L'attaccante della Juventus Jonathan David (foto LaPresse)
Olive s4 e 19
Jonathan David sta prendendo le misure
Il talento non sempre si presenta pronto all’uso: a volte osserva, misura e aspetta il momento giusto per mostrarsi. Prendete per esempio l'attaccante della Juventus
C'è chi nasce pronto e chi invece ha bisogno di tempo per esserlo. Tempo per capire cosa ha attorno e come muoversi per trovare una dimensione in quello che lo circonda. Chi non nasce pronto non sempre riesce a comprenderlo, perché difetta, in un modo o nell'altro, dell'arte di arrangiarsi, che altro non è che la capacità di trovarsi in immediata sintonia con quel pezzo di mondo che ti osserva e quindi ti giudica. Chi non è nato pronto patisce gli sguardi, si arrovella per provare a trovare il modo di modificare i giudizi.
Jonathan David non è uno che è nato pronto, è manchevole del dono della capacità di calarsi immediatamente in una novità, della velocità di comprensione delle dinamiche di gruppo.
E sì che di Jonathan David hanno sempre elogiato l'intelligenza, il carattere disponibile e amichevole, la capacità di ascoltare e di mettersi a disposizione, uno che non ha mai fatto il divo, anzi. Il canadese è uno che fa subito buona impressione, uno che basta guardarlo allenarsi per capire che di talento ne ha tanto e che non lo usa soltanto per compiacere se stesso.
"La prima cosa che ho notato in lui non è stata la velocità e la forza fisica ma lo sguardo. Ha occhi vispi, intelligenti, animati da un'enorme passione e da un'innata generosità", disse di lui Christophe Galtier, l'allenatore che lo guidò dalla panchina per due anni al Lilla e che lo avanzò dalla trequarti al centro dell'attacco. "Allenandolo vedevo in lui un potenziale enorme. Di testa era pronto, fisicamente era strepitoso, tecnicamente pure. Mi dissi: questo fa subito disastri nelle difese avversarie". Non andò così.
Nei primi mesi in Francia il canadese combinò poco o nulla. Sembrava smarrito, incapace di segnare. E più giocava, più i tifosi si chiedevano: come può uno così, che ha velocità, tiro, dribbling, forza fisica, giocare così male? Nessuno aveva una buona risposta. La migliore risposta la diede Christophe Galtier a un giornalista del Voix du Nord: "C'è chi si abitua subito alle novità, chi non si abitua mai e chi sembra non abituarsi, ma invece sta solo prendendo le misure". E David sta prendendo le misure?, chiese il cronista. "Non l'ho ancora capito, ma lo spero".
Stava prendendo le misure. Al suo ritmo. Ed era ritmo lento, ma costante. E una volta prese, l'attaccante canadese dimostrò che valeva la pena aspettarlo.
Quello che era accaduto tra l'estate, l'autunno e l'inverno del 2020, si sta ripetendo ora. Con l'unica differenza che all'epoca Jonathan David aveva su di lui gli occhi di Lilla, questa volta quelli della Juventus. E gli ci sta volendo qualche settimana in più.
Non sarò nato pronto, ma quanto meno sono nato. E datemi un po' di tregua che appena finisco di capire come va il mondo vi faccio vedere io... diceva Gastone Moschin nel monologo "Scusate eh" che portò in scena a Roma a metà degli anni Settanta. Un monologo che Jonathan David sta interpretando in Serie A.
Anche quest'anno c'è Olive, la rubrica di Giovanni Battistuzzi sui (non per forza) protagonisti della Serie A. Piccoli ritratti, non denocciolati, da leggere all'aperitivo. Qui potete leggere tutti gli altri ritratti.
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