e alla prima occasione in cui incontrano un ostacolo tendono ad “abbandonare il campo”. Nel nostro paese il tasso di drop out nello sport è critico quasi quanto quello nella scuola. Da una ricerca dell’Istat sulla pratica sportiva in Italia, pubblicata a giugno 2025, è emerso che nel 2024 il 25,4 per cento della popolazione dai 3 anni in su ha interrotto l’attività sportiva e tra i giovani dai 10 ai 24 anni sono le donne a registrare la percentuale di abbandono più alta (21,6 per cento contro il 15,1 degli uomini).

 

E pensare che proprio lo sport è la realtà dove ragazzi e ragazze apprendono competenze che diventano indispensabili nella vita adulta: la resilienza, sapersi confrontare con il limite, la regolazione emotiva, la perseveranza, l’abitudine alla fatica e tanto altro. Anche la paura del fallimento è una sensazione che può schiacciare l’autostima di un giovane. Il campo, la pista, il ghiaccio dove gli atleti si confrontano, più con loro stessi che con altri atleti, non sono tanto diversi dai “campi” della vita reale. Fin dalla prima infanzia bisogna insegnare una cultura non solo della performance sportiva, ma dell’accettazione dell’errore che serve a rialzarsi e diventare più forti.

 

“Anche la vittoria bisogna saperla gestire. Gli atleti che vincono medaglie importanti non sempre sono pronti ad affrontare tutto ciò che viene dopo, gli sponsor, la pressione di dover mantenere quel titolo”, afferma la dottoressa Francesca Stecchi, coordinatrice del Gruppo di lavoro di Psicologia dello sport dell’Ordine degli psicologi del Veneto. Gli sportivi ad alto livello spesso necessitano di una figura che li aiuti a gestire vittorie, fallimenti, e non sia mai, anche infortuni. Soprattutto se c’è un evento così importante come le Olimpiadi invernali in arrivo.

 

Il 28 gennaio 2026 è stato siglato un accordo di collaborazione tra l’Ordine degli psicologi della Lombardia e del Veneto che ha tra i suoi obiettivi quello di supportare gli atleti di Milano-Cortina 2026. Questa sinergia permetterà agli sportivi di accedere a un servizio di teleconsulenza con uno psicologo nei siti di gara competitivi e non. Inoltre, sono stati creati dei centri policlinici per le Olimpiadi con dei mental corner dove si troverà uno psicologo che riceve su appuntamento in orari diurni e ci sarà anche una consulenza psichiatrica online disponibile H24. Oltre a dormire bene e seguire una routine, tra le pratiche svolte nei pre-gara ci sono tecniche di respirazione e dell’imagery (ossia dell’immaginazione guidata, esercizio basato sui neuroni specchio, fondamentale per abbassare l’ansia da prestazione).

 

La dottoressa Stecchi precisa: “È importante insegnare all’atleta a stare nel presente, a non pensare all’errore fatto il giorno prima. Noi psicologi aiutiamo proprio in questo processo di consapevolezza. Spesso ci sono molte figure non regolamentate che vanno in campo. Noi, invece, agiamo sulla persona, facciamo un percorso cucito sull’atleta. Le società sportive dovrebbero valorizzare di più la nostra professione”. Nonostante il velato dissing a chi non fa parte dell’ordine degli psicologi (il riferimento all’invasione dei mental coach lo facciamo noi, ma lo si respira nell’aria), siamo sicuri che gli azzurri saranno in buone mani. Basta che siano mani di chi con la testa ci sa lavorare e che lo insegni anche ai nostri atleti.

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