il foglio sportivo

La discesa libera del calcio a Cortina

Luca Cardinalini

È fanalino di coda nel girone di terza categoria della provincia di Belluno, 9 partite giocate, 9 sconfitte. Ma il pallone non è certo il primo sport: viene dopo lo slalom, lo slittino, lo sci di fondo, l’hockey, il curling e altri

E poi c’è il Cortina (D’Ampezzo) calcio. Una corazzata al contrario: fanalino di coda nel girone di terza categoria (l’ultima della Figc, più sotto ci sono le sfide Scapoli-Ammogliati) della provincia di Belluno: 9 partite giocate, 9 sconfitte, 0 punti, 4 gol segnati, 35 subìti.

Una discesa libera verso il baratro, ma va fatta una premessa: a Cortina, il calcio non è certo il primo sport. Viene dopo lo slalom, lo slittino, lo sci di fondo, l’hockey, il curling e altri.

Il campionato ora è in letargo, come sempre quassù – ma solo in terza categoria, particolare decisivo, come vedremo – da fine novembre a fine febbraio. Troppa neve e troppo freddo, si fa altro.

Nell’ultima gara il Cortina ha perso (0-6) contro la corazzata e capolista Tambre, 1.200 anime che vivono ai bordi della foresta del Cansiglio (o Bosco d’Alpago, a piacimento). Lilliput rispetto alla ricchissima Cortina, ma il calcio ama ribaltare tutto.

In più quest’anno ci sono le Olimpiadi. Il campo sportivo è diventato un prezioso parcheggio per diverse centinaia di auto e pullman (circa 300), chissà in quali condizioni lo riconsegneranno.

Gli allenamenti, che sono ripresi in vista del girone di ritorno, avvengono sul campo (ghiacciato) che sta sotto il trampolino olimpico, in teoria. In pratica si corricchia qua e là, un po’ di palestra e poi si va a cena.

La società non ha ambizioni, né – questa è la curiosità principale – vorrebbe averne, come confessa il vicepresidente Antonio Sotsass: “Non potremmo mai giocare in Seconda categoria”. E perché mai, perbacco? “Cortina ha un problema di denatalità, nel 2025 sono nati solo 16 bambini, metà maschi metà femmine. Abbiamo sempre meno materiale umano, va così da anni, e per questo abbiamo messo in piedi una collaborazione con il San Vito di Cadore”.

E l’ostracismo verso la Seconda categoria, scusi, cosa c’entra? “In Seconda categoria, caro mio, non ci sono soste invernali, si gioca tutte le settimane, non ce la potremmo fare mai”.

Troppo stress? “No, è che tutti i calciatori lavorano, chi fa il pizzaiolo, chi ha un albergo, chi un bar, in molti fanno i maestri di sci, ed è impensabile che nei weekend lascino tutto per venire a giocare a pallone. In passato gli unici sicuri presenti erano alcuni carabinieri, che potevano organizzarsi con i turni e giocavano con noi finché non venivano trasferiti altrove”.

Orazio Zanin, presidente del comitato provinciale di Belluno, conferma: “La provincia è molto estesa, se da Cortina devi andare in trasferta a Lamon, tra andata e ritorno sono 250 chilometri su strade provinciali e spesso ghiacciate, se giochi alle 14,30 devi partire alle 10, tra partita e connessi se ne va tutta la giornata, impossibile per chi abita e lavora in una città turistica. Quando il Cortina militava in Seconda categoria – il massimo raggiunto nella sua storia – chiedeva di non giocare il ponte della Madonna, durante le feste di Natale e Capodanno, all’Epifania, o nei weekend intensi di gennaio e febbraio”. Fare un calendario diventava così un sudoku di impossibile soluzione.

Quest’anno, però, va peggio del solito, 9 sconfitte su 9 partite: “Qualcuna al massimo ne potevamo pareggiare, ma vincere no, nessuna. Un giorno ero in panchina, stavamo perdendo 5-0, mi sono girato e ho visto che i ragazzi stavano ridendo e scherzando. Ma come è possibile? Ridere mentre si perde va bene a briscola, significa che non seguivano più l’allenatore e così…”.

Non mi dica che avete esonerato l’allenatore, come una Juventus qualsiasi. “Roberto Scoccia, bravissimo, preparato, grande persona, non è riuscito a entrare nella testa dei ragazzi. Così l’abbiamo sollevato”.

Sollevato non rende l’idea, licenziato. “Esonerare qualcuno, anche a questi livelli, non ci dormi la notte. Grande rammarico, ma è imbarazzante non fare un punto”. Scoccia, pensionato, spiega: “Ho il patentino Uefa A in tasca, il mio è un calcio aggressivo, veloce, dove l’occupazione degli spazi e l’organizzazione di gioco sono principi inderogabili”. Campa cavallo.

Il rieccolo quindi è Mario Liguori, responsabile di produzione in un’azienda di occhiali, già mister del Cortina 15 anni fa. Non sarà stato facile convincerlo a calarsi in questa situazione. “Infatti non l’abbiamo mica convinto – dice Sottsass – siamo andati da lui in ginocchio a pregarlo e lui ha accettato per amicizia e un piccolo rimborso”.

Liguori ha chiare le difficoltà. “La squadra che ho allenato anni fa, non c’è più. Ora, dopo la fusione con il Val Boite San Vito di Cadore, c’è un esperimento curioso ma non semplice”.

La scorsa stagione il Cortina arrivò penultimo con pochi punti, il San Vito di Cadore ultimo con zero punti. Si sono unite due debolezze, insomma, senza considerare poi il campanilismo, prodotto dalla storia: la frazione che li divideva si chiama non a caso Dogana Vecchia, da una parte era Italia, dall’altra Austria.

Ancora Liguori: “Pulviscoli di quel campanilismo possono ancora esserci, ma il calcio serve anche a questo, a creare un mondo diverso, partendo dal bassissimo. E poi qualche punto lo faremo, glielo garantisco”.

 

 

Di più su questi argomenti: