Franco Menichelli impegnato nella prova agli anelli alle Olimpiadi di Roma 1960 (foto archivio storico Ansa)
1941-2026
È morto Franco Menichelli, l'"Angelo azzurro" che fece appassionare l'Italia alla ginnastica
Il 22 ottobre 1964 quando ai Giochi olimpici di Tokyo vince la medaglia d’oro nella ginnastica, specialità corpo libero. In totale vinse cinque medaglie olimpiche. Un campione anticonformista e rivoluzionario, che cambiò il modo dell’approccio alla disciplina
Il figlio del barista di Piazzale della Radio, quartiere Portuense in Roma, guadagna l’onore della cronaca giovedì 22 ottobre 1964 quando ai Giochi di Tokyo vince la medaglia d’oro nella ginnastica, specialità corpo libero. Franco Menichelli ha già ventitré anni, non è uno sconosciuto, quattro anni prima ai Giochi di Roma, alle Terme di Caracalla, ha vinto il bronzo nel concorso generale a squadre e di nuovo il bronzo nella sua specialità, il corpo libero. È il miglior ginnasta italiano. Però all’epoca la ginnastica è sport periferico, marginale, di nicchia. E l’unico Menichelli di cui parlano i giornali è Giampaolo, ala sinistra in quegli anni di Roma, Juventus e Nazionale azzurra. Tokyo segna la definitiva consacrazione di uno dei più grandi atleti dello sport italiano, un uomo umile ma deciso che ha celebrato la ginnastica offrendo il talento, il sacrificio, e una certa posa nello stare al mondo.
A Tokyo Giampaolo sale sul podio tre volte nel giro di ventiquattro ore, oltre all’oro nel corpo libero conquista anche l'argento agli anelli e il bronzo alle parallele pari, sfidando i temutissimi giapponesi, padroni di casa e favoriti dal vento amico del giudizio. È un'impresa colossale. Menichelli diventa così “L’Imperatore del Giappone”, mentre da noi lo si scontorna con un soprannome aulico: “L’angelo azzurro”. Gli italiani si addentrano nella sua storia personale, che poi è una storia comune di ragazzi cresciuti nel dopoguerra, quando ogni orizzonte – nonostante la traccia di un dolore comune – era possibile. Scoprono così che Franco si allena cinque ore al giorno, non fuma, rivendica il fatto di essere astemio e racconta che la passione per la ginnastica è stata travolgente, fin dall’infanzia.
Le sue stagioni più felici coincidono con gli anni Sessanta, quando la leggerezza diventa la sua cifra stilistica. Tra il 1960 e il 1966 Menichelli si laurea per sei volte il campione italiano del concorso generale individuale e – oltre alle cinque medaglie ai Giochi – vince anche tre volte l’oro gli Europei Lussemburgo nel 1961, Belgrado nel 1963, Anversa nel 1965. È anticonformista e rivoluzionario, cambia il modo dell’approccio alla disciplina. Le immagini del tempo ci rimandano la novità dei pantaloncini corti usati nel corpo libero, quando tutti i colleghi usano quelli lunghi. Franco con ironia racconterà che “i pantaloni lunghi con il cavallo basso non li sopportavo, mi toccava sempre star lì a tirare su le bretelle”. Ma è una novità anche l’ingresso agli attrezzi, di traverso. Chiuderà la carriera ai Giochi del 1968, a soli ventisette anni. Succede quando, eseguendo il suo esercizio nel corpo libero, allo stadio Azteca di Città del Messico, il tendine d’Achille lo tradisce. I tentativi del ritorno in gara saranno vani e dolenti. Il ritiro ufficiale è datato 1973.
Franco Menichelli se n’è andato oggi, aveva ottantaquattro anni. Il suo sorriso con le medaglie al collo rimane la foto di un tempo lontano e felice. Quando tornò in Italia, dopo i Giochi di Tokyo, comprò una macchina fotografica. La domenica successiva era in tribuna a Torino, si giocava una partita della Juventus, in campo c’era suo fratello Giampaolo: Franco quel pomeriggio scattò decine di fotografie.
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