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mercoledì di coppa

L'ennesimo colpo di coda di José Mourinho

Marco Gaetani

Quando tutto sembra perduto e persino lui pensa di aver sbagliato, l'allenatore portoghese ha riscritto ancora una volta il copione della sua carriera. Il suo Benfica ha ottenuto la qualificazione all’ultimo minuto. E il futuro lo riporta di fronte al passato

Persino uno come lui, uno come José Mourinho, a un certo punto era convinto di aver commesso una sciocchezza irrimediabile. Pensava bastasse il 3-2 per strappare il pass per il playoff di Champions League, un piccolo miracolo alla luce delle condizioni in cui aveva raccolto il Benfica. E invece no, serviva la quarta rete: ma gli ultimi cambi, gli ingressi di Ivanovic per Pavlidis e soprattutto quello di Antonio Silva, di professione difensore, al posto di una punta come Schjelderup, andavano nella direzione opposta, quella di un risultato da difendere e non da aggredire. E poi, in fin dei conti, quante chance c’erano di agguantare per il secondo anno consecutivo la 24esima posizione della League Phase per differenza reti, dopo esserci riuscito in Europa League con il Fenerbahçe lo scorso anno a discapito di un Braga che contro la Lazio aveva dilapidato occasioni su occasioni?

Per un comune mortale, probabilmente nessuna. Ma alla carriera di Mourinho mancava soltanto questo tassello, una qualificazione agguantata al minuto 98 con una capocciata del portiere, il sorriso satanico dopo il gol, l’intestazione del merito di questo piccolo momento leggendario della storia della Champions League, urlata davanti a un pubblico in delirio. Quando sembra sull’orlo del tracollo, lo Special One riesce sempre a piazzare un colpo di coda, come il mago che fa apparire il coniglio quando nessuno se lo aspetta più.

Il destino, oltre ad avergli allungato ulteriormente la carriera, lo mette di fronte al suo passato, perché dal sorteggio di Nyon potranno uscire soltanto due nomi: Real Madrid, appena battuto peraltro con grande merito in una notte in cui i dubbi sul futuro della Casa Blanca, dalle parti di Florentino Perez, saranno aumentati a dismisura, e l’Inter, dove ha vinto la sua ultima Champions League nell’anno del Triplete. Se l’urna sarà nerazzurra, troverà senza alcun dubbio uno dei suoi pretoriani, Cristian Chivu, che meno di una settimana fa aveva replicato così a una dichiarazione del portoghese nel pre Juve-Benfica (“Per me non è una sorpresa vedere Allegri al Milan, Spalletti alla Juve e Gasperini alla Roma. Al contrario di quando viene data la possibilità di allenare le squadre più importanti del mondo a gente che non ha fatto niente”) che si prestava a diverse interpretazioni: “Le partite durano 100 minuti, lo so per esperienza, anche se qualcuno può contestarla perché l'ho fatta allenando nelle giovanili. La reazione dei ragazzi al doppio svantaggio è stata meravigliosa, nonostante il rumore dei nemici e degli amici”. Un chiaro riferimento al rumore dei nemici caro a Mou.

Se invece sarà Real Madrid, è tutto da vedere chi siederà sulla panchina delle merengues, perché l’impatto di Alvaro Arbeloa non è stato dei migliori: “Alvaro è uno dei miei ragazzi, uno dei miei preferiti a livello umano: non il miglior calciatore che ho allenato, sicuramente uno dei migliori uomini”, aveva detto di lui Mou alla vigilia. L’epilogo di Benfica-Real, in ogni caso, rimarrà nella testa di tutti, qualora dovesse esserci un immediato remake. E chissà cosa preparerà José Mourinho da Setúbal, 63 anni appena compiuti, nessuna voglia di fare un passo indietro nonostante un presente più opaco di un passato scintillante. Mefistofelico, quello sempre.

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